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Sul podio per Rossini – Intervista a Gregory Kunde

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Il tenore statunitense Gregory Kunde, classe 1954, dirige Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini al Teatro La Fenice di Venezia, domenica 19 agosto, nell’ambito delle manifestazioni per il centocinquantesimo anniversario della scomparsa del musicista di Pesaro. Con questo evento, il massimo teatro veneziano vuol celebrare anche Tullio Serafin, il direttore d’orchestra di Rottanova di Cavarzere, nel cinquantesimo anniversario della morte. Una responsabilità dunque non irrilevante per Kunde. Il celebre tenore alla Fenice ha già avuto il riconoscimento ufficiale della sua seconda carriera vocale: dopo aver cantato, infatti, per decenni nell’ambito del repertorio belcantistico e del primo romanticismo, ha debuttato dapprima nell’Otello verdiano e poi quale Manrico nel Trovatore. Ora, sempre alla Fenice, si attende la consacrazione solenne come direttore d’orchestra.

Ci sono diversi cantanti, soprattutto tenori, che a un certo punto della loro carriera decidono di salire sul podio. Le ragioni possono essere diverse e alcune facilmente intuibili. Come nasce il suo interesse per la direzione d’orchestra?
Prima di iniziare la mia attività di cantante, avevo studiato all’Illinois State University direzione di coro. Una passione che ho coltivato: nel 1999 ho fondato un mio coro e ho iniziato a lavorare anche con l’orchestra. A Bergamo, nel 2011, ho diretto Maria di Rohan di Donizetti, riscuotendo consensi favorevoli, ma gli impegni come tenore non mi hanno permesso di proseguire. Passando, infatti, dal belcanto al repertorio più drammatico e spinto, gli impegni di lavoro si sono intensificati. Alla proposta di dirigere Il barbiere di Siviglia alla Fenice, teatro cui sono particolarmente legato, non potevo però rispondere di no.

Rossini è certamente tra i suoi compositori più amati. Il Conte d’Almaviva non è però tra i ruoli che ha proposto maggiormente in teatro. Perché?
Ho cantato in diverse produzioni rossiniane e ho amato molto personaggi come Don Ramiro nella Cenerentola o Lindoro nell’Italiana in Algeri. Il barbiere di Siviglia, tuttavia, è per me soprattutto l’opera di Figaro e Rosina, specie se viene tagliata, come in questa produzione della Fenice, l’aria del conte “Cessa di più resistere”, prima del finale. Dal punto di vista musicale è comunque un capolavoro e sono felice di dirigerlo alla guida di un’orchestra di cui conosco molti musicisti e con una compagnia di canto vocale formata di giovani artisti ai quali posso trasmettere quanto ho appreso in tanti anni di belcanto, frequentando il Rossini Opera Festival e direttori rossiniani.

Lascerà progressivamente la sua carriera di tenore per dedicarsi sempre più alla direzione?
Nell’immediato futuro ho ancora tanti impegni come cantante: Aida, Otello, Manon Lescaut. E poi mi piacerebbe debuttare come Cavaradossi nella Tosca. Poi si vedrà.

Qual è il segreto di una longevità vocale così sorprendente?
Certamente cantare a lungo Rossini e Bellini mi ha consentito di mettere a punto una tecnica rigorosa che ho consolidato grazie anche agli insegnamenti di Alfredo Kraus. Mi accosto a ogni nuovo ruolo con l’approccio di sempre, da belcantista, semplicemente con gli anni la mia voce si è irrobustita, si è ampliata. Per me è stato un percorso naturale, senza forzature. Ho affrontato un repertorio più pesante, drammatico, solo dopo i cinquant’anni, relativamente tardi. Forse proprio per questo la voce continua a regalarmi ancora tante soddisfazioni. La direzione per il momento può attendere.

Photo credit di copertina: Chris Gloag

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