Chiudi

Il futuro dell’opera? È anche online – Intervista a Fiorenza Cedolins

Condivisioni

Il futuro dell’opera? Online. Ne è convinta Fiorenza Cedolins, celebre soprano di carriera internazionale, nonché apprezzata docente di canto, che ha lanciato in questi giorni di quarantena forzosa il 1°concorso di Canto lirico virtuale SOI Scuola dell’Opera Italiana, che si svolge interamente su Facebook (qui maggiori informazioni). Abbiamo intervistato il soprano.

Da dove viene quest’idea?
Ho scelto la piattaforma Facebook perché è uno strumento che sono già abbastanza abituata a utilizzare: sto gestendo il concorso con lo smartphone, utilizzando una normalissima linea domestica. In mezzo a questo buio che rischia di sommergerci, abbiamo la luce dei social e di Internet. I social, se ben utilizzati, sono uno strumento meraviglioso di democrazia e comunicazione.

Qual è il valore aggiunto di una competizione che si svolge solo online?
Non solo il nostro concorso ha un contenuto nuovo e positivo, in termini di arte e comunicazione, ma costituisce anche uno storico del momento che stiamo vivendo, perché i video in concorso sono stati girati dopo lo scoppio dell’emergenza.

Ci può fare un esempio di quanto ha detto?
In gara c’è il video di Manuel Epis, un tenore che vive a Nembro, nella Bergamasca, zona molto colpita dall’epidemia. Nella sua palazzina tre vicini sono deceduti di Covid-19, lui stesso è malato di Covid e sta in casa: fortunatamente, non ha la forma più grave e sta migliorando, ma nel momento in cui ha girato il video era abbastanza sofferente. Manuel mi ha ringraziato perché occuparsi per quanto poteva di questo concorso gli ha sollevato le giornate consentendogli di impegnare la mente con qualcosa di costruttivo.

Dunque, il potere taumaturgico della musica.
È uno dei nostri obiettivi: confortare i partecipanti e il pubblico che potrà vedere qualcosa di nuovo e che nasce nel momento peggiore. Un messaggio di speranza.

Come funziona la partecipazione?
Gestendo tutto con mio marito e alcuni volontari, in casa, con i nostri smartphone, abbiamo dovuto applicare una tassa di iscrizione, non altissima, perché, se aperto a tutti, il concorso sarebbe stato ingestibile. Basta inviare un video registrato, con una biografia. Gli interi proventi sono rinvestiti nel concorso. Serviranno ad attribuire i premi. Oggi, abbiamo un montepremi di 1900 euro più due premi speciali attribuiti dalla Fondazione Victoria de Los Angeles di Barcellona e un premio messo a disposizione da uno dei giurati, Andrea Merli, l’Impiccione Viaggiatore, per il video più originale e divertente.

Come vede il futuro dell’opera?
I teatri d’opera saranno fra gli ultimi servizi a essere riattivati. Il pubblico dell’opera è composto da persone abbastanza adulte quindi dovremo adottare delle misure adeguate. Preferisco affrontare la realtà e cercare delle soluzioni. Ora e per un tempo non brevissimo il teatro d’opera potrà vivere solo su internet, poi ci sarà l’esigenza di allargare le platee del pubblico portando il melodramma alle nuove generazioni e dove non può arrivare anche per ragioni di costi, non solo dei biglietti. Sappiamo tutti che la passione per l’opera ha dei costi, spesso impegnativi. In sintesi: allargare la platea, abbassare i costi di produzione, rendere l’opera attraverso un linguaggio più moderno. E non so se lo sforzo del cosiddetto teatro di regia vada in quest’ultima direzione: ho paura che si sia incartato in una nicchia di cultori un po’ autoreferenziali perché, in fondo, la persona della strada, quando pensa a Traviata vuol vedere la crinolina.

Come si concretizza un tale progetto?
Il mio obiettivo nel lungo termine è di considerare in maniera più attenta lo strumento del web e gli strumenti della tecnologia per immaginare un futuro della forma d’arte opera lirica. Potrebbe essere una strada parallela allo spettacolo dal vivo e non necessariamente convergente. Esibirsi sul web non è un surrogato. Può essere invece l’inizio di una forma d’arte che vive solo nel web. Un po’ come è successo con il cinema che ai suoi albori veniva considerato una costola minore del teatro ma che negli anni è diventato qualcosa di autonomo, sia dal punto di vista artistico che commerciale.

Ma già esistono iniziative simili.
Ci sono grandi teatri attrezzati col circuito microcinema, ma potrebbe essere necessario fare spettacoli solo per il pubblico in streaming: la situazione attuale potrebbe essere l’occasione per i teatri di investire risorse in tecnologia e personale per fare le dirette. Tutto questo potrà anche essere messo in vendita come home opera: penso all’idea di attrezzare dei portali per cui una persona da casa accende il suo schermo connesso con internet e, pagando una cifra di 15/20 euro al mese, può vedere un prodotto nuovo, dal vivo, di altissima qualità artistica. Credo che questo tipo di commercializzazione potrebbe essere una soluzione sempre più importante per il futuro di generi come l’opera e la musica sinfonica in generale. Covid-19 ha accelerato e, in un certo senso, reso indispensabile tutto questo.

Anche il concorso da cui siamo partiti obbedisce a questa logica?
Esatto. Il nostro è il primo concorso che si fa interamente su una piattaforma virtuale. Alcuni fanno già le selezioni online. Una soluzione di compromesso non del tutto giusta per me: al netto delle eccezioni, a volte chi funziona in video, non è così efficace sul palcoscenico e viceversa. L’opera poi è linguaggio peculiare, fatto di canto, mimica, contenuti interiori, non solo di una bella voce o di belle note. Fare selezioni virtuali e poi in teatro, per me è ingiusto: ad esempio, chi dal palco ha una voce che in gergo si dice ‘che corre’, in un video spesso risulta debordante. Vogliamo selezionare quelli che funzionano in video, proprio perché, come dicevo prima, è una forma d’arte parallela e non necessariamente convergente con quella del teatro dal vivo. I giovani che selezioniamo potrebbero essere i protagonisti di opere con tutti i crismi che però avranno la loro vita e il loro pubblico solo nel web. Questa è la sfida più lungimirante di questo concorso.

Cosa pensa della recente affermazione di Vittorio Grigolo che vorrebbe che l’opera venisse amplificata?
Credo che sia un falso problema. Faccio l’esempio dell’Arena di Verona: non si va ad ascoltare la sfumatura ma a godere di una grandissima emozione collettiva. Dove gli artisti emergono non per un filato ma per altre qualità. È vero che oggi la soglia del rumore è forse più alta che in passato, ma resto comunque scettica sulla proposta. Ho fatto senza amplificazione tutta la mia carriera: sono stata amplificata una sola volta allo stadio di Roma con Tosca. A volte penso che bisognerebbe essere filologici non solo nel riaprire i tagli ma anche nel riportare i teatri alle condizioni acustiche di quando le opere sono state scritte, rispettando l’esigenza che la voce deve essere prioritaria. Per tornare a Grigolo: è un collega di splendida carriera con cui mi è capitato di lavorare e vorrei cogliere questa occasione per lanciargli un appello. Nella giuria del concorso abbiamo nomi eccellenti, quasi 30 persone, una sorta di movimento culturale: se Vittorio volesse essere coinvolto, ne sarei felicissima.

image_pdfimage_print
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino