La mia idea di teatro – Intervista a Stefano Vizioli

Condivisioni

Dal palcoscenico alla direzione artistica, nella convinzione che il teatro debba Movere, delectare, docere. Cita Cicerone Stefano Vizioli, dallo scorso gennaio alla guida del Teatro Verdi di Pisa, sala che si appresta, il prossimo 14 ottobre, a inaugurare la stagione lirica con Pia de’ Tolomei, titolo poco eseguito di Gaetano Donizetti.

Vengo dal palcoscenico e dallo spartito – spiega Vizioli -, nel senso che ho una grande gavetta alle spalle, da pianista sostituto ad assistente alla regia, e forse non ho le malizie dei direttori che vengono da un lavoro più istituzionale. Però, proprio grazie a questo, posso dire di conoscere il repertorio.

Quale idea di teatro pone alla base del suo impegno di direttore artistico?
Il teatro deve uscire dalle sue mura autoreferenziali. Sono io che devo uscire e andare in città. La prima mossa importante per definire il ruolo del direttore artistico, per me, non è solo fare una stagione ma rendere il teatro parte viva nel tessuto civile della città.

Come si declina in concreto questa idea di teatro?
In sintesi: inaugurazione con titoli sconosciuti o comunque non di grande repertorio, apertura alla collaborazione con teatri fuori dal territorio toscano, e poi collaborazioni con scuole, associazioni, gruppi di anziani, realtà del sociale.

Lei è alla guida di un teatro che, proprio quest’anno, festeggia 150 anni di vita.
Sì, venne inaugurato nel 1867 con una messa in scena del Guglielmo Tell di Rossini, cantato in italiano. Si tratta di una sala con una importante tradizione, che ha avuto anche vicissitudini strane. Per l’occasione dell’anniversario, abbiamo pubblicato un documentario che ricostruisce la storia del Verdi, che ha ospitato dalla boxe all’operetta, al varietà pruriginoso, ma che è anche stato palcoscenico per cantanti allora sconosciuti come Maria Callas, Giuseppe Di Stefano e Galliani Masini, nonché spazio per debutti importanti, come quello di Franco Corelli in Turandot. Diciamo che, non essendo un teatro così ricco da permettersi le star, aveva però il fiuto per capire chi poi sarebbe divenuto una star.

Come avete ricordato in musica questo anniversario?
Due settimane fa abbiamo tenuto una prima inaugurazione con un Gala operistico al quale hanno preso parte alcuni grandi cantanti, venuti a Pisa proprio in virtù dell’amicizia che ci lega: Patrizia Ciofi, Silvia Regazzo, Francesca Salvatorelli, Enea Scala, Claudio Sgura, Matteo Mezzaro, Roberto Scandiuzzi. Avremmo voluto celebrare l’anniversario con una messa in scena del Guglielmo Tell ma, al massimo, potevamo permetterci una mela. Così, nella seconda parte del concerto sono stati eseguiti brani tratti dal capolavoro di Rossini, mentre nella prima abbiamo ascoltato pagine di Verdi. Un’alchimia a cui tenevo molto: devo far conoscere al pubblico brani poco eseguiti e non solo puntare su titoli molto conosciuti. Credo che questo, per chi fa teatro, sia un impegno anche civile, come diceva Cicerone: Movere delectare docere.

Proprio in tale prospettiva di riscoprire titoli poco noti del grande repertorio si inserisce la scelta di aprire la stagione con Pia de’ Tolomei.
Esattamente. Vorrei sempre inaugurare con un’opera sconosciuta, non per snobismo ma perché è importante che il teatro si faccia promotore di una operazione culturale, che sia anche motivo di riflessione, studio, analisi. Quando ho pensato a questa stagione, mi sono detto che avrei voluto un soggetto che avesse una qualche attinenza con la Toscana. Zemlinsky con Una tragedia fiorentina mi pareva un po’ troppo, Gianni Schicchi non regge da solo un’inaugurazione, e così ho scelto Pia perché è un titolo che nessuno conosce ma, in compenso, grazie a Dante, c’è una grande familiarità col personaggio.

Una familiarità che avete  sfruttato anche per intercettare un nuovo pubblico.
Sono diventato youtuber a 58 anni e mi sono inventato il Pia tour, cinque brevi video di 6/7 minuti che raccontano i luoghi del personaggio, che non sono solo Siena e la Maremma. Il primo video ha collezionato 15 mila visualizzazioni, un ottimo risultato per questo tipo di prodotto. D’altra parte, parliamo di una figura davvero ricchissima, che va da Dante a Marguerite Yourcenar e Gianna Nannini, passando per la visione alternativa di Bandello nel Quattrocento, sino a tutta la cultura romantica che favoriva l’immagine della dolente Pia al balcone.

Come sarà questo nuovo allestimento?
L’ho affidato ad Andrea Cigni, regista abbastanza outsider ma molto rispettoso dello spartito. Peraltro, ha una certa dimestichezza con titoli desueti belcantistici. Andrea mi ha proposto una visione molto particolare, spostata come periodo storico ma molto coerente. Siamo negli anni Trenta del Novecento e i protagonisti sono un signorotto toscano fascista e un gruppo di persone che appartengono alla resistenza. Pia è una restauratrice di antichi quadri toscani, per cui c’è questa Toscana che entra in continuazione con i dipinti di autori come Segantini e Fattori. La protagonista vive nella bellezza della toscana artistica, ma è come stritolata dall’ottusità dura e macista di una cultura che la opprime. Emerge un’idea più generale delle donne come baluardo della salvezza, della bellezza, del legame con la storia.

Ci dice qualcosa degli altri titoli in cartellone?
Dopo un’opera come Pia, non potevo che andare sul grande repertorio. Facciamo quindi Trovatore in coproduzione con Reggio Emilia e Modena, un allestimento che ha già girato in Francia e Belgio. Poi, insieme al Teatro Manzoni di Pistoia, Il Girello, opera barocca di Jacopo Melani del 1685, uno spartito straordinario, che ricorda i migliori Cesti e Cavalli, con un libretto di grande modernità. Si tratta di uno spettacolo concepito per marionette, in occasione del Carnevale di Venezia. Nel nostro allestimento, la storica compagnia dei Colla invade il palco con lo spettacolo, mentre musicisti e cantanti stanno in buca. Da Livorno arriva poi Iris di Mascagni, in coproduzione con Osaka, affidata a un regista giapponese minimalista che la riscatta dai cascami decadenti un po’ dannunziani. Di Puccini, ospitiamo La fanciulla del West con la regia di Stefanutti, spettacolo già acclamato in diversi teatri. Opera amata dai musicisti ma meno dai melomani, Fanciulla ti destabilizza: è un lavoro pienamente moderno, meno gratificante dal punto di vista delle voci, ma con un’orchestrazione pazzesca. L’Italiana in Algeri, altra nostra produzione, ha la particolarità di avere scene e costumi di Ugo Nespolo, artista pop di fama internazionale, che ogni tanto si presta alla scenografia e con cui ho già lavorato per Elisir e Butterlfy. Da poco, Nespolo ha inaugurato un’installazione a San Michele degli Scalzi qui a Pisa: il suo è un segno pittorico eclatante, umorista, leggero ma non superficiale. Perfetto per Rossini.

Download PDF