Sarò un Otello lirico e introspettivo – Intervista a Fabio Sartori

Sarà un Otello bianco, per fortuna senza mascherina (ma i comprimari la indosseranno), tormentato ma soprattutto roso dal proprio demone. Un Otello eroico nell’“Esultate” ma poi progressivamente ripiegato in un mondo lirico, in cui la parola e l’intenzione varranno più del dispiegamento dell’artiglieria pesante. “Cantare senza pubblico certamente è più difficile, manca una parte fondamentale dello spettacolo. Ma sono felice di questo debutto – spiega Fabio Sartori – i mesi di fermo sono un enorme problema per un cantante. A un certo punto perdi sicurezze, ti chiedi se riuscirai a tornare sul palcoscenico”.
Il tenore trevigiano vestirà per la prima volta i panni del Moro di Venezia il 30 novembre al Teatro del Maggio, in una produzione che lo vede con Marina Rebeka e Luca Salsi nei ruoli principali per la direzione di Zubin Mehta e la regia di Valerio Binasco. “È grazie alla determinazione del Sovrintendente Pereira se siamo qui. Ogni tre giorni facciamo il sierologico, coristi e orchestra ogni sei. È un impegno economico importantissimo, che però ci consentirà di portare a termine un’edizione magica”.

Come riuscite a conciliare senso del dramma e limitazioni?
Mettendo una grande distanza tra noi. La regia ha suddiviso in due il palco. Da un lato i coristi, dall’altro noi che comunichiamo con gli sguardi, con le intenzioni. La cosa più vicina è il tocco di un polso, o un contatto alle spalle. Di più non si può fare. Abbiamo lavorato sempre con la mascherina durante le prove di regia, ma per quelle musicali abbiamo chiesto di poter cantare senza. Dopo un po’ la mascherina è dannosa, mi ha provocato placche in gola.

Avrebbe dovuto fare questa produzione con Fabio Luisi. Ma lavorare con il maestro Mehta come è stato?
Fabio Luisi voleva un Otello lirico, diverso dalla tradizione stentorea legata al ruolo. Zubin Mehta ci asseconda, ha anche lui un’idea molto lirica e introspettiva del personaggio. Ha 84 anni e l’energia di un ragazzo. È semplicemente stupendo. Pretende molto ma ci mette nelle condizioni di dare il meglio.

Sarà un Otello bianco in abiti moderni.
Le scenografie sono molto belle e vicine al dramma shakespeariano. Gli abiti sono moderni con alcuni riferimenti storici. Una scelta di sobrietà e di funzionalità rispetto al momento e al tipo di lavoro registico che abbiamo potuto fare.

Chi è Otello secondo lei?
Otello è un uomo devastato da un’ossessione. La lucidità di questo pensiero fisso mi ricorda gli uomini che mettono in atto i femminicidi. È fragile e manipolabile, da sempre si sente un diverso.

Vocalmente come si è trovato?
È un ruolo impegnativo, ma credo di averlo messo in corda. Ho lavorato tantissimo sulle sfumature, le mezzevoci, le intenzioni. Voglio fare il mio Otello e non obbedire a modelli precostituiti.

Si riferisce a Mario Del Monaco?
Lui per me è stato il miglior Otello, il numero uno. Oggi però il gusto del pubblico è diverso, credo che certe cose non siano più contemporanee.

L’Otello di Domingo le piace? Ha studiato il ruolo anche con lui.
Domingo è per me un vertice di intelligenza teatrale. Ha voluto ascoltare il mio Otello, mi ha dato consigli davvero significativi sul fraseggio e su tutti i recitativi.

Come vorrebbe proporre il suo Otello?
È un ruolo che spaventa, dobbiamo essere sinceri. Ha un densità pazzesca, bisogna essere sempre molto centrati e non abusare dell’impeto. Lo canterò con il cuore e con grande concentrazione. Il secondo atto per me è il più difficile, c’è un blocco di cinque minuti con Jago molto impegnativo. Ma abbiamo avuto il privilegio di otto prove musicali e di essere seguiti moltissimo dal maestro Mehta. Quindi confido di portare a casa il risultato.

Sarà una recita unica?
Dipende dalle decisioni che il Governo prenderà il 3 dicembre. Al momento facciamo questo debutto su Rai5. Lì sono abbastanza tranquillo, spero che i microfoni valorizzino il nostro lavoro, perché la mia voce ha sempre qualche problema con la tecnologia, perde in armonici. La speranza di tutti è che poi, da questo possa nascere un DVD. Sarebbe una testimonianza storica importante.

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