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Al Teatro di Würzburg il Covid-19 non spegne la musica – Intervista a Enrico Calesso

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Chiamatele cassazioni in epoca Covid-19. L’emergenza costringe a reinventare modi e ritmi. Ma non spegne la musica. Perlomeno al Teatro di Würzburg. Dove l’orchestra non va in lockdown. E si organizza per concerti all’aperto con piccoli ensemble nei cortili delle case di riposo. «Anche in Baviera la generazione del ’40 è stata la più colpita. E le case di riposo per anziani sono divenuti i più drammatici focolai Coronavirus. Ci siamo organizzati in fretta, e d’accordo con la Municipalità abbiamo steso una programmazione d’emergenza per concerti en plein air con fiati e archi. Ensemble ridotti, nei cortili. Avrebbero dovuto essere piccoli intrattenimenti di 15 minuti, ma il calore del pubblico è stato inimmaginabile. I nostri musicisti hanno suonato per ore. E vogliamo credere che anche questo abbia aiutato queste comunità a fronteggiare il pericolo pandemia» spiega Enrico Calesso, direttore musicale del Mainfranken Theater e dell’Orchestra Filarmonica di Würzburg.

L’isolamento è arrivato in Germania con nove giorni di ritardo rispetto all’Italia. Ma ha portato le stesse imprevedibili ed enormi conseguenze che nel resto del mondo sullo spettacolo dal vivo. Teatro chiusi, abbonamenti sospesi, contratti cancellati. Un paradosso, nella città bavarese. Perché proprio nel momento in cui le produzioni sono state messe in sospensione forzata, il Teatro di Würzburg ha ottenuto lo status di Teatro Nazionale. Calesso, 45 anni, direttore d’orchestra trevigiano che da anni guida la programmazione di opera, musica e balletto e si è visto rinnovato il contratto fino al 2025, racconta questo tempo sospeso. Tra futuro da ripensare e senso di responsabilità collettiva.

Come avete affrontato il lockdown?
In Germania sono state prese le stesse misure adottate in Italia, con una curva dei contagi iniziata circa nove giorni dopo. A oggi la Germania ha già superato il picco e attenuato la curva in modo più decisivo dell’Italia, “recuperando” i nove giorni e anzi raggiungendo un delta di raddoppiamento dei contagi addirittura superiore a quello dell’Italia (56 giorni contro i 46,5 dell’Italia). La percentuale dei guariti sfiora già il 70% e come è noto il numero dei decessi è molto inferiore a ogni altro paese. Tutto questo senza che le misure di lockdown abbiano mai raggiunto la drasticità delle misure italiane. Qui è ancora possibile fare attività fisica all’aperto, purché si evitino gli assembramenti oltre le due persone, e le famiglie con bimbi piccoli possono spostarsi liberamente insieme, come completo nucleo familiare. È una situazione decisamente più confortevole di quella italiana. I controlli di polizia sono accurati e molto efficienti e la popolazione è in genere molto disciplinata, dopo una prima fase che oserei definire di non diffusa coscienza della gravità del problema a ridosso dell’entrata in vigore delle misure restrittive. Anche qui il grosso rischio è che vi sia ora un eccessivo allentamento dei comportamenti; in molti temono, proprio come in Italia, che una seconda ondata dovuta a un rilassamento delle misure possa avere effetti sconvolgenti.

Quante produzioni sono saltate al Teatro di Würzburg?
Per la stagione lirica abbiamo dovuto sospendere anzitutto Rheingold. Un grande peccato perché stiamo investendo moltissimo nella messa in scena del repertorio wagneriano. Purtroppo è stato inevitabile: la chiusura al pubblico dei teatri è stata decisa la sera della nostra antegenerale. Poi avevamo una nuova produzione di Capuleti e Montecchi, le prove sarebbero incominciate a inizio aprile. Infine in cartellone erano programmate recite di repertorio di Der Goldene Drache e del musical Evita. Poi quattro concerti sinfonici, due concerti open air e due gala e, per il balletto, Mhytos, una produzione con orchestra dal vivo. Due giorni fa abbiamo comunicato agli abbonati la disdetta della programmazione regolare fino alla fine di questa stagione.

Perché avevate investito così tanto su Rheingold?
Perché con questa produzione davamo inizio alla narrazione del Ring, dopo averne “raccontato” nella stagione 2018/19 il finale con la Götterdämmerung (Il crespuscolo degli dei). Si consideri che un progetto di queste dimensioni per un teatro di media grandezza come il nostro è un’impresa molto importante e di significato epocale (il primo Ring a Würzburg in assoluto nell’era moderna); perché in questo progetto, per ogni Giornata della Tetralogia, il Richard Wagner Verband (Associazione Wagner che proprio a Würzburg ha tra le 132 sezioni quella con il maggior numero di associati al mondo) ci ha garantito un aiuto finanziario di decine di migliaia di euro. E infine perché il nostro Ring tiene a battesimo, in prima esecuzione mondiale assoluta, l’adattamento per buca di medie dimensioni della Universal Edition – riduzione di Eberhard Kloke – che già per la Götterdämmerung aveva riscosso curiosità ed entusiasmo a livello internazionale.

Titoli sfumati e teatro chiuso. Che politica avete adottato con i solisti chiamati a contratto?
I solisti dell’ensemble hanno un contratto fisso (in Germania si chiama Normal Vertrag Bühne) di cui godono anche in questo periodo i diritti; per i cantanti ospiti abbiamo finalizzato ben presto un sostegno concreto con un fisso garantito per ogni recita che non è andata in scena, consapevoli anche di tutte le responsabilità contributive nei loro confronti, così come del contributo artistico prezioso che i nostri ospiti danno comunque al teatro. La soluzione trovata è una soluzione individuale del nostro teatro e ampiamente consona al senso di responsabilità che il nostro teatro ritiene di avere nei confronti di questi artisti.

Come immaginate il futuro dell’opera dal vivo in teatro?
Da qualche settimana mi sto occupando con ogni scrupolo delle conseguenze delle misure restrittive sulla modalità di condivisione per il nostro settore. Il divieto di grandi manifestazioni, qui in Germania, varrà sicuramente fino alla fine di agosto. Per Berlino è stato addirittura già deliberato fino al 24 ottobre. Nessuno può ancora fornire a oggi il numero di persone oltre il quale una manifestazione è da considerarsi grande e pertanto non consentita. In primo luogo si tratta di pensare al pubblico, e a tutte le possibilità di fruizione dal vivo della musica che non mettano gli avventori in una situazione di rischio: misure di distanziamento e di protezione, modalità di accesso al luogo della recita e del concerto. Il tutto, però, in un’ottica di sostenibilità finanziaria a fronte della conseguente drastica diminuzione dei biglietti che possono essere messi in vendita. Si tratta infine di valutare con grande attenzione le condizioni di svolgimento della prestazione artistica da parte di tutti gli artisti, ma anche delle maestranze. Non solo una scena d’amore può risultare completamente impossibile sul palcoscenico, ma anche per esempio il lavoro dietro le quinte durante le recite e naturalmente prima o dopo di esse. Dunque il futuro dovrà necessariamente tenere conto non solo delle condizioni di massima sicurezza per gli artisti, ma anche di tutti i professionisti coinvolti nell’allestimento di una recita o di un concerto.

Vi siete posti il problema del distanziamento in buca?
Il caso della buca d’orchestra è un caso particolare, che naturalmente comporta riflessioni ancora maggiori. Per quanto riguarda la mia orchestra, qui a Würzburg, non sarà prevista la buca fino ad almeno l’autunno del 2022. Il restauro del teatro entra con l’estate nella fase di chiusura (per due anni) di palcoscenico e platea, nonché di tutto l’edificio centrale del teatro. Da settembre, CoVid-19 permettendo, porteremo l’opera in scena in una hall industriale appositamente adattata per questo. L’orchestra sarà disposta tra pubblico e palcoscenico, ma a livello terra, con una possibilità maggiore di gestire le necessarie distanze di sicurezza, in una situazione cioè molto simile a quella dei concerti sinfonici. Restano naturalmente molteplici aspetti da considerare: In questi giorni mi sto occupando molto delle peculiarità di ogni registro della compagine orchestrale. Un esempio: per i fiati, per alcuni fiati in particolare, la problematica dell’aerosol, e della capacità di questo virus di aggregarsi in esso, per esempio sfruttando le cosiddette polvere sottili, e di propagarsi in esso a distanze anche considerevoli, è un aspetto molto seria. La produzione considerevole di droplet e l’attività inspiratoria ed espiratoria particolarmente pronunciata rendono la situazione dei professori che suonano uno strumento a fiato decisamente diversa dai professori che suonano, poniamo, uno strumento ad arco. Non credo che si possa dunque che pianificare una distanza di sicurezza significativamente maggiore nel caso degli strumenti a fiato. Senza naturalmente parlare dell’ovvio aspetto dell’obbligo di mascherina per i professori d’orchestra o della grottesca prospettiva della sua applicazione ai cantanti.

Impensabile un ritorno agli eventi dal vivo già per questa estate?
Voglio credere che in qualche modo riusciremo a portare il pubblico a godere di un concerto dal vivo. Proprio in questi giorni sto setacciando i giardini della Hofgarten der Residenz: c’è un palcoscenico e un’ampia area verde. Potrebbe essere lo spazio giusto in cui ricominciare.

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