Anna Bolena, il belcanto ritorna alla Scala

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Anna Bolena di Gaetano Donizetti va in scena al Teatro alla Scala per sette rappresentazioni dal 31 marzo al 23 aprile con la direzione di Ion Marin e la regia di Marie-Louise Bischofberger. Protagonisti sono Hibla Gerzmava e Federica Lombardi nel ruolo del titolo, Sonia Ganassi come Jane Seymour, Piero Pretti come Percy e Carlo Colombara come Enrico. La proposta si inscrive nel progetto di ripresa e riscoperta del patrimonio dell’opera italiana nel suo complesso attraverso la ripresa da un lato dei titoli veristi (da La cena delle beffe della scorsa stagione all’Andrea Chénier che aprirà la prossima) e dall’altro dei capolavori del primo Ottocento. Negli anni 2000 Donizetti è stato rappresentato alla Scala soprattutto dai titoli più popolari, in particolare L’elisir d’amore e Lucia di Lammermoor. Maria Stuarda è stata rappresentata nel 2008, Anna Bolena manca addirittura dal 1982.

Lo spettacolo

Marie-Louise Bischofberger ha firmato questo allestimento per l’Opera di Bordeaux nel 2014, valendosi delle suggestive scene astratte di Erich Wonder e dei costumi d’epoca di Kaspar Glarner. La regista e drammaturga svizzera, collaboratrice di Luc Bondy dal 1993 sia nel campo della prosa sia nel teatro musicale, ha tra l’altro scritto insieme a lui libretti di tre opere di Philippe Boesmans (Wintermärchen per La Monnaie di Bruxelles, Julie per Aix-en-Provence e Yvonne, princesse de Bourgogne per l’Opéra Garnier. Alla Scala ha curato nel 2007 la ripresa della regia di Salome di Bondy.

Il direttore

Nato a Bucarest, terminata la formazione all’Accademia di Musica ‘George Enescu’ Ion Marin abbandona nel 1986 il paese oppresso dalla dittatura per traferirsi a Vienna, dove Claudio Abbado lo nomina direttore in residence presso l’Opera di Vienna. Il debutto è proprio con Donizetti: Maria Stuarda con Gruberova, Baltsa e Araiza. Da allora dirige in tutti i principali teatri internazionali conquistandosi la fiducia dei maggiori cantanti: Pavarotti, Carreras, Domingo, Freni, Gruberova, Norman, Bartoli, Prey e molti altri. Sviluppa una ricca discografia per Deutsche Grammophon ma anche per Decca EMI e Sony.  A Milano diviene popolare per la direzione di Così fan tutte al Piccolo Teatro nel 1998: l’ultima regia di Giorgio Strehler, e il debutto milanese di un giovanissimo Jonas Kaufmann. Alla Scala Ion Marin ha diretto Manon di Massenet nel 2006, regia di Nicholas Joël.

Il cast

Nel temibile ruolo eponimo Hibla Gerzmava, soprano russo (originaria della repubblica dell’Abcasia) che dopo gli studi a Mosca e gli esordi allo Stanislavskij si è imposta sulla scena internazionale con una serie di fortunati debutti: il Covent Garden nel 2008 con Evgenij Onegin, il Metropolitan nel 2010 con Les contes d’Hoffmann (Antonia), l’Opéra di Parigi nel 2011 con La clemenza di Tito (Vitellia), la Staatsoper di Vienna nel 2014 con Don Giovanni (Anna). Sempre nel ’14 la Gerzmava ha cantato il Requiem di Verdi al Festival di Edimburgo con i complessi di Santa Cecilia guidati da Antonio Pappano, mentre nel ’15 il suo ritorno al Metropolitan nei Les Contes d’Hoffmann è stato diffuso nei cinema di tutto il mondo. Specialista del ruolo di Lucia, che ha cantato in numerosi teatri, nelle scorse settimane è stata Violetta ne La traviata a Mosca mentre dopo l’impegno scaligero è attesa all’Opéra di Parigi come Elisabetta in Don Carlo con Philippe Jordan. Con lei si alterna l’8, il 20 e il 23 aprile la giovane Federica Lombardi, formatasi all’Accademia scaligera, che nei mesi scorsi si è segnalata come Contessa ne Le nozze di Figaro a Spoleto, Michaela in Carmen alla Deutsche Oper a Berlino e Fiordiligi in Così fan tutte all’Opera di Roma. Giovanna Seymour è Sonia Ganassi, artista amatissima dal pubblico milanese che l’ha ascoltata per la prima volta in Juditha triumphans (Scimone) nel 1994 e poi ne Les contes d’Hoffmann e Il barbiere di Siviglia con Chailly, in Lucrezia Borgia con Gelmetti, La Cenerentola con Campanella, Moïse et Pharaon con Muti, Requiem di Verdi con Barenboim, Oberto Conte di San Bonifacio con Frizza. Una lunga collaborazione lega alla Scala anche Carlo Colombara, che festeggia con questo Enrico VIII i trent’anni di carriera. Al Piermarini ha debuttato come Pietro nel Simon Boccanegra diretto da Solti nel 1988 e ha poi cantato sotto la direzione di Gianandrea Gavazzeni (Adriana Lecouvreur), Riccardo Muti (I Capuleti e i Montecchi, I vespri siciliani, Nabucco, Macbeth), Lorin Maazel (Turandot), Stefano Ranzani (Lucia di Lammermoor), Alberto Zedda (L’incoronazione di Poppea), Zubin Mehta (Aida, Requiem), Nicola Luisotti (Rigoletto). Tornerà alla Scala ne La bohème in giugno. Alla Scala il tenore Piero Pretti è stato applaudito in Rigoletto (Luisotti e Dudamel), Lucia (Morandi), Un ballo in maschera (Rustioni) e Luisa Miller (Noseda), mentre nei prossimi mesi è atteso in Madama Butterfly a Monaco, La traviata a Venezia, Macbeth a Torino e Edimburgo, Il trovatore a Francoforte, Un ballo in maschera a Vienna, La bohème a Madrid.

Anna Bolena alla Scala

Fin dalla prima assoluta la storia di Anna Bolena si intreccia a furiose rivalità teatrali e a protagoniste di leggendario carisma: la prima assoluta ebbe luogo al Teatro Carcano di Milano per l’inaugurazione della stagione 1830, in concorrenza diretta con il Teatro alla Scala che la stessa sera presentava la prima de I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini. Al Carcano cantarono Giuditta Pasta, Giovan Battista Rubini e Filippo Galli, e fu un successo epocale. Ancora Giuditta Pasta fu Anna per il debutto dell’opera alla Scala due anni più tardi, con Giulia Grisi come Seymour. Nel corso dell’800 le riprese si fanno più rare (stagioni 1845/46 e 76/77). Occorre aspettare gli anni ‘50 del secolo successivo (il 1957) e la determinazione donizettiana di Gianandrea Gavazzeni perché Anna Bolena torni al Piermarini in uno spettacolo che si impone tra le pietre miliari della storia scaligera. Luchino Visconti firma una delle sue regie più celebri sulle prospettive Tudor delle scene disegnate da Nicola Benois e sul palcoscenico si affrontano Maria Callas e Giulietta Simionato. Le altre voci sono di Nicola Rossi-Lemeni (Siepi nella ripresa dell’anno successivo) e Gianni Raimondi. Lo stesso allestimento, ripreso da Sandro Sequi, viene riproposto nel 1982 con la direzione di Patanè e una Montserrat Caballé non al meglio delle sue possibilità insieme alla Seymour di Elena Obraztsova; la reazione è una tempesta di dissensi rimasta anch’essa negli annali del Teatro che costringe la Caballé a ritirarsi e lasciare il passo a un giovane soprano, fresca vincitrice del Concorso Callas: Cecilia Gasdia. Il titolo più temuto è stata anche l’occasione per il lancio di una grande carriera.

Ulteriori informazioni: Teatro alla Scala

Photo credit: Marco Brescia & Rudy Amisano – Teatro alla Scala

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