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Alla Fenice di Venezia torna il Werther di Massenet

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Da lungo tempo assente dal palcoscenico del Teatro La Fenice, Werther di Jules Massenet torna in scena nella sala di Campo San Fantin, nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2018-2019. Il drame lyrique in quattro atti di Édouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann dal romanzo epistolare I dolori del giovane Werther di Goethe, composto da Massenet nel 1887 e messo in scena per la prima volta alla Staatsoper di Vienna nel 1892, sarà proposto al pubblico veneziano nell’allestimento firmato dalla regista Rosetta Cucchi, con le scene di Tiziano Santi, i costumi di Claudia Pernigotti e le luci di Daniele Naldi, e realizzato nel 2016 per il Teatro Comunale di Bologna. Guillaume Tourniaire sarà alla testa dell’Orchestra e Coro del Teatro La Fenice – maestro del Coro Claudio Marino Moretti – e di un cast vocale che vede spiccare nei ruoli principali il tenore Jean-François Borras che sostituirà alla prima di venerdì 25 gennaio l’indisposto Piero Pretti, e il mezzosoprano Sonia Ganassi. Alla recita del 25 gennaio 2019 ore 19.00 – che sarà trasmessa in diretta radiofonica su Rai Radio3 – faranno seguito quattro repliche: il 27, 29 e 31 gennaio e il 2 febbraio 2019.

Andato in scena per la prima volta il 16 febbraio 1892 alla Hofoper di Vienna, Werther è considerato il capolavoro di Jules Massenet, composto sulla soglia dei suoi cinquant’anni e dopo i successi di Manon e Hérodiade. Il libretto, di Édouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann, è tratto dal celebre Die Leiden des jungen Werther (I dolori del giovane Werther), romanzo epistolare di Goethe del 1774, presto divenuto un best-seller in tutta l’Europa preromantica. È suggestivo, anche se non del tutto attendibile, il racconto che Massenet fa del suo incontro con l’opera letteraria nel libro di memorie Mes souvenirs: egli ricorda come il suo editore Georges Hartmann lo accompagnasse a Bayreuth per il Parsifal, offrendogli una traduzione francese del romanzo di Goethe allorché, sulla via del ritorno a Parigi, fecero tappa a Wetzlar, il luogo originale della vicenda. Leggendolo al tavolo di una birreria locale egli si sentì commosso fino alle lacrime, specie dalla citazione dei versi di Ossian «Pourquoi me réveiller» che Werther avrebbe poi cantato in un drammatico snodo dell’opera.

Rosetta Cucchi, recentemente applaudita in Fenice per la Favorite, così descrive la sua chiave di lettura del capolavoro di Massenet: «Sono partita dall’idea che possiamo intendere e raffigurare Werther come prototipo dell’eroe romantico, ma forse il dolore più grande che lui prova, e che lo porta al suicidio, è proprio la mancanza di un sogno ‘familiare’, di una vita insieme a Charlotte, che nessuno dei due è riuscito a conseguire. Complice anche l’opera di Massenet, dove – più che in Goethe – l’amore non è più soltanto ‘unidirezionale’, ma condiviso anche dalla stessa Lotte, ho immaginato che il motore della sua disperazione fosse proprio questo tassello mancante: un’esistenza costruita giorno per giorno da piccoli gesti, da piccoli momenti passati insieme. È per questo che ho disegnato una casa – simbolo per antonomasia della condivisione degli affetti – che si allontana sempre di più, appunto come un sogno familiare che via via si fa più distante, fino a scomparire. Quindi ho pensato a un sentimento non solo romantico, irraggiungibile, eccessivo, ma anche concreto, tangibile, che rimane un sogno perché a ciascuno dei due protagonisti è mancato il coraggio di rischiare».

L’elemento del Werther che parla con più forza alla contemporaneità è, secondo il direttore d’orchestra Guillaume Tourniaire «la fragilità umana. Ascoltiamo come Massenet ha saputo parlarci delle gioie, dei dubbi, degli amori, del malessere, della disperazione, dei sollievi, delle ambiguità di tutti i suoi protagonisti. Tanti hanno visto in lui sentimentalismo o affettazione dove c’è invece un’immensa sensibilità e una straordinaria conoscenza dell’essere umano. Un secolo dopo les lumières, quando la società restava ancora sotto la stretta influenza della Chiesa e preda di numerosi sussulti politici, Massenet ha saputo commuoverci, con raffinatezza, emozione e pudore, pur cantando l’impossibile amore, il rimorso del tradimento, la gelosia, la delusione e il suicidio».
Nel cast figurano, per le parti principali, il tenore Jean-François Borras nel ruolo eponimo che sostituirà nella recita di venerdì 25 gennaio l’indisposto Piero Pretti e il mezzosoprano Sonia Ganassi, che sarà l’interprete dell’amata Charlotte; canteranno inoltre Armando Gabba il ruolo del podestà, Simon Schnorr quello di Albert, Christian Collia il ruolo di Schmidt, William Corrò quello di Johann, Pauline Rouillard quello della sorella di Charlotte, Sophie. Completano la formazione vocale gli artisti del Coro Safa Korkmaz e Salvatore Scribano, impegnati in alternanza nel ruolo di Bruehlmann, e Simona Formi e Paola Rossi, in alternanza nel ruolo di Käthchen. Gli altri figli del borgomastro saranno interpretarti dai solisti del Kolbe Children’s Choir, preparati dal maestro Alessandro Toffolo.

Lo spettacolo, proposto in lingua originale con sopratitoli in italiano e in inglese, sarà in scena venerdì 25 gennaio 2019 ore 19.00 (turno A), domenica 27 gennaio ore 15.30 (turno B), martedì 29 gennaio ore 19.00 (turno D), giovedì 31 gennaio ore 19.00 (turno E) e sabato 2 febbraio ore 15.30 (turno C)

Ulteriori informazioni: Teatro La Fenice

Photo credit: Rocco Casaluci

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