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Daniele Gatti inaugura la stagione dell’Opera di Roma con i “Vespri” di Verdi

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Questa sera, martedì 10 dicembre, al Teatro dell’Opera di Roma inaugura la stagione lirica 2019/20 con Les vêpres siciliennes. L’opera di Giuseppe Verdi non viene rappresentata al Costanzi dal gennaio 1997, quando fu per la prima volta eseguita nella lingua originale, come avverrà anche in questa occasione (le precedenti tre versioni, 1940, 1956 e 1964 furono eseguite in italiano).

Direttore de Les vêpres siciliennes sarà Daniele Gatti che, nuovamente alla guida dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, inaugura la stagione lirica e anche il suo nuovo ruolo di direttore musicale della Fondazione capitolina. Il maestro Gatti salirà poi sul podio del Costanzi in altre tre occasioni, per I Capuleti e i Montecchi di Bellini in gennaio e, in ottobre, per The Rake’s Progress e per l’Oedipus rex di Stravinskij.
La regia del nuovo allestimento dei Vêpres siciliennes è affidata a Valentina Carrasco, già apprezzata dal nostro pubblico per una sua Carmen a Caracalla (2017). La scenografia sarà opera del francese Richard Peduzzi, celebre, tra gli altri lavori, per il Ring realizzato da Boulez/Chéreau a Bayreuth nel 1976. Il maestro Peduzzi debutta in questa occasione a Roma, dove ha in passato diretto l’Accademia di Francia fra il 2002 e il 2008. Le luci saranno di Peter van Praet e i costumi di Luis F. Carvalho. Le coreografie del balletto “Le quattro stagioni”, parte integrante del terzo atto di questo grand-opéra, saranno di Valentina Carrasco e Massimiliano Volpini.

Tra i principali interpreti Roberto Frontali nel ruolo di Guy de Montfort in alternanza con Giorgio Caoduro (17 dicembre), Roberta Mantegna e Anna Princeva (17 dicembre) in quello di Hélène; la prima è nata nel progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma e ha già intrapreso una brillantissima carriera internazionale. Henri sarà cantato da John Osborn e Giulio Pelligra (17 dicembre), Jean Procida da Michele Pertusi e Alessio Cacciamani (17 dicembre). Ancora nel cast Dario Russo (Le sire de Béthune), Francesco Pittari (Daniéli), Saverio Fiore (Thibault) e Alessio Verna (Robert). Dalla seconda edizione del progetto “Fabbrica” vengono Andrii Ganchuk, che interpreta Le comte de Vaudemont, e Irida Dragoti, Ninetta. Il Coro del Teatro dell’Opera di Roma è diretto dal Maestro Roberto Gabbiani. In scena anche il Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma diretto da Eleonora Abbagnato. Con la partecipazione degli allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Laura Comi.

Il Sovrintendente Carlo Fuortes sottolinea come “Les vêpres siciliennes nella versione originale francese hanno avuto il loro battesimo in Italia proprio a Roma, nel 1997. Si tratta dunque di un’opera legata al nostro teatro, che vede ora tre debutti. In un certo senso è tale quello di Daniele Gatti, che inizia infatti la sua prima stagione come direttore musicale. Alla regia abbiamo chiamato Valentina Carrasco, che debutta al Costanzi, ma che aveva messo in scena la Proserpina di Wolfgang Rihm al Teatro Nazionale e, con grande successo, la Carmen a Caracalla. Terzo debutto è quello di Richard Peduzzi, scenografo di fama e carriera internazionali, che non è mai stato nel nostro Teatro, ma che dal 2002 al 2008 è stato direttore dell’Accademia di Francia a Villa Medici. Abbiamo scelto una produzione impegnativa, la versione in lingua originale, integrale con due intervalli e la presenza dei balletti. Ci sembra infatti che l’opera inaugurale di un teatro debba investire su un titolo forse anche meno frequente, ma che proponga un’opera importante. In questo caso Les vêpres impegnano davvero tutte le forze del teatro e anche per questo ci è sembrata una proposta significativa e davvero degna di un titolo inaugurale”.

“A margine della presentazione di quest’opera – ha dichiarato Fuortes – mi fa piacere comunicarvi che l’incasso dalla vendita dei biglietti per la stagione appena terminata ammonta a circa 15milioni di euro. E’ dunque più che raddoppiata la cifra che, nel 2013, ammontava a meno di 7 milioni: e questo a parità dei prezzi, che non sono mai aumentati. Questo significa innanzitutto una maggiore presenza e gradimento da parte del pubblico: agli spettatori che vengono in teatro guardiamo come al nostro vero azionista. Se è vero che il contributo pubblico, fornito da Stato, Regione e Comune, copre la maggior parte dei costi (il 64%), non dobbiamo dimenticare che questi soldi provengono, in ultima istanza, dai cittadini: è a tutti loro che, idealmente, andrebbe aperto il Teatro. Mentre cerchiamo di perseguire questo scopo, ad esempio con incoraggiamenti anche tariffari al pubblico giovanile, teniamo soprattutto a non aumentare i prezzi, proprio per non scoraggiare una maggiore affluenza di spettatori”.

Les vêpres siciliennes è il primo incontro di Verdi con il grand-opéra, un tipo d’opera con caratteristiche molto diverse da quella italiana – spiega il direttore musicale dell’Opera di Roma Daniele Gatti –. Se abbiamo nelle orecchie i tre titoli immediatamente precedenti (Rigoletto, Trovatore, Traviata) la differenza è evidente. Uno spettacolo grandioso, in cinque atti, con presenza di balletti e grande sfarzo scenico. Personalmente – ha proseguito il Maestro – mi sono formato tenendo accanto a me le opere più care di Verdi; non esito a dire che Les vêpres non era tra queste. Tuttavia man mano mi è venuta la curiosità di approfondirla, grazie anche alla proposta di Fuortes e Vlad. Forse mi ha convinto ad accettare la sfida proprio l’incontro con un lavoro che per me non è immediato, ma che mi è costato uno sforzo per coglierne il significato e la forza drammatica. Mi ha aiutato poi il fatto che nelle sue lettere Verdi stesso manifesti una sua fatica a entrare in contato con questo tipo di drammaturgia, così lontano dall’immediatezza che amava, e questo mi ha fatto sentire più vicino a questo nostro grande compositore”.

La regista Valentina Carrasco precisa innanzitutto che: “Ho trovato collaboratori ideali. Daniele Gatti, con cui si è realizzata l’intesa indispensabile tra direttore e regista, ha avuto un’attenzione davvero particolare nelle prove, durante le quali è stato ricco di osservazioni e consigli. Richard Peduzzi, che naturalmente conoscevo di fama, ho voluto incontrarlo a Parigi prima di accettare questa proposta, così inattesa, di Carlo Fuortes e Alessio Vlad. Quello con Peduzzi è stato un incontro assolutamente non formale, molto intenso e risolutivo per me, e ho capito che avrei trovato in lui lo scenografo che avrebbe realizzato al meglio lo spettacolo. Per mio conto – ha concluso la Carrasco – ho cercato di immaginare la fatica di Verdi nell’affrontare questa pagina così inconsueta per lui: è un po’, se mi passate il paragone, come se un regista di teatro europeo dovese affrontare il musical di Braodway. Deve affrontare un mondo con regole completamente diverse. Qui anche Verdi è dovuto sottostare a regole diverse dalle sue solite: ad esempio il Bolero nel finale, bellissimo musicalmente, non ha un’urgenza dal punto di vista drammaturgico, ma è un “numero” che il pubblico attendeva e che appartiene al genere del grand-opéra. Dunque Verdi lo ha fatto e noi lo dobbiamo mettere in scena, capendo il suo significato all’interno del lavoro”.

Les vêpres siciliennes (1855) è la prima opera scritta da Verdi espressamente per Parigi, la piazza teatrale più ambita da un compositore dell’epoca. Lo spunto storico è quello del moto antifrancese, che nel 1282 si allargò da Palermo a tutta la Sicilia e che avrebbe generato una serie di guerre terminate solo novant’anni dopo. Il soggetto consentiva vaste scene di massa, quadri grandiosi e danze, elementi tipici del grand-opéra parigino. In questa dimensione spettacolare Verdi ha saputo disegnare quello che maggiormente caratterizza il suo teatro: il contrasto fra il ruolo “politico” dei vari personaggi (molti dei quali protagonisti della reale vicenda storica) e quello intimo delle loro vicende sentimentali. Origine del moto siciliano era stata un’offesa da parte di un militare francese a una nobildonna palermitana, ma l’ampia rivolta contro lo straniero oppressore che ne seguì, forniva un eccellente spunto a tematiche risorgimentali. Non a caso la censura si mosse e, per la prima italiana avvenuta a Parma nel dicembre dello stesso 1855, l’opera ebbe il titolo cambiato in Giovanna di Guzman con l’azione spostata da Palermo al Portogallo.

Dopo la “prima” di martedì 10 dicembre (ore 18.00), trasmessa in diretta da Rai Radio3 e ripresa da Rai5, su cui andrà in onda giovedì 5 marzo 2020, Les vêpres siciliennes di Verdi sarà replicata venerdì 13 (19.00), domenica 15 (ore 16.30), martedì 17, (ore 19.00), giovedì 19 (ore 19.00) e domenica 22 (ore 16.30).

Ulteriori informazioni: Teatro dell’Opera di Roma

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