A Venezia una novità di Colasanti in dittico con Cefalo e Procri di Krenek

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È ispirato al mito di Procri il dittico composto da Cefalo e Procri del compositore austriaco Ernst Krenek e Eccessivo è il dolor quand’egli è muto di Silvia Colasanti, che sarà in scena al Teatro Malibran in un nuovo allestimento firmato Fenice, quale penultimo titolo della Stagione Lirica e di Balletto. Legati dalla figura mitologica la cui vicenda di amore e gelosia è narrata nelle Metamorfosi di Ovidio, i due lavori saranno presentati in una inedita produzione curata per la parte musicale da Tito Ceccherini alla testa dell’Orchestra del Teatro La Fenice, con la regia di Valentino Villa, le scene di Massimo Checchetto, i costumi di Carlos Tieppo e le luci di Vilmo Furian. La prima di venerdì 29 settembre 2017 alle ore 19.00 sarà seguita da quattro repliche: l’1, 3, 5 e 7 ottobre 2017.

La serata si aprirà con la prima esecuzione assoluta di Eccessivo è il dolor quand’egli è muto di Silvia Colasanti dal Lamento di Procri di Francesco Cavalli, brano commissionato dalla Fondazione Teatro La Fenice, che comprende all’interno della partitura una inedita ripresa di Ciò che resta – altra pagina composta dalla Colasanti per la Fenice – nella trascrizione per piccola orchestra. «Tutto è nato da un’idea del direttore artistico Fortunato Ortombina – spiega la compositrice romana –, che nel riproporre a distanza di tanti anni l’opera di Krenek ha voluto abbinarvi un brano contemporaneo che trattasse la stessa materia mitica e che prendesse le mosse dal Lamento di Procri di Francesco Cavalli. Cefalo e Procri offre una visione ‘edulcorata’ del mito, con un singolare lieto fine che si allontana dal racconto delle Metamorfosi di Ovidio. Io invece ho voluto affrontare questa storia privilegiando il suo originario aspetto tragico, dove si incontrano gelosie insinuate da terze figure che portano a tradimenti che altrimenti non si sarebbero mai consumati, fino a culminare nella terribile morte di Procri».

Andata in scena per la prima volta al Teatro Goldoni di Venezia il 15 settembre 1934, su proposta di Alfredo Casella, nell’ambito del terzo Festival internazionale di musica contemporanea, Cefalo e Procri è una «moralità pseudo-classica» in un prologo e tre quadri su libretto italiano di Rinaldo Küfferle, capace di condensare tutta la forza di un dramma della gelosia e dell’incomprensione tra due amanti. «Il richiamo è ai morality plays del passato – spiega il regista Valentino Villa – dove attraverso una storia si cercava di insegnare qualcosa. In questo caso si mette in guardia dai risvolti terribilmente negativi della gelosia. In realtà il mito di Cefalo e Procri, soprattutto nel Cinque-Seicento, è stato molto sfruttato per parlare di fedeltà e infedeltà coniugale. Molte delle raffigurazioni che possediamo provengono da stanze di sposi che avrebbero dovuto utilizzare quell’immaginario come monito».
Continua Villa, al debutto come regista di una produzione lirica, a proposito del dittico: «dal punto di vista scenico ho considerato le due parti ‘alla pari’. Naturalmente in Krenek siamo in presenza di un racconto dotato di personaggi, azioni e scene, mentre il lavoro di Silvia Colasanti non presenta questi elementi. Tuttavia ho considerato tutti e due i segmenti della serata in termini scenici: nel primo l’atmosfera è più rarefatta e procede per visioni, mentre in Cefalo e Procri si assiste a uno sviluppo drammatico più classico ed evidente. […] Al contrario che in Krenek, la musica di Silvia Colasanti, in Eccessivo è il dolor quand’egli è muto, affronta il mito dal punto di vista emotivo: in essa si percepisce il senso di perdita, di mancanza, di abbandono, e dunque di morte. Lì la figura di Procri assume, nella sua drammaticità, una statura davvero mitica, e dunque, come è ovvio, profondamente umana».

A dirigere lo spettacolo sarà Tito Ceccherini, che spiega come per Cefalo e Procri «l’approccio somiglia a quello per una partitura nuova, quasi una ‘prima assoluta’: non credo infatti che nessuno abbia potuto ascoltare questa musica, che non mi risulta essere mai stata ripresa dopo la sua creazione negli anni Trenta. In questo caso l’avvicinamento è obbligato ma virtuoso: un dialogo lento con il compositore che si realizza attraverso l’esame paziente della partitura, alla ricerca delle intenzioni, delle scelte, di tutto ciò che le note sulla pagina ambiscono a diventare».
Nella compagnia di canto del nuovo allestimento veneziano figurano Leonardo Cortellazzi nel ruolo di Cefalo, Silvia Frigato che interpreterà Procri in entrambe i titoli, Francesca Ascioti nel ruolo di Diana, Cristina Baggio in quello di Aurora, infine William Corrò nel ruolo di Crono.
Il dittico, proposto con sopratitoli in italiano, sarà in scena al Teatro Malibran venerdì 29 settembre 2017 ore 19.00 (turno A), domenica 1 ottobre ore 15.30 (turno B), martedì 3 ottobre ore 19.00 (turno D), giovedì 5 ottobre ore 19.00 (turno E), sabato 7 ottobre ore 15.30 (turno C). La recita di domenica 1 ottobre ore 15.30 rientra nell’ambito della «Fenice per la città», iniziativa dedicata ai residenti veneziani e realizzata in collaborazione con il Comune di Venezia.

Ulteriori informazioni: Teatro La Fenice

Photo credit: Michele Crosera

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