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Emozionata e felice, fra le stelle della Scala – Intervista a Eleonora Buratto

“Un concerto unico, che fa pensare ai grandi gala del Metropolitan di New York”. Così il soprano Eleonora Buratto, tra i cantanti protagonisti di “A riveder le stelle”, il concerto che il Teatro alla Scala ha programmato per il 7 dicembre in apertura di stagione, con la direzione di Riccardo Chailly e la regia di Davide Livermore. “Proprio perché non può esserci il tradizionale 7 dicembre – spiega – credo sia stato giusto, da parte della direzione artistica, pensare a un qualcosa di diverso che certamente rimarrà nella storia, per poi tornare alla normalità il prossimo anno. Sarà una serata speciale, che regala al pubblico l’opportunità di ascoltare un parterre di artisti che non sarebbe stato possibile riunire in una sola opera”.

Come si sente in previsione di questo appuntamento?
Sono felice e orgogliosa di questa opportunità, anche perché è la prima volta che mi esibisco diretta da Chailly e Livermore. Canterò l’aria “Morrò, ma prima in grazia” da Un ballo in maschera di Verdi e poi sarò Matilde nell’ultimo brano in programma, il concertato finale del Guglielmo Tell di Rossini, al fianco di Rosa Feola, Marianne Crebassa, Juan Diego Flórez, Luca Salsi e Mirko Palazzi.

Ci può anticipare qualcosa della serata?
Posso dire che ciascun brano sarà contestualizzato con riferimenti a produzioni scaligere. Io poi sarò vestita da Dolce & Gabbana: avrò un abito dorato per Amelia e un abito nero per Matilde.

Ci sarà ancora la Scala nel suo futuro?
Aspetto l’annuncio della stagione 2021 con la speranza che si possano realizzare dei bellissimi progetti.

Lei canterà due ruoli che non appartengono ancora al suo repertorio. Si tratta di un’anticipazione di opere che affronterà presto?
In merito a Verdi, so di poter cantare l’aria di Amelia, che si avvicina molto alla vocalità del soprano lirico. Tutto il ruolo, in questo momento, non posso affrontarlo. Lo farò dopo altri ruoli verdiani importanti come Trovatore e Don Carlo, che aspetto con trepidazione. Per quanto riguarda Rossini, invece, mi auguro che questo concerto sia di buon auspicio per cantare presto l’intero Guglielmo Tell.

A proposito di impegni futuri, cosa può confermare al momento?
Gli unici due ufficializzati sono il mio debutto a Barcellona in Otello a marzo e la Bohème al San Carlo di Napoli a luglio. Mimì ormai è parte della mia voce, un personaggio che è entrato nella mia vita nella sua totalità e che mi viene molto naturale cantare. Desdemona è un ruolo molto importante e impegnativo, che sto già studiando: richiede una grandissima profondità di interpretazione e uno studio sia sotto il profilo del personaggio che vocale. Sarà una bellissima sfida che sono sicura di riuscire a vincere.

Cosa pensa dell’opera trasmessa in streaming?
Ho un’idea ben chiara. Sono favorevole allo streaming in questo periodo perché ci permette di arrivare al pubblico e continuare a fare la nostra professione. Ovvio che deve essere regolamentato e retribuito: si tratta pur sempre di spettacoli con una platea molto più ampia che in teatro. Ma mi auguro che questa sia una fase transitoria, che si ritoni alla normalità, con un pubblico presente e che quindi lo streaming diventi un supporto. Non lo abbandonerei perché è importante arrivare a un pubblico più ampio: penso a chi non può andare a teatro per motivi economici o fisici. Il modello, per me, è la web tv del Festival Donizetti di Bergamo: un bellissimo esempio di come utilizzare lo streaming senza far sentire gli artisti sfruttati.

Photo credit copertina: Julian Hargreaves