Chiudi

Al Sociale di Como arriva la piccola grande Aida di Zeffirelli

Condivisioni

Uno dei titoli in assoluto più famosi del repertorio operistico, Aida, composta da Giuseppe Verdi nel 1871, per l’inaugurazione del Teatro dell’Opera del Cairo (Teatro chediviale dell’Opera o Teatro Reale dell’Opera), avvenuta il 24 dicembre di quell’anno, torna al Teatro Sociale di Como per due recite, venerdì 29 novembre (ore 20.00) e domenica 1 dicembre (15.30), in una co-produzione dei teatri di OperaLombardia, che vanta la ripresa dell’allestimento di Franco Zeffirelli, curata da Stefano Trespidi, i costumi di Anna Anni, ripresi da Lorena Marin, le luci di Fiammetta Baldiserri, la coreografia di Luc Bouy, sul podio dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali Francesco Cilluffo, a dirigere il Coro di OperaLombardia, il Maestro Diego Maccagnola. Si tratta del fortunato allestimento realizzato per il Teatro di Busseto in occasione del primo centenario dalla morte di Giuseppe Verdi (2001), ripreso dal Teatro Regio di Parma in coproduzione con i Teatri di OperaLombardia; un cammeo che, in tutta la sua monumentalità e sacralità, rivela, con la grande maestria zeffirelliana, la struggente storia d’amore immaginata sulle rive del Nilo.

Maria Teresa Leva interpreterà Aida, principessa etiope alla corte del Re d’Egitto; Samuele Simoncini sarà Radamès, il prode guerriero egizio; Cristina Melis Amneris, la figlia del Re; Leon Kim, Amonasro Re degli Etiopi e padre di Aida; Fabrizio Beggi il sacerdote Ramfis; Francesco Milanese il Re d’Egitto; Alessandro Mundula un messaggero e Teresa Di Bari una sacerdotessa.

Verdi aveva in precedenza declinato l’invito di Ismāʿīl Pascià, Chedivè d’Egitto, per un’opera richiesta per inaugurare il Canale di Suez (1868), nonostante il compenso proposto fosse di 80.000 franchi, una cifra, per l’epoca molto generosa. L’opera deve alla fine la sua composizione alla tenacia dell’archeologo ed egittologo Auguste Mariette (1821 – 1881) – successore ideale di Jean François Champollion, padre dell’egittologia e decifratore dei geroglifici -, che abbozzò la trama di Aida e la inviò a Camille du Locle, allora direttore dell’Opéra-Comique di Parigi, il quale la fece avere a Verdi. Da lì, le trattative per far accettare Verdi e da lì portarlo alla composizione dell’opera non furono semplici e il caso diventò, nell’epistolario tra Mariette e du Locle e tra du Locle e Verdi, noto come l”affare d’Egitto’; in una lettera di Verdi a du Locle di inizio giugno 1870 così l’autore, telegraficamente si espresse, dopo aver richiesto il compenso di 150.000 franchi:
“Eccomi all’affare d’Egitto – scrive Verdi – e prima di tutto bisogna che mi riservi tempo a comporre l’opera, perché si tratta di lavoro a vastissime proporzioni (come si trattasse della Grande Boutique [cioè l’Opéra di Parigi]) e perché bisogna che il poeta italiano trovi prima i pensieri da mettere in bocca ai personaggi, e ne faccia la poesia. Ammettendo dunque che io possa arrivare in tempo, eccovi le condizioni. 1.° Farò fare il libretto a mie spese. 2.° Manderò pure a mie spese persona al Cairo, per concertare e dirigere l’opera. 3.° Manderò copia dello spartito e lascierò l’assoluta proprietà del libretto e della musica pel solo regno d’Egitto, ritenendo per me la proprietà del libretto e della musica per tutte le altre parti del mondo. In compenso mi si pagherà la somma di centocinquantamila franchi, pagabili a Parigi dalla Banca Rotschild al momento in cui verrà consegnato lo spartito. Eccovi una lettera asciutta e secca, come una cambiale. Si tratta d’affari, e mi perdonerete, mio caro Du Locle, se per ora non mi dilungo in altre cose”.

Il 27 aprile 1870 Mariette scriveva a du Locle: «Ciò che il Viceré vuole è un’opera egiziana esclusivamente storica. Le scene saranno basate su descrizioni storiche, i costumi saranno disegnati avendo i bassorilievi dell’alto Egitto come modello». E così avvenne, le scene ed i costumi vennero realizzati sotto la supervisione di Auguste Mariette. Ma, a causa della guerra franco-prussiana (giugno 1870 – maggio 1871), che impedì alle scene e ai costumi di Mariette di arrivare in tempo al Cairo, il Teatro dell’Opera del Cairo venne inaugurato il 1° novembre 1869 con Rigoletto.
Giuseppe Verdi non si recò in Egitto e dunque non presenziò alla prima assoluta, andata in scena il 24 dicembre del 1871, ma presenziò a tutte le prove, seguendo con grande attenzione l’allestimento, in occasione della prima europea, avvenuta al Teatro alla Scala l’8 febbraio 1872.
Al Teatro Sociale di Como venne rappresentata per la prima volta nel 1882, dieci anni dopo la prima scaligera ed il titolo non sembra essere stato più ripreso dopo il 1967.

“E’ difficile, oggi, credere che l’autore di Otello e Falstaff abbia per anni considerato Aida come la sua opera ultima, dopo la quale non sarebbe venuto più nulla” afferma il direttore Francesco Cilluffo sul podio in questa edizione. “[…] Aida influenzò molto anche i compositori delle generazioni successive: Čajkovskij sicuramente si ricordò della danza delle sacerdotesse del primo atto nello scrivere la Dance des Mirlitons dello Schiaccianoci, senza contare che Mahler apre il secondo dei suoi Kindertotenlieder con una citazione letterale di ‘E qui lontana da ogni umano sguardo’, la frase con la quale Aida spiega il suo gesto estremo d’amore a Radamès nell’ultima scena dell’opera. Va qui ricordato che Aida fu una delle opere che Mahler diresse più spesso a Vienna, il che spiegherebbe anche il motivo per cui la frase di presentazione di Amonasro nel secondo atto venga citata all’inizio della Terza Sinfonia mahleriana. Nel Novecento, Stravinskij userà la citazione dell’accompagnamento delle arpe al canto delle sacerdotesse del primo atto nel momento di climax e dénouement del suo Oedipus Rex; e l’influenza di Aida arriverà fino al cinema e a Broadway, rispettivamente con i contributi di Sophia Loren e Elton John”.

“Tutto era visto come attraverso una lente d’ingrandimento su quel minuscolo palcoscenico: non sfuggiva né un batter d’occhio né un gesto.” Così Franco Zeffirelli  nel testo gentilmente concesso dalla Fondazione Zeffirelli e tratto dal libretto di sala di Aida del Festival Verdi 2019 ” […] L’impatto emozionale della delicata, struggente storia d’amore, finalmente finì per trionfare. Il trionfo più ambito per me. Non so se sarò mai più capace di fare un’altra volta pieno centro come feci con questa Aidina, piccola piccola ma immensamente grande. Fu come se una forza straordinaria avesse riunito in una perfetta geometria il talento di tutti, dal più umile dei figuranti fino agli sbalorditivi protagonisti. Sono particolarmente affezionato al ricordo di questo momento della mia vita perché spianò la strada a una mia ripresa proprio sul punto di dover dire “addio” a tutto. Il dottor Posner mi aveva lasciato uno spiraglio di speranza e di luce, nell’oscurità che incombeva sul mio futuro. Ora tutto si riaccendeva di nuovo, in una luce quasi accecante”.

Ulteriori informazioni: Teatro Sociale Como

Photo credit: Alessia Santambrogio

Download PDF
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino