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Nel nome di Verdi e Donizetti – Intervista a Michael Fabiano

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Conosce quasi 50 opere di Donizetti, che ha studiato negli anni della sua formazione. E proprio a Donizetti (e Verdi) è dedicato il suo primo album da solista, intitolato Verdi Donizetti (Pentatone): il tenore americano Michael Fabiano, 35 anni e una carriera internazionale di alto livello, affronta diverse pagine dei due compositori accompagnato dalla London Philharmonic Orchestra e dalle London Voices, diretti dal maestro Enrique Mazzola.
“Le opere che Donizetti e Verdi composero tra il 1835 e il 1875 mi hanno sempre affascinato – spiega – perché rivelano un importante sviluppo nell’architettura del dramma musicale, apportando novità nella strumentazione e nelle armonie, avvicinando il testo e la musica come non era mai stato fatto nei decenni anteriori. Il mio album rappresenta un esempio della grande epoca del Belcanto.

Perché questo studio così approfondito delle opere di Gaetano Donizetti?
Quando ero all’università il mio docente mi spinse a scegliere un compositore che fosse per me interessante e a studiarne le opere. Decisi per Donizetti e iniziai da Anna Bolena: fu amore a prima vista e volli proseguire con altri suoi lavori, arrivando al numero di 50 opere su oltre 70 che ha scritto. Adoro la musica di Donizetti, compositore al quale ho consacrato una grande parte del mio cuore. Vedo una notevole differenza tra Rossini e Bellini da un lato e Donizetti e Verdi dall’altro. I primi due compositori incarnano il Belcanto, mentre nel Donizetti della maturità, quello dal 1840 in poi, di opere come Poliuto, Maria di Rohan, Favorita o Don Sebastiano, esiste un fuoco nella linea del canto e nell’armonia che non trovo nella musica di Rossini e Bellini. Questo tipo di musica ha influito su Verdi per creare uno stile nuovo, cresciuto nel solco del Belcanto ma che è poi diventato qualcosa di diverso. Verdi ha imparato molto da Donizetti e con questo disco ho voluto mostrare il passaggio tra i due. Chi ascolta per la prima volta Ernani potrebbe credere di trovarsi di fronte a un’opera di Donizetti; viceversa, Poliuto potrebbe essere tranquillamente di Verdi…

Ci dica qualcosa di più di questo album.
L’album, come accennavo prima, documenta un cambio paradigmatico nell’opera italiana, dalle belle melodie e dalla chiarezza del Belcanto di Donizetti al ricco e drammatico universo musicale di Verdi. Questa linea storica si estende da Lucia di Lammermoor, Poliuto e Maria di Rohan di Donizetti alle opere mature di Verdi, come Rigoletto Un ballo in maschera. In molti casi, ho selezionato versioni originali raramente ascoltate, tra cui l’aria “Qual sangue sparsi!” dall’edizione originale di San Pietroburgo de La forza del destino, capolavoro che mi piacerebbe cantare in teatro in futuro.

Nei suoi impegni attuali c’è molto Verdi.
Sì. In questo momento della mia vita professionale, è il compositore più importante. Specialmente il primo Verdi mi piace tantissimo, quello di opere come Corsaro, Due Foscari, Luisa Miller. In questi giorni sono impegnato a Berlino per Rigoletto e penso che questa, dopo 11 produzioni, sarà la mia ultima produzione dell’opera verdiana. Sinceramente, nonostante adori l’opera, non mi piace il carattere del Duca e il pubblico non lo ama molto. Ci sono dei momenti nella carriera di un cantante, nei quali bisogna scegliere di concludere con un ruolo. Oggi, poi, ci sono tanti altri colleghi che cantano il Duca anche meglio di me. Ho in repertorio 11 opere di Verdi ma ce ne sono altre 11 che vorrei cantare. Tra queste ultime, Stiffelio e Aroldo, mentre il prossimo anno finalmente debutto in Ballo in maschera. Forse, l’unico ruolo che non mi convince in Verdi è Adorno in Simon Boccanegra: non mi tocca il cuore.

Quali sono i suoi ruoli preferiti?
Rodolfo in Luisa Miller. Conosco bene il suo carattere e mi piace come si evolve dall’inizio alla fine dell’opera. Il terzo atto è straordinario perché indica la linea di sviluppo della poetica verdiana: la musica è scura, c’è un uso singolare delle armonie e della strumentazione. Cogliamo chiaramente quale sarà la direzione imboccata da Verdi, quella stessa che porterà a opere come Otello Falstaff.

Come sceglie un ruolo da cantare?
Guardo anzitutto al carattere del personaggio, poi alla musica. Se mi convincono entrambi, è fatta.

Lei è considerato anche un raffinato interprete del repertorio francese e russo. Ci sono in questo caso opere che ama in particolare?
Amo Massenet e Werther in particolare, che ho studiato a fondo: la sua musica mi parla. La tessitura è centrale e consente di cantare piano e pianissimo anche nel passaggio. Trovo straordinario ed emozionante poter cantare in pianissimo per cinque minuti nel duetto e subito dopo ampliare la voce e andare nei toni più gravi con la stessa efficacia. Non ho ancora cantato la Dama di picche di Ciaikovskij ma quando accadrà, sono sicuro che sarà uno dei miei ruoli preferiti.

La ascolteremo cantare in Italia?
Purtroppo non a breve. Mi piacerebbe tantissimo cantare in Italia e anche al Festival Donizetti di Bergamo, del quale conosco bene e apprezzo il direttore musicale Riccardo Frizza. Il problema è che con la mia carriera internazionale, ho già un calendario di impegni per i prossimi 4/5 anni e in Italia, in genere, programmano le stagioni con 15/18 mesi di anticipo. Troppo pochi.

Photo credit copertina: Jiyang Chen

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