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La Fenice presenta al Malibran la prima esecuzione moderna della Statira di Albinoni

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Va in scena, al Teatro Malibran di Venezia, la prima esecuzione in tempi moderni della Statira di Tomaso Albinoni, in una nuova trascrizione firmata da Franco Rossi. Prosegue dunque l’affondo sulla musica operistica del compositore veneziano, a un anno dal Regno della luna, presentato con successo nella Stagione 2017-2018 della Fenice, e pochi giorni prima del debutto di Pimpinone. Dramma per musica in tre atti del 1726 su libretto di Apostolo Zeno e Pietro Pariati, La Statira sarà in scena in un allestimento con la regia di Francesco Bellotto, le scene di Alessia Colosso, i costumi di Carlos Tieppo e le luci di Fabio Barettin. La direzione musicale sarà affidata a Francesco Erle, alla testa dell’Orchestra barocca del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. L’allestimento è parte del progetto Opera Giovani, realizzato dalla Fondazione Teatro La Fenice in collaborazione con il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. Le recite di giovedì 7 e venerdì 9 marzo 2019 sono riservate alle scuole, quella di sabato 9 marzo ore 19.00 è aperta al pubblico.

«Nella Statira, a trent’anni dal folgorante inizio di carriera con Zenobia, incontriamo un Tomaso Albinoni all’apice del successo internazionale e, soprattutto, un artista maturo – spiegano il direttore Francesco Erle e il regista Francesco Bellotto –. Da giovane compositore estremamente talentuoso e personalissimo, si è imposto come uno dei massimi operisti del suo tempo. L’autore oramai è dedito a una scrittura sapientissima, ricca di novità e atteggiamenti d’avanguardia che dovevano essere il vero motivo della fama internazionale di cui godeva.
Quello che sorprende nella Statira è l’evoluzione degli stilemi armonici, da una parte legati alla tradizione veneziana e dall’altra assolutamente inventati. Sorprendenti la scrittura violinistica, intessuta con nuova brillantezza, e i nuovi criteri di orchestrazione, spregiudicati e fortemente espressivi. Rimaniamo ammirati dalla capacità di dare spessore sia al ritmo teatrale scoppiettante del libretto, sia alla sottigliezza psicologica dei personaggi. La tavolozza espressiva è certamente organizzata in ‘affetti’, ma con una varietà e una finezza di mezzi che sembra porre Albinoni a un piano più elevato di altri celebrati contemporanei. Come noto, le bombe alleate hanno distrutto tutti gli altri suoi titoli: se così non fosse stato, forse oggi potremmo parlare in termini diversi del suo ruolo nell’evoluzione del teatro d’opera. Dalle partiture rimaste di Albinoni appare infatti evidente l’enorme influenza e diffusione della scrittura teatrale monteverdiana nella tradizione veneziana della prima metà del secolo. Tradizione che diventa germe di raffinatezze e sincerità di tono anche per il secondo Settecento. Partiture come quelle della Statira costituiscono dunque sinapsi ben salde che legano esplicitamente la letteratura veneziana cosiddetta ‘barocca’ a quella cosiddetta ‘belcantistica’».

Nel cast figurano Lidia Fridman nel ruolo eponimo, Ligia Ishitani (Barsina), Xi Tianhong (Oronte), Michele De Coelho (Arsace), Bao Jie (Oribasio), Yi Hao Duan (Dario), Andrea Gavagnin (Idaspe) e Marco Ferraro (Artaserse). Maestro al cembalo Mizuho Furukubo.

Ulteriori informazioni: Teatro La Fenice

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