Un Don Carlo in cinque atti al Teatro alla Scala

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Dal 17 gennaio al 12 febbraio torna in scena alla Scala per otto recite Don Carlo nella versione in cinque atti. Sul podio Myung-Whun Chung, l’allievo di Giulini che, dopo anni di sodalizio con il Teatro e l’orchestra che ha diretto in titoli di Šostakovič, Mozart e Puccini oltre a decine di concerti con la Filarmonica, ha conquistato il pubblico con il suo Simon Boccanegra lo scorso anno. Francesco Meli, dopo Giovanna d’Arco e I due Foscari, torna debuttando in uno dei grandi ruoli del Verdi maturo prima di ritrovare Anna Netrebko ne La traviata a marzo. Accanto a lui è Krassimira Stoyanova, applaudita alla Scala in Der Rosenkavalier ma anche come Amelia in Simon Boccanegra, proprio con il M° Chung. Una certezza il Filippo II di Ferruccio Furlanetto, già interprete nell’edizione diretta da Daniele Gatti che inaugurò la Stagione 2008/2009; Eboli ha la voce di Ekaterina Semenchuk, Posa è Simone Piazzola e l’Inquisitore Orlin Anastassov. Lo spettacolo è quello firmato da Peter Stein per la regia e da Ferdinand Wögerbauer per le scene andato in scena nel 2013 al Festival di Salisburgo.

La versione in 5 atti alla Scala
La versione in cinque atti manca dalla Scala da quarant’anni, ovvero dall’edizione diretta da Claudio Abbado con la regia di Luca Ronconi per l’inaugurazione della Stagione 1977/1978 (6 rappresentazioni seguono nel dicembre 1978). La versione in cinque atti è la prima ad approdare alla Scala nel 1868 con Teresa Stolz come Elisabetta di Valois per tornarvi nel 1878 diretta da Franco Faccio che nel 1884 dirige anche la prima assoluta della versione in quattro atti scritta da Verdi appositamente per il Teatro milanese. È Arturo Toscanini a presentare nuovamente la versione in cinque atti il 14 novembre 1926 per l’inaugurazione della Stagione, e ancora nel 1928; per riascoltarla occorre attendere il 1960 con l’edizione diretta da Gabriele Santini per la regia di Margherita Wallmann. Abbado sceglie la versione in quattro atti per il 7 dicembre 1968 con la regia di Ponnelle, quella in cinque appunto il 7 dicembre 1977. Alla Scala non è invece mai andata in scena l’edizione originale in cinque atti in francese con i balletti.

Genesi e versioni del Don Carlo
Nel 1865 Verdi mancava da Parigi da 10 anni, quando aveva presentato all’Opéra Les Vêpres siciliennes. Molte cose erano accadute nella capitale culturale d’Europa: morto Meyerbeer nel 1864, la sua Africaine vi vedeva la luce postuma proprio nel 1865, con enorme sensazione, mentre cresceva l’interesse per il nascente astro wagneriano.  Per il suo ritorno su invito del direttore dell’Opéra Jules Perrin, Verdi sceglie il dramma di Schiller Don Carlos e progetta un’opera dall’architettura grandiosa, che lo impegna in lunghi mesi di composizione (nel corso dei quali si spegne il librettista Méry; la stesura del libretto viene completata da Camille Du Locle) e in un esasperante periodo di prove. La prima è prevista per metà dicembre 1866 ma slitta continuamente. Il 24 febbraio, alla prima prova in cui l’opera viene eseguita per intero, si osserva che la durata totale, 3 ore e 47 minuti, impone drastici tagli se si vuole terminare la serata entro la mezzanotte e permettere al pubblico di raggiungere le ferrovie suburbane. La prima ha luogo l’11 marzo, sul podio George Hainl, con accoglienza favorevole ma non trionfale: il nuovo stile di Verdi suscita sulle prime più disorientamento che entusiasmo. Il compositore lascia Parigi autorizzando l’Opéra ad apportare i tagli “reputati opportuni”. E i tagli, sempre più arbitrari, caratterizzeranno il cammino dell’opera in Europa: nel giugno 1867 va in scena a Londra senza il primo atto; è invece presentata integralmente in ottobre a Bologna, quindi a Torino, Roma, Budapest, Milano, Darmstadt, Trieste, Pietroburgo, Odessa, Venezia, Firenze e Parma. Verdi vi rimette mano di persona nel 1872, per il Teatro di San Carlo. Nel complesso il compositore è sempre più insoddisfatto dalla prassi dei tagli arbitrari apportati dai teatri, ma anche cosciente della necessità di un ripensamento complessivo. Nel 1880 l’opera di Vienna chiede a Ricordi di mettere in scena Don Carlos, e Verdi fa rispondere che sono necessarie “alcune modificazioni”, per la verità rese più complesse da una disputa sorta con Du Locle sul libretto di Aida. Accorciare è necessario, anche perché “in questa città i portieri chiudono i portoni delle case alle 10 – scrive Verdi – dal momento che mi si devono tagliare le gambe ho preferito affilare io il coltello”. Nel complesso Verdi elimina circa metà dell’opera originaria, a partire dall’atto di Fontainebleau, rimusicando e correggendo: ne emerge un dramma nuovo, più sintetico e agile, in cui il fattore politico e la figura di Filippo prevalgono su quello psicologico/sentimentale e i personaggi di Carlo ed Elisabetta. Cessate le trattative con Vienna, il nuovo Don Carlo in quattro atti va in scena alla Scala il 10 gennaio 1884. Negli anni seguenti Verdi, ormai impegnato nella composizione dell’Otello che vedrà la luce alla Scala nel 1887, non cessa di ripensare a Don Carlo e alla funzionalità drammaturgica del primo atto: una nuova versione, che accoglie le modifiche introdotte per la Scala ma ripristina l’atto di Fontainebleau (omettendo però i ballabili), va in scena a Modena il 26 dicembre 1886. È quella che riascolteremo alla Scala.

Ulteriori informazioni: Teatro alla Scala

Photo credit: © Marco Brescia & Rudy Amisano – Teatro alla Scala

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