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Intervista a Jonathan Tetelman, un tenore in ascesa tra film-opera, Verdi e Giovane Scuola

Nato in Cile nel 1988 ma cresciuto tra il New Jersey e New York, Jonathan Tetelman è considerato un astro nascente del panorama tenorile odierno, come conferma il recente contratto con l’etichetta discografica Deutsche Grammophon. Una carriera decollata in fretta grazie al Rodolfo della Bohème, ruolo affrontato alla English National Opera di Londra e alla Komische Oper di Berlino in un nuovo allestimento di Barrie Kosky, mentre il suo Cavaradossi è stato apprezzato in piazze come Torino, Lille, Barcellona, Dresda e recentemente al Theater an der Wien. Oltre ai ruoli del grande repertorio, non mancano incursioni in territori meno scontati tra Stiffelio all’Opéra du Rhin, Loris Ipanov di Fedora a Francoforte, e presto Paolo il Bello di Francesca da Rimini di Zandonai a Berlino. Dopo Tosca e Pagliacci a Torino e il recentissimo film-opera La bohème girato a Roma con i complessi del Teatro dell’Opera e la regia di Mario Martone, il giovane tenore torna in Italia e debutta al Maggio Musicale Fiorentino nel ruolo verdiano di Jacopo Foscari. In questa occasione abbiamo fatto due chiacchiere con lui a ridosso della prima di questa nuova produzione dei Due Foscari, in scena dal 22 maggio con la direzione di Carlo Rizzi e la regia di Grischa Asagaroff.

Come è iniziata la sua carriera musicale?
A dieci anni frequentavo una scuola maschile nel New Jersey e lì ho ricevuto la mia prima educazione musicale classica da voce bianca. All’università a New York ho poi studiato come baritono, ma presto ho sentito un cambiamento nella mia voce, una tempra più tenorile, così ho iniziato a studiare privatamente da tenore.

Verdi gioca un ruolo importante nella sua carriera. Cosa pensa del personaggio di Jacopo Foscari?
Jacopo Foscari è figlio, ma è anche un padre, condannato a stare lontano dalla patria e dalla famiglia. Questa è la prima figura paterna che affronto nella mia carriera e credo sia arrivata al momento giusto: sono diventato padre cinque mesi fa e sto sperimentando questa nuova sensazione di prendersi cura di qualcuno che dipende da te. Inoltre conosco bene la sensazione di stare lontano da casa, dato il lavoro che faccio, quindi sono molto contento di poter esprimere tutte queste emozioni in una parte come questa.

Quindi questo Verdi meno conosciuto le piace…
Sì, credo sia molto bello e stimolante da affrontare, in quanto è molto centrato sul dramma oltre che sulla musica. Infatti mi è piaciuto anche interpretare Stiffelio, un grande ruolo molto sottovalutato.

L’altro grande pilastro della sua carriera è la Giovane Scuola. Cosa ne pensa di questo repertorio?
Sono sempre stato attratto dal Verismo e da Puccini. Bohème è stata la prima opera che ho interpretato come tenore. Credo che al pubblico piaccia l’elemento realistico di questo repertorio, che è poi ciò che lo rende interessante. Inoltre, il fatto che oggi i cantanti siano anche più attori rispetto al passato, rende queste opere molto stimolanti da vedere.

Dato che lei il prossimo anno riprenderà a Berlino il ruolo di Paolo il Bello nella Francesca da Rimini, crede che l’aspetto fisico sia importante nella sua professione?
Per quel ruolo sicuramente! Ma parlando più in generale, l’aspetto fisico è importante fino a un certo punto. Alla fine vogliamo vedere e ascoltare l’opera, non assistere a una sfilata di modelli. Certo, se puoi avere il “pacchetto completo” è meglio.

Qual è il suo rapporto con i registi?
Amo lavorare con quasi tutti i registi. Sono sempre aperto a nuove prospettive sulle opere che canto, ma devono ovviamente avere un senso in relazione sia al testo che alla musica. Se le nuove interpretazioni rispettano questi punti, credo che valga la pena correre il rischio di tentare qualcosa di mai visto.

Recentemente ha partecipato al film-opera La bohème con i complessi dell’Opera di Roma. Come è stata questa esperienza e cosa pensa dei film-opera in generale?
È stata bellissima ma faticosa. Abbiamo fatto tutto in una settimana, lavorando anche di notte, e tutto il canto è stato registrato dal vivo; solo il secondo atto era pre-registrato. Tuttavia credo che si dovrebbe mantenere questo tipo di fruizione ibrida. L’esperienza degli ultimi due anni ci ha insegnato che i teatri possono chiudere da un momento all’altro e se questo è un modo per mantenere il contatto col pubblico ben venga, anche se ovviamente l’esperienza dal vivo è insostituibile. Credo che sia utile anche per attrarre le nuove generazioni, ormai iper-connesse; anzi, oserei di più e, dato che i livelli di attenzione ormai si stanno notevolmente abbassando, si potrebbe produrle come mini-serie, atto per atto, così da mantenere l’interesse e la tensione narrativa.

Parlando di registrazioni, ha anche inciso il suo primo album di arie per la Deutsche Grammophon che uscirà il prossimo agosto.
Anche quella è stata una esperienza molto intensa e stimolante, dato che non ero mai entrato in sala di incisione. Ho scelto arie che vanno dal Verdi dei Due Foscari, del Trovatore e La forza del destino ai compositori della Giovane Scuola, passando per Bizet, Massenet e Flotow: tutti brani che rappresentano un po’ quello che sono come cantante.

Ha un ruolo preferito?
Sicuramente Stiffelio, uno dei personaggi più realistici che esistano, sempre in bilico nel suo ruolo di leader, predicatore e marito. Una volta tradito, deve riuscire a destreggiarsi tra situazioni e sentimenti contrastanti e alla fine ne esce con dignità, facendo forse la cosa più giusta. Credo tra l’altro che possa essere anche un personaggio giovane e mi ci sono rispecchiato in quanto è un uomo perennemente sotto i riflettori come siamo noi che facciamo questa professione.

E un ruolo che sognerebbe di interpretare?
Credo che Lohengrin possa essere un personaggio potente da cantare e interpretare, ma nel repertorio italiano sceglierei Don Alvaro della Forza del destino: la trama dell’opera è incredibile e il ruolo, se ben cantato, risulta interessante.

Una domanda più personale, cosa le piace fare fuori dal palcoscenico?
Adesso amo passare il tempo con mia figlia. Ma dato che siamo sempre in giro, mi piace molto uscire e visitare le città. Voi europei siete fortunati perché fuori di casa avete tutte queste cose straordinarie da vedere, tra chiese e opere d’arte; ovunque ti giri c’è qualcosa di stupefacente. Negli Stati Uniti non c’è così tanto.

Si sta godendo il suo tempo libero fiorentino quindi?
Sì, è una città fantastica, anche se i 30 gradi di questi giorni sono assai meno divertenti.

Foto di copertina: Stephen Howard Dillon