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Il sogno d’amore di un’adolescente: al Verdi di Trieste, Madama Butterfly secondo Triola

La tragedia giapponese in tre atti, Madama Butterfly, di Giacomo Puccini su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, sarà in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste dal 12 al 20 aprile, in un nuovo allestimento della Fondazione, con l’Orchestra, il coro e i tecnici del Verdi. Maestro concertatore e direttore Nikša Bareza, regia di Alberto Triola (regista collaboratore Libero Stelluti), scene di Emanuele Genuizzi con Stefano Zullo, 
costumi di Sara Marcucci, 
light designer Stefano Capra.
Nel ruolo della protagonista si alternano Liana Aleksanyan e Federica Vitali, in quello di Pinkerton Piero Pretti e Riccardo Rados. La parte di Sharpless è sostenuta da Stefano Meo e Daniele Terenzi, mentre Suzuki è Laura Verrecchia. Nel cast anche Saverio Pugliese Goro, Dario Giorgelè, Il Principe Yamadori, Fulvio Valenti, lo Zio Bonzo, 
Silvia Verzier e Anna Katarzyna Ir, Kate Pinkerton. Completano la locandina Giuliano Pelizon, Giovanni Palumbo e il mimo Annalisa Esposito.

“Ciò che mi ha guidato con Libero Stelluti nei primi passi dell’ideazione dello spettacolo – anticipa  Alberto Triola – è il tentativo di collocare il centro emotivo di tutta la storia dentro la testa, anzi il cuore, l’anima di una ragazzina di quindici anni, Madame Butterfly, e di provare a vedere il mondo, gli altri, l’amore e la maternità con i suoi occhi. Abbiamo provato a sentire come sente un’adolescente sensibile e romantica” – spiega il regista  – “con anima di artista, colpita dal destino e dalle ristrettezze di un’improvvisa miseria familiare, costretta a crescere troppo in fretta, in anni in cui il mondo inizia da un lato a rimpicciolirsi e dall’altro ad aprirsi a viaggi e a scoperte, creando occasioni d’incontro tra culture diverse”.
L’opera di Puccini ci racconta un episodio d’incontro (o per meglio dire di mancato incontro) tra la cultura giapponese e il mondo occidentale americano. In una città di porto come Nagasaki, in quello scorcio di secolo, quando erano sempre più numerosi gli occidentali che, appena sbarcati, si aggiravano a curiosare tra le botteghe, scattando foto ricordo con i locali. “Siamo partiti proprio da questo ‘sogno d’amore’ di Cio Cio San” – conclude Triola – “la romantica adolescente che passa le giornate a sfogliare riviste illustrate di foto e disegni, in cui le immagini idealizzate – le visioni, i ‘sogni’ – venivano rappresentate all’interno di cerchi simili alle nostre nuvolette dei fumetti. Un modo come un altro per sfuggire alla miseria del quotidiano e rifugiarsi in un mondo ideale, nel classico castello con il principe azzurro, che ai suoi occhi non può che essere americano, ‘alto e forte’”.

Ulteriori informazioni: Teatro Verdi di Trieste

Gli interpreti di Madama Butterfly al Teatro Verdi di Trieste
Photo credit: Fabio Parenzan

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