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Rosina? È un bocciolo di rosa dai mille colori – Intervista ad Annalisa Stroppa

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Vocalità tornita e portamento aggraziato, il mezzosoprano Annalisa Stroppa è una delle voci italiane più interessanti dell’odierno panorama teatrale. Nata e formatasi a Brescia, affiancando gli studi musicali al Conservatorio “Luca Marenzio” a quelli umanistici (si è difatti laureata in Scienze dell’educazione presso l’Università degli studi di Bergamo), nel corso degli anni ha calcato i più prestigiosi palcoscenici, sia in Italia che all’estero: Teatro alla Scala, Regio di Torino, San Carlo di Napoli, Maggio Musicale Fiorentino, Arena di Verona, Wiener Staatsoper, Salzburger Festspiele, Bregenzer Festspiele, Liceu di Barcellona, Opéra national de Paris, Bayersiche Staatsoper, Colón di Buenos Aires. A oggi, ha già debuttato svariati titoli, come Norma, I Capuleti e i Montecchi, La Cenerentola, Così fan tutte, Le nozze di Figaro, Anna Bolena, I due Figaro, Carmen, Roméo et Juliette, Hänsel und Gretel, Madama Butterfly, Nabucco, Cavalleria rusticana. Il suo 2020 comincia al Teatro Carlo Felice di Genova, con alcune recite de Il barbiere di Siviglia di Rossini. Per l’occasione, la abbiamo intervistata.

Dal 2012 a oggi, lei ha vestito i panni di Rosina molteplici volte, per esempio a Roma, Berlino, Montecarlo, Barcellona, Verona, Tel-Aviv, Losanna. Ritiene che questo sia uno dei suoi cavalli di battaglia?
Sì, è il ruolo con cui ho debuttato in molti teatri, mi ha portato davvero tanta fortuna, e il Barbiere è l’opera che, a oggi, ho eseguito di più. Rosina è un personaggio che amo moltissimo. Dal punto di vista vocale è molto comodo per me; inoltre, mi piace per il suo carattere. Trovo sia molto attuale: una giovane alla ricerca delle propria identità, della propria libertà e, soprattutto, dell’amore. Mi diverto a interpretare le varie sfaccettature del suo carattere: dolce e sognante con Lindoro, complice e determinata con Figaro, ribelle e furba con Bartolo.

Quale aspetto, del carattere della scaltra fanciulla rossiniana, pensa sia più affine al proprio?
Ogni volta che interpreto un personaggio, inevitabilmente porto qualcosa di me stessa. Quando sono sul palcoscenico mi calo a tal punto in quei panni da provarne realmente le stesse emozioni, non posso fare altrimenti. Penso sia l’unico modo per poter trasmettere al pubblico tutte le sensazioni che si vivono in scena! Rosina è una ragazza giovane, vitale e determinata, sveglia ed entusiasta della vita. Si innamora e crede fortemente nell’amore. È una donna di oggi, modernissima, ha una certa grazia e un certo puntiglio nell’ottenere ciò che vuole; inoltre è molto orgogliosa. Mi piace paragonarla a un meraviglioso bocciolo di rosa dai mille colori, pronto a fiorire regalandoci allegria e un profumo intenso e avvolgente.

Vocalmente parlando, qual è la difficoltà maggiore?
Prestare cura a ogni singolo suono, senza sconti, proprio come l’ha scritto il compositore. Rossini chiede all’interprete un’elevata maestria sia nelle colorature che nelle arcate di legato. Inoltre, bisogna saper porgere nel modo giusto il declamato di ogni recitativo, tutto ciò condito da una bella energia che la scrittura del Barbiere richiede assolutamente. La vocalità rossiniana è ancora legata all’ideale del belcanto che vede il primato della voce sulle altre componenti dell’opera. Attraverso il canto, oltre che tramite l’azione scenica, si delinea il personaggio e se ne accentuano le peculiarità.

Lei ha cantato per la prima volta il ruolo all’Opera di Roma, nel 2012, diretta da Bruno Campanella. Che cosa ricorda di quel debutto?
Una bellissima emozione, indimenticabile. Era il mio debutto sia come Rosina che all’Opera di Roma. Ero agli inizi della carriera; ripenso al grande lavoro fatto con il Maestro Campanella, con il quale ho avuto l’onore di costruire questo ruolo, e mi commuovo ancora ricordando lo sguardo e l’emozione dei miei genitori, seduti per la prima volta all’Opera di Roma per condividere con me questo bel traguardo raggiunto assieme.

A Genova si esibirà nel rodato allestimento di Filippo Crivelli, con scene del compianto Emanuele Luzzati. È emozionata?
Emozionata e felice. L’interpretazione di un ruolo matura nel tempo, cambia a seconda delle idee interpretative del regista e anche in base all’evolversi delle nostre fisicità e vocalità. Rosina è uno dei personaggi che ho maggiormente cantato, lo sento sempre più “mio”; dal 2012 a oggi ho approfondito, attraverso molteplici allestimenti, le varie sfaccettature che il ruolo richiede, arricchendolo di sfumature sia vocali che interpretative. L’esperienza sul campo è sempre la strada preferibile per migliorarsi di volta in volta, per trovare accorgimenti nuovi: il palcoscenico è una vera e propria palestra. È bellissimo vedere come, anche all’interno di una stessa produzione, il ruolo maturi dalla prima prova sino all’ultima. Il Barbiere che mettiamo in scena qui a Genova è delizioso: l’allestimento di Filippo Crivelli è storico, uno spettacolo che lascia ampia libertà interpretativa e di movimento a noi cantanti, l’azione accompagna armoniosamente la musica e si sposa magnificamente con le incantevoli scene del genovese Emanuele Luzzati. Le sue scenografie hanno il potere di trasportarci lontano, di farci sentire immersi in un sogno; Strehler stesso descriveva questa sensazione di fronte alle creazioni di Luzzati. Qualche anno fa ho avuto la fortuna di interpretare Hänsel in Hänsel und Gretel sempre in un allestimento con sue scene: anche in questo caso mi sono sentita immersa in una fiaba. Rileggendo le parole del compianto Luzzati, che definiva Genova come la sua “Musa ispiratrice”, posso ben capirlo: ora sono a Genova e mi sento circondata da così tanta bellezza.

C’è un teatro dove le piacerebbe interpretare la sua Rosina?
Non saprei scegliere, ogni teatro ha il suo fascino e la sua storia. Forse, in questo caso, direi proprio a Siviglia, nella terra dove è ambientata la vicenda. Ho avuto la fortuna di visitarla ed è una città favolosa, che possiede un’energia e una magia particolari e uniche: per chi non ci fosse ancora stato consiglio di vederla, sono sicura che se ne innamorerebbe.

Com’è il suo rapporto con la musica e lo stile di Rossini?
Mi metto umilmente a servizio della sua musica e della sua genialità, cercando di essergli il più possibile fedele. Rossini è sempre un balsamo per le corde vocali, aiuta a mantenerle agili e scattanti. Siamo pur sempre nel range del belcanto, che è il repertorio che affronto maggiormente in questo momento, insieme al melodramma francese dell’Ottocento. Ho chiuso il 2019 all’insegna di Rossini, interpretando ad Amburgo il ruolo di Cenerentola, e inauguro il 2020 sempre con Rossini, con la vivacità, il dinamismo e la comicità che lo contraddistinguono; la musica di Rossini porta gioia e buonumore. È davvero interessante come il “Cigno di Pesaro” abbia disegnato qualsiasi personaggio; costruisce un’architettura vocale e personale per ogni ruolo, cuce addosso a ognuno una veste che lo identifica: la bella innamorata e astuta Rosina, l’amoroso Lindoro, Il Bartolo brontolone, l’avido Don Basilio, e il furbo tuttofare Figaro…È divertimento allo stato puro, sia per noi interpreti che per il pubblico.

Dopo Roméo et Juliette nel 2012 e Norma nel 2018, adesso ritorna a Genova con il Barbiere. Come si trova a cantare nella realtà del Teatro Carlo Felice?
Benissimo. Mi sento molto amata, in teatro si lavora davvero bene, il clima è sereno e tutti sono disponibili. Ho esordito in un ruolo en travesti, poi sono tornata con l’intensa Adalgisa, affiancando l’immensa Mariella Devia, e ora eccomi qui nelle vesti allegre e accattivanti di Rosina. Tra l’altro, devo dire che il Carlo Felice è un teatro dove si sta bene non solo a livello umano e professionale, ma ha anche un’acustica perfetta.

Nella sua carriera ha già affrontato con successo opere di diversi compositori, quali Mozart, Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Bizet, Mercadante, Gounod, Haydn, spaziando nei secoli e nei repertori: in quale di questi si trova più a suo agio?
Ci sono autori che plasmano i primi anni di carriera e che sono pilastri fondamentali che non si possono scavalcare: penso alle arie antiche, a Vivaldi, Haydn e Mozart, a tutto il repertorio del Settecento. Sarebbe altrimenti come costruire un bel palazzo ma senza fondamenta. Con il tempo, semplicemente, avviene una maturazione fisica e quindi, conseguentemente, anche vocale. Detto ciò, anche il tipo di repertorio che si affronta, pur con la medesima tecnica di base, richiede di utilizzare in maniera diversa il nostro strumento. Ogni autore ha uno stile tutto suo, l’importante è cantare con la propria voce e non forzare; è la voce stessa che ci suggerisce quali ruoli affrontare, l’importante è saperla ascoltare e non andare mai oltre. Per il momento preferisco concentrarmi sul mio terreno d’elezione, ovvero il belcanto e il repertorio francese dell’Ottocento. Non voglio bruciare le tappe, ma assaporare tutto il bel repertorio che la mia vocalità può affrontare al meglio in questo momento.

C’è un titolo in particolare che le farebbe piacere debuttare?
Forse non dovrei dirlo per scaramanzia, perché lo aspetto da tempo ma non si è ancora presentata l’occasione. Ne potrei citare diversi: se in questo momento ne dovessi scegliere solo uno, direi Charlotte del Werther di Massenet, lo trovo un ruolo meraviglioso. È interessante sia dal punto di vista vocale che interpretativo; mi piacerebbe dare voce a questa magnifica donna perché si tratta di un personaggio molto intenso ed emotivamente profondo: è una ragazza semplice, sensibile e con una spiccata emotività, lascia parlare il suo cuore, soffre intensamente per amore: un vero capolavoro.

Un ruolo che la affascina più di tutti ma che non potrà mai cantare, poiché distante dalla sua vocalità?
Anche qui potrei elencarne svariati: quanta bella musica abbiamo, non basta un vita! Mi piacciono i personaggi intensi e appassionati, come Cio-Cio-San e Liù, come non amare Puccini. Oppure, perché no, Rusalka di Dvořák per poter interpretare la meravigliosa “Canzone alla luna”.

Dove potremo ascoltare nuovamente Annalisa Stroppa in futuro?
Dopo Rosina qui a Genova sarò Adalgisa in Norma al San Carlo di Napoli, per poi vestire i panni di Carmen in Spagna, a Palma de Mallorca. Da fine marzo agli inizi di aprile sarà, invece, la volta di Verona con un titolo meno conosciuto, Amleto di Franco Faccio; il Barbiere mi porterà successivamente a Monaco di Baviera, Budapest e Savonlinna, in Finlandia. A maggio sarò nuovamente Carmen a Wiesbaden e, dulcis in fundo, in agosto mi attende un bel concerto sinfonico sulle note di Rossini e Respighi al Bregenzer Festspiele, in Austria.

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