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Il Festival della Valle d’Itria riscopre Ecuba di Nicola Manfroce

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La riscoperta più attesa della 45ª edizione del Festival della Valle d’Itria, la rara Ecuba di Nicola Antonio Manfroce, sarà in scena nell’Atrio di Palazzo Ducale a Martina Franca martedì 30 luglio e domenica 4 agosto alle 21.00. L’opera sarà trasmessa in diretta su Rai Radio3 il 30 luglio e, per la prima volta nella storia del Festival, sarà registrata e andrà in onda anche su Rai5 il 12 settembre alle 21.15.

Nella parte della protagonista Ecuba, figura eponima anche della tragedia di Euripide, ci sarà Lidia Fridman, giovanissimo soprano russo perfezionatosi all’Accademia di Belcanto “Rodolfo Celletti” che, per la “prima” del 30 luglio, sostituirà Carmela Remigio, costretta a rimandare alla recita del 4 agosto il suo debutto nel ruolo, a causa di un’indisposizione presentatasi nelle ultime ore. Il soprano abruzzese, vincitrice del premio Abbiati e amatissima dal pubblico, tornerà al Palazzo Ducale per la seconda e ultima recita di Ecuba, dopo i successi dello scorso anno quale Armida nel Rinaldo di Handel/Leo.
Sul podio, in sostituzione del direttore musicale del Festival Fabio Luisi lontano da Martina Franca per problemi di salute, è stato chiamato Sesto Quatrini – al quale gli unanimi grandi riscontri ottenuti a Martina Franca negli ultimi anni gli sono valsi l’inizio di una brillante carriera internazionale – che sarà alla guida dell’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari.

Dopo il recente successo del Matrimonio segreto di Cimarosa, produzione inaugurale che Pier Luigi Pizzi ha ambientato in una modernissima casa di design, il grande maestro del teatro italiano firma regia, scene e costumi anche per Ecuba (le luci sono di Massimo Gasparon): «secondo me le ragioni drammatiche di Ecuba – dice Pizzi – stanno tutte nel trauma vissuto dentro le mura di Troia quando Ettore muore: come se finisse il mondo, principalmente per Ecuba, ma anche per i cittadini. Per questo ho voluto la presenza del corpo per tutta la durata dell’opera. Ettore morto in scena dà un senso a tutta la storia: la sua presenza ricorda a tutti cosa è successo, chi sono tutti loro e chi è Achille nel momento in cui compare in scena per chiedere la mano di Polissena, con il corpo dell’eroe ancora caldo. La stessa Polissena è combattuta tra il ricordo del fratello morto per difendere la patria e l’amore per Achille che lo ha ucciso. Così tutto si sposta su un altro punto nevralgico – conclude il regista –: il vero nocciolo della questione è l’elaborazione di un lutto alla presenza del suo ricordo perenne, una specie di memento».

Come gli altri titoli in cartellone quest’anno (Il matrimonio segretoOrfeoL’ammalato immaginarioCoscoletto) anche Ecuba ha un legame con Napoli, città in cui la tragedia giunse nel 1812 su commissione del potente impresario del Teatro San Carlo Domenico Barbaja, e alla cui tradizione musicale non a caso è dedicata questa edizione del Festival. Capolavoro di Manfroce, giovanissima promessa del teatro musicale italiano ottocentesco – morto suicida a 22 anni nel 1813, un anno dopo il debutto della sua opera in Italia – Ecuba è insieme ad Alzira uno dei pochi lavori compiuti del compositore originario di Palmi. Tragedia lirica in tre atti su libretto di Giovanni Schmidt, Ecuba è presentata a Martina Franca nell’edizione critica di Domenico Giannetta per le Edizioni del Conservatorio di Musica “Fausto Torrefranca” (2017).

I biglietti per Ecuba hanno un costo da 50 a 20 euro (tariffe ridotte per under30 e over65) e sono in vendita sia presso il box office del Festival in Piazza Roma 10 a Martina Franca sia sul sito www.festivaldellavalleditria.it

Ecuba
Ecuba è uno dei pochi lavori compiuti di Nicola Antonio Manfroce (Palmi 1791 – Napoli 1813), promessa della scena musicale italiana di inizio Ottocento, morto a soli 22 anni nel 1813, appena un anno dopo il debutto della sua opera al Teatro San Carlo di Napoli. Protagonista di questo capolavoro in tre atti è la mitologica regina di Troia, madre dell’eroe Ettore ucciso da Achille: Euripide dedicherà due delle sue opere (Le troiane Ecuba) a questa figura di donna, piegata da un dolore talmente profondo da trovare in esso la ferocia per una vendetta fine a sé stessa, senza riscatto né speranze.
Rossini stesso ammise che se Manfroce non fosse scomparso così presto, sarebbe stato per lui un temibile e geniale concorrente. Allievo di Furno e Tritto al Conservatorio della Pietà dei Turchini di Napoli, Manfroce debuttò con una cantata destinata a celebrare il compleanno di Napoleone, eseguita alla corte di Napoli il 15 agosto 1809. L’anno successivo venne rappresentata a Roma la sua prima opera, Alzira; arrivò quindi direttamente dal Barbaja, impresario dei teatri napoletani, la commissione per Ecuba, che al San Carlo trionfò oltre ogni possibile previsione, decretando al giovanissimo compositore calabrese una gloria tanto eclatante quanto fugace. Influenzato certamente dalla Vestale di Spontini, con Ecuba Manfroce crea un’opera di impianto severo, che al virtuosismo belcantistico privilegia l’ampio periodare e il fraseggio scolpito nei grandiosi declamati; la severità e il rigore dell’impianto formale e del vocabolario estetico utilizzato non implicano alcuna rinuncia al calore e all’espressività tipica della scuola napoletana; l’ardito utilizzo della retorica degli affetti è messo al servizio di un pathos autenticamente tragico, e sfoggia una volontà di sperimentazione armonica e formale in grado di stagliare in primo piano anche l’orchestra, quale autentico personaggio corale, molto più del coro stesso. Altamente efficace e spettacolare il succedersi di grandi scene d’assieme, come quelle del finale primo, e ancor di più nella conclusione dell’opera, in cui l’orchestra assume ruolo di protagonista assoluta, con la trasfigurazione musicale dell’incendio e della caduta della città di Troia.

Lidia Fridman
Lidia Fridman, ventitré anni, nata a Samara, in Russia, ha intrapreso nella città natale i primi studi musicali di canto e pianoforte. A soli diciannove anni è stata premiata dal Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin per meriti nell’ambito musicale. Gli ultimi anni li ha trascorsi in Italia studiando presso i conservatori di Trieste e Venezia, dove ha debuttato in una coproduzione fra il Conservatorio “Benedetto Marcello” e il Teatro La Fenice nella Statira, rara opera di Tommaso Albinoni.
Lidia Fridman debutta a Martina Franca in una produzione internazionale che vanta Norman Reinhardt (Achille), Mert Süngü (Priamo), Roberta Mantegna (Polissena), Martina Gresia (Teona), Lorenzo Izzo (Antiloco) e il Coro del Teatro Municipale di Piacenza diretto da Corrado Casati. Completano il cast Nile Senatore (un Duce Greco), allievo dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”, e Giovanni Fumarola, nella parte muta di Ettore.

Photo credit: Clarissa Lapolla

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