Questione di grinta – Intervista a Vittoria Yeo

Condivisioni

Vittoria Yeo nasce artisticamente in Corea, dove inizia gli studi. La naturale evoluzione del suo talento musicale la porta quindi a trasferirsi in Italia, dove incontra Raina Kabaivanska e affronta lo studio del repertorio italiano, verdiano in particolare. Segue una fortunata e impegnativa serie di debutti, principalmente sotto l’egida del cigno di Busseto, senza dimenticare anche alcune eroine pucciniane, in cui l’incisività e la duttilità della sua voce e dell’interpretazione la sostengono in ogni prova, affrontata con preparazione e serietà. La incontriamo in occasione del debutto in Aida al Festival di Salisburgo, con la direzione di Riccardo Muti e la regia di Shirin Neshat.

Il 22 agosto debutterà Aida a Salisburgo con il Maestro Muti, traguardo importante per un’artista. Qual è il suo metodo nella preparazione di un nuovo ruolo?
Ogni volta cerco di documentarmi il più possibile su tutto quello che riguarda l’opera: il compositore, il periodo in cui è stata composta, la fonte letteraria da cui è stata tratta, chi è stata la prima interprete e tutto il resto. Inizio poi a leggere il libretto per capire bene la trama (spesso ce ne sono di davvero complicate) e il carattere del mio personaggio. A questo punto, passo allo studio dello spartito. Una volta che ho imparato il ruolo dal punto di vista musicale, inizio un lavoro di approfondimento per costruire bene il personaggio (non solo capire a fondo il suo carattere, ma anche renderne lo stato d’animo in ogni momento dell’opera), cercare il significato di tutto quello che devo cantare, pronunciare perfettamente le parole e focalizzare soprattutto la relazione tra parola e musica.

Fra le opere già interpretate, quale personaggio sente più vicino alla sua vocalità e quale al suo carattere?
Il ruolo più vicino alla mia vocalità è Leonora del Trovatore, che ho debuttato lo scorso marzo al Teatro dell’Opera di Roma. Quello che sento più vicino al mio carattere è invece Lady Macbeth, che ho già cantato a Ravenna e Savonlinna in forma scenica, e a Stoccolma in forma di concerto con il Maestro Muti. In realtà, come carattere è completamente diverso dal mio, ma grazie a questo ruolo ho capito il mio “carattere teatrale”, mi ha aiutato a tirare fuori molta grinta, che all’inizio non credevo di avere.

Lei ha iniziato gli studi in Corea e poi li ha proseguiti in Italia, molti suoi colleghi compiono il medesimo corso di studi: che cosa rappresenta per voi la possibilità di studiare nel nostro Paese?
Siamo un popolo intelligente e allegro che ama molto cantare, anche se la storia dell’opera in Corea non è molto lunga, parliamo di circa una settantina d’anni. Per fortuna abbiamo dei bravi insegnanti, e molti di loro hanno studiato anche in Italia. I giovani cantanti coreani che arrivano nel vostro Paese hanno già un’ottima formazione tecnica, oltre a una bellissima voce. E soprattutto sono preparatissimi musicalmente. Ma naturalmente manca loro la cultura italiana e la perfetta padronanza della lingua. Il melodramma è nato in Italia, e si basa ovviamente sulla conoscenza di questi due aspetti, perché cantare l’opera, alla fine, è sempre recitar cantando. Non conoscendo bene la lingua o la cultura non ci si può avvicinare veramente all’opera, né cantarla davvero al meglio. Quindi è assolutamente necessario studiare da vicino questo Paese: la cultura, il cibo, le persone, la natura e molto altro.

A che età si è avvicinata alla musica? 
Mi sono avvicinata alla musica attraverso il pianoforte, ma da sempre amavo cantare. Ho iniziato nel coro della chiesa da bambina. Non ero brava a quel tempo, ma mi piaceva lo stesso moltissimo. Questo amore mi ha portato ad affrontare lo studio del canto lirico in un’università in Corea. Durante un corso durato quattro anni ho approfondito sia l’opera che il repertorio liederistico, ma mi piaceva di più la prima perché mi ha sempre affascinato “interpretare” il ruolo che cantavo. Per questo mi sono innamorata dell’opera, perché dà la possibilità di cantare e recitare.

Quale considera il suo primo vero debutto?
Il Macbeth che ho cantato nel 2013 a Ravenna con la regia di Cristina Mazzavillani Muti. È stata davvero un’esperienza indimenticabile per me. L’anno precedente avevo cantato Madama Butterfly, ma quella volta cantavo con un’orchestra ridotta. Lady Macbeth è un ruolo estremamente difficile dal punto di vista tecnico-vocale e da quello interpretativo, soprattutto per una giovane cantante, praticamente una debuttante. Accettarlo è stato davvero una grande sfida e sono molto contenta di averlo fatto.

Ernani, Trovatore e Butterfly: che cosa ha significato, per lei, studiare queste opere con Raina Kabaivanska?
È una grande esperienza e un privilegio poter studiare con un’insegnate che ha vissuto sul palcoscenico tutta la vita: una delle più grandi cantanti e interpreti del panorama lirico mondiale del secondo Novecento. Mi ricordo ancora quando mi sono esibita per la prima volta davanti a lei, all’Accademia Chigiana di Siena: cantavo un’aria dal Trovatore ed ero davvero emozionata. C’è voluto un bel coraggio per farlo di fronte a una delle più grandi Leonore di sempre. La Signora Kabaivanska conosce perfettamente ogni spartito, non si limita a insegnarmi il ruolo solo dal punto di vista tecnico, mi trasmette anche il modo di interpretarlo. I suoi consigli sono a 360 gradi.

Se dovesse definire il suo registro vocale, come lo definirebbe?
Penso di essere un soprano lirico, ma con un carattere e un accento drammatici. È la caratteristica che mi ha consentito di debuttare, ad esempio, un ruolo come Lady Macbeth.

I debutti futuri saranno Battaglia di Legnano e Messa da Requiem: Verdi è il nume tutelare?
Sì, mi piace moltissimo cantare Verdi, perché ha un forte senso del teatro: ogni segno musicale ha un preciso significato drammatico. Da quando ho cominciato a capire questo, mi sono innamorata della sua genialità, della sua sensibilità, della sua serietà e della sua passione. E per fortuna ho un temperamento e una voce che mi consentono di poter cantare moltissimi ruoli verdiani.

C’è qualche altro compositore che vorrebbe interpretare?
Il mio primo amore è stato Mozart. Ho cominciato con Le nozze di Figaro e mi piacerebbe molto poter affrontare il repertorio mozartiano. Fra i miei desideri c’è anche il belcanto, che sono certa sarebbe un balsamo per la mia voce. Sarebbe un sogno poter cantare le regine di Donizetti: speriamo che possa accadere molto presto.

Download PDF