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La nuova stagione del San Carlo: Muti, Michieletto, DiDonato in cartellone

Un Čajkovskij inaugurale (Pikovaja Dama) riletto sul podio dal Direttore musicale Juraj Valčuha, due Puccini (Tosca e La rondine), due Bellini (Norma e Puritani), un Rossini napoletano in forma di concerto (Maometto II), due Verdi (Aida e ancora Traviata), Cimarosa e Paisiello (rispettivamente, con Il maestro di cappella e La serva padrona pietroburghese), il Mozart del più celebre Singspiel (Die Zauberflöte), Franz Lehár (con la sua immancabile operetta Die lustige Witwe), l’atteso recupero del rinviato Prokof’ev (L’amour des trois oranges) e la carta del minimalismo contemporaneo di reminiscenza schubertiana e in reinvenzione di Roberto Andò, giocata in seconda battuta dopo la prima assoluta al Massimo di Palermo con il Winter Journey di Ludovico Einaudi, su libretto di Colm Toíbín.

Ampio dunque il ventaglio nella scelta di stili e compositori ma tanta tradizione, diversi ritorni e qualche importante novità nel nuovo cartellone d’opera del Teatro San Carlo di Napoli che, a firma del direttore artistico Paolo Pinamonti per la stagione 2019/2020, decima e ultima sotto la sovrintendenza di Rosanna Purchia, porta a quindici il numero dei titoli puntando innanzitutto sulla varietà degli stili e delle regie, con molte produzioni d’importazione o in coproduzione e, al di là degli spettacoli più piccoli dedicati alla Scuola musicale napoletana, con tre allestimenti inediti targati dalla Fondazione. A complemento, cinque balletti e ventidue concerti con i quali si ascolteranno le voci del mezzosoprano Joyce DiDonato (per la prima volta al San Carlo, il 14 giugno 2020 grazie al Concerto d’Imprese, con Monteverdi, Purcell, Händel e Gluck per “My Favourite Things” accanto all’Orchestra Il Pomo d’Oro) e del baritono Roberto Abbondanza (il 10 maggio, con il melologo in prima assoluta Il convitato delle ultime feste, composto da Carlo Galante).
Come accennato in apertura, per l’inaugurazione il prossimo 11 dicembre tornerà a distanza di quattrodici anni la Dama di picche di Čajkovskij, all’epoca proposta nella regia di Francesca Zambello con una grande Raina Kabaivanska e la direzione di Semkov, mentre stavolta lo spettacolo sarà quello realizzato dal magnifico Willy Decker (con scene e costumi di Wolfgang Gussman dunque riproponendo lo stesso folgorante tandem della recente Kàt’a Kabanovà) per la Staatsoper Hamburg, con cast di voci specializzate guidate da Misha Didyk (Hermann) e da Julia Gertseva (Contessa). A seguire (22-29 gennaio 2020), la nuova Tosca disegnata per il San Carlo dal giovane regista, sceneggiatore, autore nonché produttore cinematografico Edoardo De Angelis, nell’occasione al suo esordio nella lirica, e per le scene dal celebre artista Mimmo Paladino. Sul podio, Donato Renzetti; voci protagoniste, Carmen Giannattasio, Fabio Sartori e Amartuvshin Enkhbat. Di casa San Carlo è ancora la Norma (della terna Amato-Frigerio-Squarciapino) in agenda a febbraio, con Maria José Siri nel ruolo del titolo, per poi proseguire con il nuovo “viaggio nell’inverno desolato dell’Europa di oggi” composto da Einaudi (10 e 11 marzo), con Il flauto magico prodotto dal Regio di Torino (27 marzo-5 aprile) per la regia di Roberto Andò, direzione dell’ottimo Asher Fisch e, nei ruoli principali, Antonio Poli (Tamino), Mariangela Sicilia (Pamina), Daniela Cappiello (Regina della Notte), Goran Jurič (Sarastro), Roberto De Candia e Lara Lagni (Papageno e Papagena). Con L’amore delle tre melarance torna in maggio sul podio delle compagini sancarliane la bacchetta stabile quanto ideale di Valčuha, con la principessa Clarice di Julia Gertseva e il re di Coppe di Goran Jurič per poi presentare, dopo La serva padrona di Paisiello (edizione di Ottorino Respighi) con l’Uberto di Filippo Morace e la Serpina di Rossella Locatelli, il più raro Bellini dell’opera I puritani importato dal Teatro Real di Madrid, direzione di Gabriele Ferro più voci di Francesco Demuro e Jessica Pratt in alternanza con Maria Grazia Schiavo. A giugno si segnalano il Cimarosa con l’esordio sancarliano del soprano Roberta Mameli e l’Aida nello storico allestimento veneziano di Mauro Bolognini con le scene dello scultore Mario Ceroli. In luglio tornerà La rondine pucciniana proposta al San Carlo nel 1989, stavolta in nuova produzione firmata da Lorenzo Mariani con la Magda di Dinara Alieva (all’epoca ascoltammo Mietta Sighele) e il Ruggero di Celso Albelo. In allestimento inedito si ripropone anche la Carmen di Bizet, qui affidata alla regia di Michele Sorrentino Mangini (figlio della responsabile marketing e già da tempo assistente in diversi spettacoli per lo stesso palcoscenico) con la rodata Clémentine Margaine (Carmen) al fianco del tenore Saimir Pirgu (Don José). Completano la locandina, la Vedova allegra nella versione registica di Damiano Michieletto coprodotta dalla Fenice di Venezia e dall’Opera di Roma con Nino Machaidze protagonista, il Maometto II in forma di concerto con Diego Fasolis per la prima volta sul podio sancarliano e, fra le voci, Juan Francisco Gatell e Teresa Iervolino. Chiude in ottobre l’ennesima Traviata, sempre nella recente rilettura “sotto la pioggia” del Consulente alla Direzione artistica e Produzione del Lirico partenopeo, Lorenzo Amato.

In occasione della presentazione, aperta alla stampa e al pubblico nello storico foyer, la sovrintendente ha tenuto a ringraziare tutti coloro che da sempre sostengono l’attività del Teatro, dai soci fondatori alle Istituzioni, dal pubblico agli sponsor privati, concludendo con l’appello e saluto «di non smettere mai di far brillare un gioiello che appartiene al mondo intero, oltre che alla città di Napoli».
Al direttore artistico Paolo Pinamonti quindi il compito di illustrare il cartellone, evidenziando fra le eccellenze, il ritorno di Riccardo Muti a gennaio 2020 alla testa della Chicago Symphony Orchestra e nel successivo novembre dell’Orchestra del San Carlo con un omaggio a Saverio Mercadante nel 150° anniversario della morte, così come sempre a Mercadante sarà dedicato un concerto diretto da Francesco Ommassini con due vere rarità storico-politiche nella revisione di Ivano Caiazza: l’Insurrezione Polacca e la Cantata Danza Augurale composta nei giorni al tramonto della dinastia borbonica coniugando soli, coro, orchestra e ballo. Dopo le parole del Direttore musicale Juraj Valčuha sulla continuità della linea russo-slava in parallelo al grande repertorio italiano e sulla crescente intesa qualitativa con le compagini del Lirico, al margine, la prevedibile guerriglia fredda fra il Governatore Vincenzo De Luca e il Sindaco-Presidente del Consiglio d’Indirizzo del San Carlo, Luigi de Magistris: il primo, scendendo giù duro sullo scarto finanziario fra Regione e Comune a supporto del Massimo partenopeo: «In Campania e a Napoli – ha osservato De Luca prospettando nei prossimi mesi una situazione difficilissima per tenere in piedi programmazioni qualitativamente elevate – l’anomalia è insostenibile: al netto delle risorse nazionali, il Comune finanzia il San Carlo con 600mila euro, neanche sufficienti a pagare una produzione, a fronte dei nostri 10 milioni e 700mila garantiti dalla Regione. Se a ciò si aggiungono le decisioni dell’Unione Europea e il capitolo che si aprirà a breve sull’autonomia differenziata, così come da ipotesi di accordo nazionale fra il Governo e il Veneto che sposterebbe 6 miliardi di euro a favore di tale Regione, risulta chiaro che non si scherza più. Stiamo ragionando sulla carne viva del Sud, della Campania». Il secondo, stemperando con stile i toni della polemica, ha infine concluso l’incontro riservandosi di rispondere ai rilievi del Governatore – per lui infondati – nei luoghi deputati, continuando invece a garantire per il prossimo biennio al pari dei trascorsi otto anni «una presenza costante e concreta al fianco di tutti i lavoratori del Teatro San Carlo, sia in rappresentanza del Comune che della Città Metropolitana».

Qui il cartellone completo della Stagione 2019/20 del Teatro San Carlo

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