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Die Fledermaus in scena per la prima volta al Teatro alla Scala

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Non una semplice operetta: Die Fledermaus, composta nel 1874 da Johann Strauss, è piuttosto il superamento di un genere che la sua prosecuzione, e rappresenta un autentico caposaldo del teatro musicale del XIX secolo che incredibilmente non è mai stato eseguito al Teatro alla Scala fino a oggi. Die Fledermaus sarà in scena per otto rappresentazioni tra il 19 gennaio e l’11 febbraio 2018 con la direzione di Cornelius Meister (in sostituzione di Zubin Mehta, che aveva fortemente voluto questo progetto ma ha dovuto rinunciarvi a causa di un’indisposizione), la regia di Cornelius Obonya e Carolin Pienkos, la coreografia di Heinz Spoerli e Eva Mei, Giorgio Berrugi, Peter Sonn e Markus Werba nelle parti principali. Il personaggio parlato del carceriere Frosch sarà interpretato da Paolo Rossi.
Die Fledermaus, titolo intrinsecamente legato all’inizio del nuovo anno, è una prima che apre un anno ricco di titoli nuovi o da lungo tempo assenti dal palcoscenico della Scala: basti ricordare la prima assoluta di Fin de Partie di Gyorgy Kurtág, le prime volte alla Scala di Fierrabras di Schubert e di Orphée et Euridice, versione francese dell’Orfeo di Gluck, oltre ai ritorni di opere legate alla storia del nostro Teatro ma assenti da decenni: dopo l’Andrea Chénier di apertura che mancava dal 1985 ricordiamo almeno Francesca da Rimini (assente dal 1959), Il pirata (dal 1958), Alì Babà (dal 1963) e  La finta giardiniera (eseguita nel 1971 alla Piccola Scala).
Die Fledermaus fu composta nel 1874, in una situazione di crisi politica e finanziaria per la città di Vienna. A pochi giorni dalla trionfale inaugurazione dell’Esposizione Universale di Vienna nel parco del Prater il 1° maggio 1873, la borsa era crollata generando una delle più gravi crisi finanziarie del secolo, cui si aggiunse un’epidemia di colera. La drammatica situazione della città aveva tra l’altro sensibilmente ridotto l’affluenza del pubblico nei teatri. Per questo il condirettore del Theater an der Wien Max Steiner aveva pensato a una nuova produzione di forte impatto e aveva acquistato i diritti della commedia Le réveillon (1872) di Meilhac e Halévy, i librettisti di Offenbach (ma anche della Carmen di Bizet e della Manon di Massenet), che aveva riscosso grande successo in Francia. Dopo un primo tentativo di farne una pièce teatrale in tedesco, a cura del drammaturgo Hans Haffner, Steiner chiese al direttore d’orchestra Richard Genée di adattare il testo per una versione musicale da affidare a Johann Strauss. Strauss lavorò alacremente componendo la maggior parte della partitura in 42 giorni, e Die Fledermaus andò in scena il 5 aprile 1874. Si trattava di un lavoro radicalmente nuovo per Vienna: non più una semplice operetta ma una partitura ricca e complessa con parti di notevolissimo impegno vocale per i protagonisti. Nella rutilante girandola di ritmi di danza emerge in filigrana la determinazione a divertirsi e dimenticare le difficoltà del reale, anche per breve tempo, grazie alle feste, allo champagne, alle maschere, con un atteggiamento pieno di disincanto.

Nato a Hannover nel 1980, Cornelius Meister è uno dei direttori emergenti in Europa; ha radici viennesi, ma soprattutto ha diretto Die Fledermaus per la prima volta a 21 anni, per riprenderla nelle ultime settimane alla Wiener Staatsoper, inclusa la recita di Capodanno 2018. Alla Scala Meister è noto per un repertorio diverso: nel 2015 ha diretto la prima assoluta di CO2 di Giorgio Battistelli ed è tornato nel 2017 alla testa dell’Orchestra Nazionale della Rai (Beethoven, Sciarrino, Schumann). La sua formazione a Hannover e Salisburgo include pianoforte, violoncello, corno e direzione d’orchestra; nel 2005 è nominato Generalmusikdirektor a Heidelberg, il più giovane di tutta la Germania, e dal 2010 è Direttore Principale del Radio-Symphonieorchester Wien, mentre dal 2018 sarà Generalmusikdirektor a Stoccarda. Tra le orchestre che ha diretto ricordiamo almeno il Concertgebouw di Amsterdam, il Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, l’Orchestre de Paris, la BBC Symphony, l’Accademia di Santa Cecilia. In campo operistico da segnalare La bohème al Covent Garden, Tannhäuser a Dresda, Lulu a Monaco, e a Vienna Don Giovanni, Die Zauberflöte, Arabella, Ariadne auf Naxos e Fidelio. Nel 2018 dirigerà tra l’altro Ariadne a Glyndebourne e Parsifal ad Anversa e nel 2019 debutterà al Metropolitan.
Cornelius Obonya, che firma la regia insieme a Caroline Pienkos, proviene da una famiglia che ha segnato profondamente la storia del teatro austriaco nell’ultimo secolo. Basti ricordare che il nonno Attila Hörbiger fu insieme al fratello Paul uno degli attori preferiti da Max Reinhardt e fu per molti anni interprete di Jedermann di Hofmannsthal a Salisburgo, la moglie Paula Wessely fu tra le attrici più importanti del periodo in Austria. Lo stesso Cornelius Obonya è stato Jedermann a Salisburgo dal 2013 al 2016, coronamento di una carriera d’attore consolidata in anni di collaborazione con il Burgtheater e con una presenza costante nei cartelloni di tutti i principali teatri austriaci. La sua profonda conoscenza dei meccanismi teatrali è messa al servizio di un titolo complesso, in cui i tempi comici, gli elementi sentimentali e la costruzione di un mondo illusorio vanno attentamente bilanciati. La coincidenza tra crisi politico-economica e illusione edonistica appartiene al nostro tempo quanto alla Vienna di Strauss, e l’azione è trasportata in tempi recenti, non più a Vienna ma a Kitzbühel, lussuosa località turistica del Tirolo dove si riunisce una comunità di annoiati miliardari internazionali, corrispettivo odierno della nobiltà transnazionale dei tempi del regno e impero. Questa società affluente, poliglotta e risolutamente devota all’alcool e al gusto dell’avventura erotica (non dimentichiamo che il valzer, che permetteva al cavaliere di cingere la vita della dama, era in principio una danza scandalosa), gode di un’illusoria e temporanea fuga dalla realtà.

La produzione scaligera di avvale per le danze di uno dei più illustri coreografi europei, Heinz Spoerli, che dal 25 gennaio porterà per la prima volta alla Scala anche il suo Goldberg-Variationen, un classico della danza contemporanea. Attivo a Basilea come coreografo residente dal 1973, dal 1991 dirige il Rhine Opera Ballet e dal 1996 il Balletto di Zurigo. Alla Scala debutta nel 1995 con le coreografie per Guglielmo Tell di Rossini diretto da Riccardo Muti. Le sue Cello Suites inaugurano nel 2015 il ciclo di balletti da camera del nostro Teatro.
Il cast include artisti che alle qualità vocali uniscono credibilità scenica e capacità di passare con naturalezza dal tedesco all’italiano della parte parlata. Rosalinde è Eva Mei, che dalla vittoria del Concorso Mozart nel 1990 con conseguente debutto come Constanze in Die Entführung aus dem Serail alla Staatsoper di Vienna si è imposta nei maggiori teatri del mondo come interprete delle opere di Mozart e del repertorio belcantistico, fino a Verdi. I suoi prossimi impegni includono Alice Ford in Falstaff a Budapest e Vitellia ne La clemenza di Tito al Palau de les Arts a Valencia. Dalla Stagione 2016/17 insegna all’Accademia di perfezionamento per cantanti lirici del Teatro alla Scala. Il suo consorte Eisenstein è Peter Sonn: nato a Salisburgo, ha studiato al Mozarteum, debuttando al Festival di Salisburgo e al Festspielhaus di Baden-Baden mentre ancora studiava. Canta tutti i ruoli più importanti da tenore lirico è si è imposto come uno dei più credibili interpreti della parte di Tamino. Nel 2017 è stato Tamino alla Staatsoper di Berlino e Ferrando alla Sächsische Staatsoper di Dresda. Alla Scala tornerà in questa stagione in Fierrabras di Schubert. Nel cast di Fierrabras ritroveremo anche Markus Werba, che in Die Fledermaus è Falke. Allievo di Walter Berry, Werba è richiesto dai maggiori teatri in un repertorio che spazia da Mozart a Wagner. Alla Scala è stato Harlequin in Ariadne auf Naxos, Figaro ne Le nozze di Figaro e Beckmesser in Die Meistersinger von Nürnberg. Prossimamente sarà Alphonse ne La favorite al Liceu e Don Giovanni a Pechino. Alfred, l’insegnante di canto, è Giorgio Berrugi. Dopo gli studi di clarinetto ha affrontato un ampio repertorio come membro della compagnia della Semperoper di Dresda. La Stagione 2016-17 lo ha visto impegnato nella Bohème a Torino e Losanna, nel Rosenkavalier al Covent Garden, nella Traviata a Napoli, oltre che nel Requiem verdiano a New York e a Copenhagen, mentre la Stagione 2017/18 include Tosca e La bohème a Roma, Rigoletto a Napoli, Un ballo in maschera al Bol’šoi di Mosca, il Simon Boccanegra in versione da concerto ad Amsterdam e il Requiem verdiano al Teatro Massimo di Palermo. Alla Scala è stato Gabriele Adorno in Simon Boccanegra. La domestica Adele è Daniela Fally, laureata alla Universität für Musik und darstellende Kunst di Vienna prima di entrare nella compagnia della Staatsoper; si è esibita come ospite ai Festival di Salisburgo, Bregenz, Lucerna e Mörbisch, alla Bayerische Staatsoper di Monaco, alla Semperoper di Dresda e nei teatri lirici di Amburgo, Zurigo, Düsseldorf, Liegi, Strasburgo e Colonia. Tra i suoi futuri progetti, Der Rosenkavalier e Don Pasquale a Vienna. Elena Maximova è il principe, anzi la principessa Orlovskaja: ha studiato canto a Mosca presso il Conservatorio “Čaikovskij” e nel 2000 è entrata nell’ensemble del Teatro Stanislavskij da cui è iniziata una carriera che l’ha portata nei maggiori teatri europei e soprattutto a Vienna, dove nel 2018 canterà Carmen, Cenerentola, Die Fledermaus, Chovanščina (Marfa) e L’italiana in Algeri (Isabella); lo stesso anno la vedrà in Chovanščina ai BBC Proms a Londra, Onegin al Metropolitan, Carmen a Tokyo, Rigoletto a Parigi, Carmen e La forza del destino a Dresda. Il direttore del carcere Frank è il baritono Michael Kraus, che nel 2015 è stato Thoas nell’Iphigénie en Tauride al Festival di Salisburgo e nel 2016 ha debuttato alla Semperoper di Dresda come Donner in Das Rheingold con Christian Thielemann. Di recente ha ottenuto grande successo come Alberich ancora nel Rheingold diretto da Axel Kober alla Deutsche Oper am Rhein. Nel prossimo futuro ritornerà a Helsinki, Glyndebourne e Düsseldorf. Kresimir Spicer, che alla Scala è stato Basilio ne Le nozze di Figaro e Tamerlano in alternanza con Plácido Domingo, torna sul nostro palcoscenico come Dottor Blind, mentre Ida è l’allieva dell’Accademia Anna Doris Capitelli. Paolo Rossi, istituzione del teatro milanese in tutte le sue forme, dalle grandi istituzioni al cabaret e alla televisione, giunge al grande palcoscenico della Scala nel ruolo parlato del Carceriere Frosch, tradizionale parentesi satirica nello svolgersi della vicenda, dopo aver debuttato con i complessi scaligeri nel 1978 ne L’Histoire du Soldat con la regia di Dario Fo e la direzione di Donato Renzetti in una serie di spettacoli in vari palcoscenici milanesi e lombardi. Su tutti volteggia il duo di acrobati Sasha e Vadim che aggiunge un elemento spettacolare alle travolgenti feste che punteggiano l’opera.

Ulteriori informazioni: Teatro alla Scala

Photo credit: Marco Brescia & Rudy Amisano – Teatro alla Scala

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