Ferrari, Bertoglio, Minghetti: tre donne e la crisi dei teatri ai tempi del Covid-19

Lo sgomento, le difficoltà, ma anche la fiducia e la speranza. Con gli occhi delle donne. Tre direttori (o forse bisognerebbe dire direttrici) di teatri italiani raccontano il momento difficile che anche queste istituzioni stanno attraversando: Francesca Bertoglio, al vertice del Teatro Fraschini di Pavia, Cristina Ferrari, direttore artistico della Fondazione Teatri di Piacenza, e Barbara Minghetti, che vanta diversi incarichi tra il Teatro Sociale di Como, il Festival Verdi di Parma e il Macerata Opera Festival. Punti di vista diversi, ma accomunati dalla convinzione “della necessità dell’arte, della cultura, della musica e del teatro per la rinascita della comunità appena tutto questo sarà finito” come dice Minghetti.

“Piacenza – spiega Ferrari -, tra le città più colpite dall’emergenza Covid-19, sta lottando con una forza e una fierezza che non potranno essere dimenticate, e il Teatro dovrà diventare, alla fine di questo momento terribile, simbolo culturale della sua rinascita. Per questo stiamo cercando di lavorare con il massimo impegno e vogliamo ringraziare tutto il nostro pubblico, che anche tramite appelli delle associazioni filo liriche cittadine ci ha fatto pervenire la propria solidarietà decidendo di non richiedere il rimborso dei biglietti già acquistati”.
“La Fondazione Fraschini di Pavia – dice Bertoglio – ha poco più di trenta dipendenti, gestiamo due teatri e un cinema. Dal 23 febbraio a oggi abbiamo “disdetto” quasi 15.000 biglietti. E ci stiamo preparando a proseguire, annullando tutta la stagione, il lavoro degli ultimi 15 mesi. Smart working e fondi di integrazione salariale, riduzione orario al 50% o fermo attività per chi non può convertirlo in lavoro agile, come i tecnici di palcoscenico, le maschere, i protezionisti, i cassieri. Si lavora alla gestione di uno “smantellamento”, all’interpretazione delle norme, all’attivazione delle misure di tutela per i lavoratori, e parallelamente alla costruzione di una progettazione futura, che non vedrà luce prima del prossimo settembre”.
Francesca Bertoglio è entrata da inizio anno nel direttivo nazionale di ATIT, l’Associazione dei Teatri di Tradizione, come rappresentante per la Lombardia: “Questi giorni – afferma – sono stati frenetici nell’elaborare proposte da portare sul tavolo del Mibact. Fino ad ora il Governo ha risposto con sollecitudine alle nostre istanze, che richiamano l’attenzione non solo sulla tutela delle istituzioni che rappresentiamo, ma anche della filiera sottostante per i lavoratori dello spettacolo meno attrezzati per parare il colpo, e del settore nel suo insieme, che avrà bisogno di una decisa campagna di rilancio. Gli artisti non sono solo indispensabili: sono vitali, soprattutto ora. Ma mi chiedo: lo pensa anche il sistema Italia? Ci chiamerà a ricoprire il nostro ruolo per ricucire questa comunità ferita? Io credo che le risorse arriveranno, ma temo più come una risposta assistenziale per riparare i danni, piuttosto che con la consapevolezza di darci un mandato chiaro”.

“Come Grassi, grazie anche alla volontà di un sindaco lungimirante, aprì il Piccolo per ridare dignità e visione alla Milano colpita dalla guerra, noi daremo vita alle città” le fa eco Minghetti.
“Continuiamo a resistere in questo momento così difficile – afferma Ferrari -, tra videoriunioni e smart working, cercando di mantenere la vicinanza con il nostro pubblico attraverso i social media e ricordando che due tra le nostre più significative produzioni d’opera delle ultime stagioni continuano a essere visibili su piattaforme online: Falstaff grazie al portale regionale Opera Streaming, e La Gioconda grazie a Rai5, Rai Cultura e RaiPlay. Stiamo programmando un autunno intenso – prosegue -, dove troveranno collocazione gli spettacoli che si sono dovuti sospendere, oltre a nuovi significativi eventi. Cerchiamo con grande sforzo di riprogrammare quasi totalmente la parte di Stagione che in queste settimane è stata sospesa. Il profondo amore che nutriamo per il Teatro e la città di Piacenza non ci fa perdere la speranza: torneremo a condividere musica e cultura e celebreremo insieme la rinascita del nostro territorio”.

“Bisogna pensare al futuro per essere pronti, prontissimi a riaprire le nostre case, ancor più di prima – dice Minghetti -. Perché di una cosa siamo certi: della necessita di progetti partecipativi, in cui credo da anni. Sarà davvero importante rendere tutti partecipi di attività creative e di inclusione, tramite il canto, la musica e il teatro, e poi spettatori consapevoli della necessità dell’atto artistico vissuto in condivisione. Dovremo ancora più piangere, emozionarci e ridere!”. Ma la situazione attuale è pure un’occasione per immaginare qualcosa di nuovo, che nasce in seno a Opera Domani, il progetto di Aslico, che dal 1996 porta il melodramma a bambini e ragazzi: “Abbiamo studiato di corsa e in corsa un nuovo progetto che uscirà a giorni – spiega Minghetti -, Opera domani Home. Era un sogno nel cassetto da tempo, e questa emergenza l’ha reso possibile. L’idea è di realizzare un film dell’opera per bambini creato appositamente per essere visto a casa o a scuola, quindi nei luoghi dove non riusciamo ad andare con lo spettacolo, con un vademecum dove insegniamo i cori, gli oggetti da costruire, le coreografie da fare, per poi partecipare in diretta con lo spettacolo. Appena tutto passerà – conclude – noi canteremo e balleremo insieme per le strade, per i balconi, nelle corti e nei teatri. Perché l’opera e il teatro si fanno dal vivo, qui e ora”.