Chiudi

Il mito e il sacro in Richard Wagner

Condivisioni

Richard Wagner è probabilmente il compositore che più profondamente ha compreso l’essenza della tragedia attica e che, nei suoi scritti così come nella sua geniale produzione di teatro musicale, ha saputo intrecciare le forme simboliche del mito con il concetto cristiano di redenzione. Su questi affascinanti temi si snoda Il mito e il sacro in Richard Wagner. Sacrificio, redenzione e cristianesimo. Dal sangue della tragedia greca all’opera d’arte totale (Antonio Tombolini Editore, 2017), un lavoro di Pietro Tessarin che è stato presentato nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice. Un incontro che ha visto l’autore dialogare con Maria Ida Biggi e Carmelo Alberti, docenti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, e con Alessandro Zignani, direttore editoriale della collana ‘Il canto della Terra’ di Antonio Tombolini Editore.
Il libro è disponibile in formato e-book (€ 4,99) nello store della casa editrice, www.antoniotombolini.com e sui principali bookstore online (ad esempio, Amazon, Ibs). Sarà disponibile in formato cartaceo a partire dal mese di agosto 2017.

Abstract
La religione consente a un gruppo di individui di sentirsi comunità. Dalla religione nascono i riti. Essi rivelano cose sacre, che poi sono state riportate ma nascoste nei miti di tutto il pianeta. Platone non ne consigliava lettura, proprio perché tra le righe c’è l’essenza brutale della cultura, che sgorga dal sangue del sacrificio. I riti consentono alla religione di gestire la comunità. È una costante. Il Re, sotto le dinastie d’Egitto, diventa Dio. Il concetto di sovranità politica viene così ad essere identificato dal prestigio unificatore che avrebbe questa vittima prescelta. Si produce quindi un’istituzione politica quando è in atto il rinvio della sua immolazione che consente di trasformare in potere l’atterrita venerazione che si ha nei confronti dell’individuo regale. È il tempo del ‘tutti contro uno’. La tragedia greca costruisce la sua opera, attingendo alle forme simboliche del mito, dunque, del sacro che ne è fondamento, avvalendosi della forza di tutte le arti: poesia, danza, musica e consente agli spettatori del Teatro di rinnovare la catarsi (purificazione) attraverso l’attore – l’uno – sacrificato in scena dal Coro – tutti.
La società muta, ma gli archetipi restano.
Con Cristo, però, l’ottica viene ribaltata: consapevole di essere una vittima, è protagonista di un racconto, quello dei Vangeli, che lo vede solo contro tutti, smontando il complesso e intricato percorso che conduce all’immolazione inconsapevole da parte del ‘tutti contro uno’. Grazie alla lettura cristiana della cultura siamo in grado di decifrare in modo innovativo tutta la produzione culturale occidentale. Richard Wagner è l’unico compositore nella storia della musica che ha compreso l’antica importanza della Tragedia attica ma arricchendola dell’apporto di redenzione cristiano. Nietzsche si scontrerà con lui proprio per questo, nostalgico com’era del ‘tutti contro uno’.
Ma il tempo non si riavvolge: l’opera di Nietzsche, pur affascinante, non è attuale e diventa una folle denuncia improntata alla restaurazione della tradizione culturale. Wagner stravince. Il metodo che Wagner segue nei sui drammi, metodo ampiamente spiegato nei suoi scritti, viene raccolto dal cinema di Ejzenštein.
Esemplare l’esperienza che portò il regista russo a misurarsi con La Valchiria, andata in scena al Teatro Bolshoi nel 1940. L’incarnazione del mito e L’incontro creativo con Wagner sono le testimonianze di quell’incontro creativo. All’interno del testo le immagini di quella originale messinscena. Anche la regia e la scena di uno spettacolo funzionano se ricalcano i dettami sacri della cultura che ci ha nutrito e dalla quale, volenti o nolenti, non possiamo prescindere.

Download PDF
Privacy Policy Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Photo credit: "National Centre for the Performing Arts - Beijing, China" di Xi Liao Pen, 2012