I dieci volti di Carmen – Intervista ad Annalisa Stroppa

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Non una, ma dieci Carmen. Per il mezzosoprano Annalisa Stroppa, che si appresta a interpretare la sigaraia di Bizet al Festival di Bregenz, Carmen è un personaggio completo.
Amo particolarmente questo personaggio perché in Carmen c’è tutto. È bellissimo sia vocalmente che dal punto di vista interpretativo. C’è la Carmen sensuale, a cui tutti siamo abituati, ma ci sono anche molte altre Carmen: quella giocosa, quella serena (penso alla chanson bohème), quella drammatica, come accade nell’aria delle carte e nell’ultimo atto. È davvero un personaggio duttile e complesso: in lei non c’è un’unica donna, ma dieci.

Come è cantare questo ruolo?
Il bello è che ti consente di giocare con i colori della voce, che sono completamente diversi tra il primo e l’ultimo atto. All’inizio Carmen è la leader che guida il gruppo, un esempio per tutte le sigaraie, pronta alla sfida per ottenere ciò che desidera, come quando ferisce Manuelita per attirare l’attenzione di Don Josè. È una donna da un lato sensuale, forte e fedele a se stessa, dall’altro caratterizzata da grandi momenti di fragilità e sofferenza, come nel momento in cui Don Josè decide di partire.

Quante altre volte ha cantato Carmen nella sua carriera?
Il debutto nel ruolo è avvenuto nel 2011 al Teatro Sociale di Trento, mentre l’ultima mia performance è datata 2014 a Limoges. La primissima volta che mi sono misurata con un brano tratto dalla Carmen è stato però in occasione del concerto dei vincitori del concorso Operalia, nel 2010 in Ungheria: ho cantato il duetto finale con Placido Domingo. Per me è stato un onore immenso cantare con il Don Josè più grande di tutti i tempi. Preparai il duetto in pochissimo tempo ed ero alquanto tesa in occasione dell’esibizione, ma il Maestro Domingo fu subito pronto a tranquillizzarmi e mi disse: “Annalisa non preoccuparti, vedrai che questo ruolo ti porterà tanta fortuna”.

Veniamo alla produzione di Bregenz: ben nove recite dal 22 luglio in un suggestivo scenario all’aperto.
È la prima volta che mi capita di cantare questo ruolo all’aperto. Ho cantato diverse volte all’Arena di Verona, alle terme di Caracalla a Roma, ma il contesto di Bregenz è molto diverso e assolutamente unico perché la localizzazione del palco al di sopra del lago fa sì che quest’ultimo diventi protagonista della produzione. L’acqua è un elemento cardine dello spettacolo in ogni atto. Lo scenario è fantastico, abbiamo alle spalle le montagne e inoltre ogni sera la natura ci regala un tramonto meraviglioso in cui il sole si specchia nel lago per poi lasciare posto alla luna, i cigni fanno da contorno alla stupenda scenografia. Purtroppo ci sono anche alcune controindicazioni: essendo una performance all’aperto, si è su un palco esposto al sole, al vento e anche alla pioggia. Ma a me piacciono le sfide e non mi tiro di certo indietro. Evidentemente, l’esecuzione sarà amplificata mediante l’uso di microfoni, non essendo presente alcuna cassa di risonanza naturale in grado di propagare il suono. Le tribune localizzate sulla sponda del lago sono in grado di ospitare circa settemila persone. Si prevede una grande affluenza di pubblico: peraltro, le recite di luglio sono già tutte esaurite. Infatti, anche tralasciando l’attrattiva del titolo di Bizet, già di per sé accattivante, Bregenz e il suo Festival sono meta di un turismo massiccio, proveniente da Austria, Svizzera, Germania e non solo. Infine, essendo previste 27 repliche, le performances saranno eseguite da tre diversi cast, ciascuno impegnato per nove recite.

Ci parli dell’impostazione registica di Kasper Holten.
L’elemento distintivo del palco su cui si svolge la scena sono senz’altro le enormi carte che Carmen lancia in aria nel terzo atto. Anche la regia è incentrata sul tema delle carte e del destino che esse preannunciano: fin dall’inizio dell’opera ciò appare evidente attraverso una sorta di anticipazione della scena delle carte, da cui emerge l’idea che Carmen conosca già il suo destino e non lo rinneghi, scegliendo sempre la libertà. Le carte si illuminano, cambiano di colore a seconda delle scene, creando un fondale suggestivo che si integra magnificamente nel contesto del lago. La regia è molto dinamica, accattivante e colorata. Non è una Carmen tradizionale, direi piuttosto atemporale, con costumi favolosi che si intrecciano creando una stupenda tavolozza di colori. Corpo di ballo e acrobati si integrano con il cast riempiendo e animando la scena. Sarà uno spettacolo a 360 gradi, in cui il lago diventerà il vero protagonista dell’opera.

Com’è il cast di questa produzione?
È un cast internazionale composto da meravigliosi artisti con cui si lavora molto bene. A tenere alta la bandiera italiana ci siamo io e uno dei direttori, Paolo Carignani; sia lui che l’altro maestro, Jordan De Souza, sono professionisti di altissimo livello. Mi sono trovata benissimo anche con Holten: abbiamo costruito insieme il personaggio di Carmen, sulla base delle sue idee e della mia sensibilità. La regia è davvero molto interessante e si adatta perfettamente a un palcoscenico di dimensioni eccezionali. Sicuramente uno spettacolo da non perdere.

Photo credit: Victor Santiago

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