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L’indagine su Wagner tra mito e sacro nel saggio di Pietro Tessarin

Una bella scommessa quella di applicare il pensiero di René Girard al dramma di Richard Wagner; le premesse c’erano tutte, bastava coglierle, approfondirle, verificare il tutto e metterlo per iscritto. È quanto capita di leggere oggi nel libro di Pietro Tessarin – ufficio stampa del Teatro La Fenice – Il mito e il sacro in Richard Wagner il cui sottotitolo recita Sacrificio e redenzione nell’Opera d’arte totale (Zecchini Editore, Pagine VIII+248, 25 euro). Un percorso poderoso e ponderato di ricerca che parte dalle ultime scoperte dei papiri egizi per arrivare alla sacralità della rappresentazione della tragedia greca, che attinge al mito per poter svolgere la funzione di coesione sociale della comunità, raccolta a teatro.

Ma cos’è il mito? A cosa sere? Perché Wagner riprende quell’antico sapere intrecciandolo con l’apporto cristiano nei suoi drammi? Approfondendo con salti temporali vari ambiti speculativi, leggendo miti affascinanti, dal pensiero di Platone al concetto di divinità sotto le dinastie egizie, e in particolare sul fondamento del mito nella tragedia greca, Tessarin affronta «l’ottica ribaltata dalla consapevolezza sacrificale di Cristo» – avvalendosi di citazioni-prova dei Vangeli, della Bibbia – fondamentale nella comprensione del pensiero wagneriano. Per fare tutto questo la musicologia non è bastata; è servito altro per completare la ricerca: l’antropologia di Girard e dell’italiano Fornari, suo allievo a Stanford, di aiuto a Tessarin perché insieme sono, se possibile, andati oltre integrandone la speculazione teorica. Nella prefazione metodologica, che precede l’introduzione, si legge: «le precisazioni metolologiche sono dunque richieste e volute in primis dall’autore di cui ho inteso occuparmi e alle cui idee è opportuno tornare, liberandole dalle incrostazioni ideologiche che per decenni le hanno rese inavvicinabili impedendo di coglierne il formidabile nucleo esplorativo».

Nello specifico, il saggio si divide in due parti. La prima esplora la nascita della tragedia affrontando poi e facendo chiarezza sullo scontro tra Nietzsche e Wagner, rimarcando il fallimento speculativo del primo «il fallimento della rifondazione sacrificale dionisiaca nel pensiero di Nietzsche». La seconda parte, sostenuta dalle teorie della prima, si cala con prepotenza nell’immaginario wagneriano completandola con un’intervista al musicologo Quirino Principe. In conclusione, la diffusione della musica wagneriana in Russia ai tempi di Ejzenštein, al quale fu commissionata la regia di Valchiria al Bol’šoj di Mosca nel 1940. Nel programma di sala di quell’evento due scritti del regista: L’incarnazione del mito e L’incontro creativo con Richard Wagner. Una rarità poterne fruire, così come sono rare le immagini di scena e preziosi schizzi preparatori dello stesso Ejzenštein.

Dopo il recente incontro alla Feltrinelli di Mestre con Giampiero Beltotto, Il Mito e il Sacro in Richard Wagner viene presentato martedì 12 marzo alle ore 18 all’Ateneo Veneto di Venezia. Dialogano con l’autore lo scrittore Giovanni Montanaro, Carmelo Alberti (Università Ca’ Foscari) e un esponente dell’Università Internazionale dell’Arte di Venezia.

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