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Taranto, 17° Festival Giovanni Paisiello: tra gli eventi, il recupero della Finta amante

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Si è aperto con l’applaudita esecuzione della Cantata a tre voci con coro per la solennità del Santissimo Corpo di Cristo la 17ª edizione del Giovanni Paisiello Festival di Taranto, l’omaggio musicale che la città pugliese dedica al proprio illustre figlio. Un progetto culturale di ampio respiro, che prevede diversi appuntamenti che culmineranno venerdì 20 settembre con la prima assoluta in tempi moderni de La finta amante, opera del 1780, allestita nello spazio del Fusco, teatro recentemente restaurato e restituito alla fruizione pubblica.

“Lo scopo del Festival – spiega il direttore artistico Lorenzo Mattei – è di valorizzare l’arte di Paisiello attraverso le risorse del territorio, non solo economiche, ma anche umane. Perché coinvolgiamo sempre giovani talenti pugliesi e in ogni edizione della kermesse c’è almeno uno spazio per valorizzare cantanti e strumentisti della regione. Ancora, vogliamo essere un valore aggiunto per una città bellissima ma messa in ginocchio dai problemi ambientali che conosciamo. Gli artisti condividono il nostro spirito e devo dire che questo impegno genera un buon indotto, con una forte ricaduta nel tessuto sociale. Una ulteriore finalità è costituita dall’unire musicologia e musica praticata. Io stesso sono un docente universitario datosi alla prassi, alla performance. Questo approccio vale anzitutto per la Cantata con cui si è aperto il Festival, nota anche con il titolo Mosè in Egitto, di rossiniana memoria, imparentata con il genere dell’oratorio che nel Settecento di fatto si configurava come una sorta di melodramma di soggetto sacro. La versione proposta al Festival, interpretata dall’Ensemble barocco Giovanni Maria Sabino diretto da Paolo Valerio, protagoniste Valeria La Grotta (Mosè) e Giusy Perna (Maria), si differenzia da quella presentata a Taranto nel 1984 e al Valle d’Itria nel 2002 in quanto frutto di un nuovo lavoro di edizione critica sul manoscritto autografo, curato dal controtenore tarantino Aurelio Schiavoni che ha vestito i panni di Aronne”.

La finta amante è invece un gustoso intermezzo a tre voci che Paisiello scrisse in Russia, per la residenza della zarina Caterina II a Moghilev. Ne saranno interpreti il soprano Fiammetta Tofoni, il tenore Daniele De Prosperi e il baritono Johnny Bombino; l’Orchestra da Camera del Giovanni Paisiello Festival è diretta da Vsevolod Borzak, con regia e scene di Alessandra Premoli e i costumi firmati da Anna Missaglia. “La partitura – spiega Mattei – non è un inedito, perché è stata già messa in scena in passato, ma in maniera incompleta, a Montefiascone e a San Pietroburgo. Quella che noi presentiamo è stata ricostruita sulla fonte autografa e su altre fonti dal musicologo pugliese Giuseppe Abbadessa. A interpretarla saranno un direttore e tre giovanissimi cantanti preparati dall’Accademia Musicale Isolana di Isola del Liri, gestita da Francesco Lanzillotta e Bruno Taddia. Con tale realtà il Giovanni Paisiello Festival ha stretto una convenzione che permetterà ai nuovi talenti nel canto e nella direzione orchestrale di misurarsi con il palcoscenico”.

Il Festival presenta poi diversi altri appuntamenti sia musicali che culturali in senso lato: “È lo sforzo produttivo massimo che possiamo sostenere con le risorse a disposizione – dice il direttore artistico -. Tengo anche a ricordare che nella storia del Festival abbiamo prodotto diversi cd e dvd, a testimonianza del lavoro fatto”. Quale l’importanza di Giovanni Paisiello nel contesto della musica a lui contemporanea? “Studiandolo da musicologo e avendo poi la riprova in teatro, credo che la caratteristica principale di Paisiello sia la gestualità musicale, l’attorialità. Qualcosa che affonda certamente le radici nella Scuola napoletana, ma che assume uno sviluppo ulteriore: in lui tutti gli elementi, dramma, musica e azione, sono coesi. Ciò accade in verità anche in Mozart, ma ovviamente con esiti più complessi. Paisiello era un artigiano del teatro, il suo lavoro è tutto nato sulle tavole del palcoscenico: la musica è una base per l’azione scenica, come se, in qualche modo, si legasse al corpo dei primi interpreti. In una battuta: un laboratorio teatrale prima che musica assoluta”.

Ulteriori informazioni: www.giovannipaisiellofestival.it

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