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Forza e fragilità delle mie eroine romantiche – Jessica Pratt parla di “Delirio”, il suo nuovo CD

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La forza e la fragilità di alcune grandi eroine romantiche del melodramma italiano. Le raccontano i deliri di Lucia, Amina, Elvira, Linda, ma anche di Emilia di Liverpool che, in un certo senso, le precede tutte. Sono le protagoniste del nuovo cd di Jessica Pratt, intitolato proprio “Delirio”, fresco di stampa in una veste molto curata, con un ricco libretto ad accompagnarlo, e belle foto della diva australiana vestita dai magnifici costumi di Giuseppe Palella. La parte musicale è affidata alla bacchetta vibrante e incisiva di Riccardo Frizza, alla guida degli ottimi complessi del Maggio Musicale Fiorentino, con la partecipazione di alcuni giovani cantanti nelle parti di fianco (Ana Victória Pitts, Dave Monaco, Adriano Gramigni, Jungmin Kim). Abbiamo intervistato Jessica Pratt.

Come nasce questo progetto discografico?
Da molto tempo riflettevo sulla possibilità di produrre un album in proprio. Volevo registrare musica che conoscevo bene e nella quale sentivo di avere qualcosa da dire. Questo ovviamente richiede molti anni di palcoscenico. Nel 2019 ho fatto un concerto per ABAO in Spagna intitolato, come l’album, “Delirio”. È stata una grande sfida perché includeva cinque scene di pazzia e poi “Glitter and be Gay” come bis, ma lo hanno apprezzato così tanto che di lì lo abbiamo pianificato per diversi altri teatri. Nei due anni successivi ho giocato un po’ con il formato e poi è arrivata la proposta di registrare il concerto con il Maggio Musicale Fiorentino. Firenze è la città in cui vivo e ho molti amici nell’orchestra e nel coro. È stato un vero piacere creare questo progetto con loro. Ho selezionato le persone con cui volevo lavorare, ho fondato un’etichetta discografica, Tancredi Records, e abbiamo iniziato. Mi sono divertita così tanto nel processo che ho già in programma diverse altre registrazioni.

Come ha scelto le arie da inserire?
Ho esplorato il repertorio di questo concerto nel corso di diversi anni. Ho iniziato a Bilbao e in un primo momento includevo la scena di Ofelia. Successivamente, discutendone con Riccardo Frizza, abbiamo pensato fosse più coerente dedicare interamente la registrazione alle scene di follia in italiano e in particolare quelle di Donizetti e Bellini. Ho quindi sostituito la scena di Ofelia con quella di Linda di Chamounix.

Tra i brani del cd ci sono opere delle quali lei è acclamata interprete: qual è il suo titolo preferito e perché?
Sarebbe difficile scegliere tra loro; Lucia, Amina ed Elvira sono i personaggi che interpreto più frequentemente e li adoro tutti e tre per diversi motivi. Lucia è drammaturgicamente più importante ed è il titolo che ho interpretato più spesso nella mia carriera. Ogni volta che lo canto, provo una grande familiarità che mi fa sentire a casa. Sull’altro versante adoro la dolcezza delle due protagoniste di Bellini, più languide e con una malinconia che spezza il cuore. A questo terzetto familiare si aggiunge Linda che ha un’energia elettrizzante nel suo rifiuto della realtà. Nel secondo atto, Linda viene oppressa sempre di più di scena in scena fino a quando qualcosa si spezza prima della sua grande aria. La progressione del suo passaggio dalla lucidità sino al delirio è completamente condivisibile ed è facile calarsi nei suoi abiti.

Il titolo meno noto è forse Emilia di Liverpool di Donizetti: perché lo ha scelto?
Emilia di Liverpool è la prima opera in cui Donizetti ha affrontato il tema della fragilità mentale con uno stile quasi rossiniano. Mi piaceva il contrasto che questa opera offriva rispetto agli altri brani presenti nella registrazione.

Nel cd c’è anche la celebre aria della pazzia da Lucia di Lammermoor, che lei canta con l’accompagnamento della glassarmonica: l’ha cantata con questo strumento anche dal vivo? Che differenza c’è rispetto al flauto?
Ho eseguito la scena di pazzia in teatro molte volte con la glassarmonica, quasi sempre accompagnata da Sascha Reckert, con cui ho avuto la fortuna di registrare la scena per l’album. Inizialmente, la scena era stata composta per la glassarmonica, ma il musicista cancellò la sua presenza sin dalla prima. Donizetti dovette riscrivere la parte per il flauto, uno strumento più facilmente reperibile. Sono strumenti molto diversi; il flauto fa parte dei fiati, in un certo senso come noi cantanti, ed è un partner eccellente per questa scena. Mi piacciono entrambi, ma la glassarmonica ha un suono molto particolare e crea un’atmosfera suggestiva e unica (all’epoca si diceva che ascoltarla potesse far impazzire). Poiché ci sono molte registrazioni con il flauto, ho pensato che registrarla con lo strumento previsto in origine fosse più interessante. Un’altra cosa che ho voluto fare qui è stato registrarla nella tonalità originale di Fa maggiore, un tono più alto di quello che si sente abitualmente in teatro. Questa tonalità è più brillante e aiuta a creare un contrasto surreale fra il delirio quasi felice in cui si è rifugiata la mente di Lucia e la cupa realtà che la circonda.

Il cd comprende arie di Donizetti e Bellini: quali affinità e quali differenze trova tra questi due autori, in particolare con riferimento alle scene di follia?
Entrambi questi compositori hanno lottato con problemi di salute mentale e ritengo che abbiano rappresentato con onestà e integrità i vari gradi di questa instabilità. Le scene di Donizetti tendono più verso una pazzia vera e propria, con violenza, grandi salti di ottave e coloratura estrema. Al contrario, Bellini dipinge un quadro della pazzia più languido e melanconico, con lunghissime frasi musicali che conducono i protagonisti verso una depressione profonda.

Il cd si accompagna a una grafica molto particolare e a una serie di foto di lei in costume: ci spiega queste scelte?
La copertina è in realtà un’illustrazione fatta ri-tracciando un selfie che mi sono scattata durante una produzione di Lucia, credo a Sydney. Abbiamo cercato di selezionare immagini che mettessero in evidenza sia la forza sia la vulnerabilità di queste donne perché in tutte le pagine musicali trattate, più che della condizione, si parla del percorso: della discesa e, se si esclude Lucia, della risalita. Il booklet contiene una serie di foto scattate da Marco Borelli a Villa di Maino, vicino casa mia a Fiesole. I costumi sono stati realizzati da Giuseppe Pallela e sono gli stessi che indosso durante il concerto “Delirio”. Nella versione fisica del disco, le foto del libretto sono accompagnate da un bellissimo testo di Fabrizio Della Seta, il curatore per Ricordi delle edizioni critiche di alcune delle opere in oggetto, che ci accompagna fra i pezzi, aiutandoci a contestualizzare musica, società, periodo storico, trama e immaginazione.

C’è un ruolo che non ha ancora cantato e che vorrebbe interpretare?
Norma. È un ruolo che ho sempre desiderato interpretare; ho incluso estratti occasionalmente nei concerti e finalmente lo debutterò a marzo in Florida, seguito da numerose produzioni in Europa e Australia. Un’altra strada che vorrei percorrere è quella delle altre Regine di Donizetti. Che poi a mio avviso sono quattro e non tre come spesso si dice. La quarta (o per la precisione, storicamente la prima) è Elisabetta nel Castello di Kenilworth, con cui ho debuttato al Donizetti Festival qualche anno fa e dove presto porterò una delle altre.

Quali sono i suoi prossimi impegni in teatro?
A gennaio debutto nel ruolo di Konstanze nel Ratto del serraglio di Mozart a Bilbao, che è subito seguito da un’altra produzione della stessa opera alla Scala di Milano. Successivamente, nuovamente un debutto nel ruolo di Norma alla Palm Beach Opera in Florida. In chiusura del primo quarto del prossimo anno, sono felicissima di tornare in Australia dove co-partecipo all’organizzazione di un nuovo festival del Belcanto a Brisbane.

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