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Al Carlo Felice ritorna Tosca: dirige Valerio Galli, protagonista Maria José Siri

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Tosca, opera lirica in tre atti di Giacomo Puccini su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, a più di un secolo dalla prima assoluta del 14 gennaio 1900 al Teatro Costanzi di Roma, torna al Teatro Carlo Felice dal 2 al 12 maggio. Sul podio, a dirigere l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, Valerio Galli, applaudito dal pubblico genovese nella direzione del dittico Rapsodia satanica e Gianni Schicchi appena concluso. La regia è firmata da Andrea Cigni, mentre le scene sono state realizzate da Dario Gessati, i costumi sono di Lorenzo Cutùli e le luci di Fiammetta Baldiserri. L’allestimento proviene da Teatri di OperaLombardia e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia.

L’opera si avvale di due cast prestigiosi, che si alterneranno nel corso delle recite: Maria Josè Siri e Donata D’Annunzio Lombardi (Floria Tosca), Roberto Aronica, Diego Torre e Jorge de León (Mario Cavaradossi), Alberto Gazale, Devid Cecconi e Carlos Álvarez (Scarpia), John Paul Huckle (Angelotti), Matteo Peirone (Sagrestano), Didier Pieri (Spoletta), Ricardo Crampton (Sciarrone) e Antonio Mazza che si alternerà con Alessio Bianchini nel ruolo del Carceriere e in più, le voci bianche di Denise Colla, Manuel Meledina e Eliana Uscidda (Un Pastorello).

La Tosca di Giacomo Puccini è un’opera degli eccessi. La gelosia di Tosca, l’eroismo repubblicano del suo amato, il pittore Mario Cavaradossi, la cattiveria del Barone Scarpia, capo della polizia: tutto è estremo, in questa vicenda ambientata nella Roma politicamente in subbuglio del 1800. I momenti forti non si contano: la tortura di Cavaradossi e la sua fucilazione in scena; Tosca che, cantante lirica vissuta sempre “d’arte e d’amore” senza far “mai male ad anima viva”, uccide Scarpia, colui davanti a cui “tremava tutta Roma”, congedandosi dal suo cadavere con un rituale tra il macabro e il solenne; il salto nel vuoto di Tosca dai bastioni di Castel Sant’Angelo; la libidine sfrenata di Scarpia.
C’è chi, come Alberto Arbasino, vede in Tosca una messa in scena della Crudeltà, il manifesto di un “Teatro della Ferocia” davanti a cui impallidiscono, secondo lo scrittore, titoli giudicati di solito molto più perfidi. La storia, del resto, è tratta dal dramma omonimo (1887) di Victorien Sardou, uno specialista del teatro a tinte forti che andava di moda nella Parigi di fine ‘800.
L’impatto della vicenda è intensificato dalle scelte compositive di Puccini, che si susseguono con il tempismo di un montaggio cinematografico: melodie di sicuro effetto (“Vissi d’arte”, “Recondita armonia”, “E lucevan le stelle”), armonie inaspettate, colori timbrici di densità pittorica.

Ulteriori informazioni: Teatro Carlo Felice

Photo credit: Thomas Bartilla

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