Che vulcanico soprano – Intervista a Damiana Mizzi

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“Bocca baciata non perde ventura, anzi rinnova come fa la luna”. E come la luna, molteplice e misteriosa, è la capacità di Damiana Mizzi di rinnovarsi nel suo intenso lavoro di studio e di interpretazione, approcciando ruoli spesso distanti con professionalità, completezza e un pizzico di spirito. Fra musica contemporanea e repertorio tradizionale, sa trovare sempre una sua caratteristica cifra stilistica che la rende degna di nota. Noi abbiamo il piacere di incontrarla a pochi giorni dal debutto in Nannetta al Teatro Regio di Parma per il Festival Verdi.

Il 1° ottobre canterà al Regio di Parma nel Falstaff. Com’è cambiata la sua Nannetta dal debutto al Festival di Ravenna a oggi?
Sicuramente è maturata vocalmente, sia a livello tecnico che musicale. Averla interpretata diverse volte in questi ultimi quattro anni mi ha permesso di continuare a studiare la parte e riadattarla man mano alla maturazione vocale. Ma cantare frequentemente un ruolo comporta anche qualche rischio, perché spesso si possono prendere delle abitudini che poi si fa fatica a cambiare; oppure può capitare che, ripetendola così tante volte, ci si accontenti e ci si “sedimenti” su ciò di cui siamo sicuri senza sperimentare nuove soluzioni. In particolare, in questa nuova produzione di Parma, ho dovuto cambiare anche l’approccio al personaggio: non più solo una Nannetta romantica e sognante, ma anche una ragazza coi piedi per terra, ribelle come gli adolescenti di oggi, più incisiva fisicamente e vocalmente. In questo cambiamento sono stata aiutata moltissimo dai Maestri che ci accompagnano in questa avventura: il regista Jacopo Spirei e il direttore Riccardo Frizza.

In occasione della finale del concorso Operalia, ha interpretato un brano di Amadeo Vives tratto dalla zarzuela La generala. Come si è trovata a interpretare un brano così singolare?
Benissimo. Ho sempre adorato la zarzuela, ho molti amici spagnoli, anche loro cantanti, che mi hanno fatto avvicinare a questo repertorio già da qualche anno, ma non mi era ancora mai capitato di studiarlo così a fondo come ho fatto per Operalia. Sono stati proprio quegli stessi amici a suggerirmi i brani più adatti alla mia vocalità da portare al concorso, e tra questi c’era anche “La Canción del Arlequín”, tratta da La Generala, di cui mi sono subito innamorata. È un brano quasi da soprano soubrette, molto simile ad alcune arie di operetta, perfetto per la mia voce, anche se in fase di studio mi ha dato tecnicamente filo da torcere con tutti quei salti di ottava in velocità sui numerosi “Tin Tin Tin”: non è per nulla facile eseguirli veloci, intonati, a tempo e con intenzione interpretativa.

Pensa che la zarzuela possa essere un terreno di indagine interessante per la sua vocalità?
Indubbiamente. Ci sono tanti ruoli per la mia tipologia di voce. Vorrei studiare molte altre arie che non ho potuto portare in concorso. Prima di Operalia sono andata fino a Madrid al Teatro de la Zarzuela per studiare con una pianista del teatro, esperta di questo repertorio, che mi ha aiutato tantissimo. Proprio in quella occasione sono stata invitata a tornare la prossima stagione per farmi ascoltare ufficialmente dal responsabile artistico. Anche l’esperienza positiva vissuta a Operalia mi ha fatto capire che la zarzuela può essere una strada da percorrere.

Dopo la partecipazione al Festival di Pesaro nel Viaggio a Reims, Rossini sembrerebbe il suo terreno d’elezione, soprattutto sul versante comico. C’è un ruolo serio del compositore pesarese che sente nelle sue corde?
Penso che con la maturità vocale raggiunta oggi potrei affrontare il ruolo di Amenaide nel Tancredi. Ma se devo dire la verità, credo che per una voce come la mia sia giusto passare prima dal Rossini comico, dove adesso potrei davvero dare il mio meglio, per arrivare magari fra qualche anno al Rossini serio.

Nel suo repertorio si trovano alcuni titoli rari, come Il cappello di paglia di Firenze di Rota o Il medico dei pazzi di Battistelli: sono state esperienze stimolanti o preferisce il repertorio più tradizionale?
Sono state esperienze decisamente stimolanti, le definirei quasi necessarie per approcciarsi ancora meglio al repertorio tradizionale. Io amo alla follia Nino Rota, sono cresciuta nel Conservatorio di Monopoli che porta il suo nome e che lui stesso in persona molti anni prima volle creare come sede distaccata del Conservatorio di Bari. Ho “respirato” la sua storia e la sua musica fin da quando ho mosso i primi passi nel mondo della lirica; lo trovo un compositore geniale. Da tutto ciò poi ho cominciato a eseguire repertorio del Novecento, come La piccola volpe astuta di Janáček, e molta musica da camera, fino ad arrivare alla musica contemporanea, come quella così particolare dell’opera Il medico dei pazzi di Battistelli, che mi ha fatto divertire tantissimo. Per eseguire bene il contemporaneo ci vogliono molto studio e metodica. Bisogna avere un approccio quasi da strumentisti e se poi esegui prime assolute, non hai nemmeno la possibilità di ascoltare preventivamente ciò che devi cantare: il primo esecutore sei tu e questa è una delle cose più allettanti. È un repertorio che mi piace molto e non passa anno in cui non ne esegua almeno un po’. Inoltre, ho da poco fondato insieme a due amici, un violoncellista e un pianista, un trio stabile da camera che esegue per la maggior parte musica del Novecento e contemporanea, un progetto tutto nuovo a cui teniamo tanto e che stiamo promuovendo il più possibile.

Nella costruzione di un personaggio dedica più tempo allo studio della vocalità e della musica, oppure alla regia e all’ambito scenico?
La costruzione di un personaggio inizia già quando leggo le prime volte l’opera da sola, attraverso il libretto, lo studio di come posso rendere al meglio le parole che sto dicendo. La prima fase di studio tecnico-vocale prevede proprio questo: unire la musica all’intenzione, alla parola, al significato di ciò che si sta cantando. Poi però, dopo essersi fatti da soli una prima idea, ci si deve mettere in gioco nell’ambito delle prove di regia, perché noi artisti non sappiamo mai prima dell’inizio delle prove che tipo di personaggi hanno in mente i registi. Quindi credo sia giusto arrivare con un’idea personale e poi capire, in fase di costruzione dell’opera, se è compatibile con quella registica o se bisogna cambiare qualcosa…o addirittura tutto. Succede, ma non è grave, anzi, in questo modo puoi dimostrare che sei in grado di metterti in discussione e dare forma al personaggio insieme all’idea del regista.

La spiccata teatralità delle sue interpretazioni è merito delle esperienze registiche, della drammaturgia di alcuni brani oppure di una sua attitudine naturale?
Fin da piccola mi sono sentita attratta dalla danza, dal teatro, e ho sempre mostrato una predisposizione verso tali attività. Poi con lo studio e l’esperienza sul campo mi sono formata meglio e ho imparato tantissimo. Gli insegnanti che ho avuto nel mio percorso di formazione sono stati fondamentali. A ognuno di loro devo molto per la fiducia che mi hanno dato. Questo è un ambiente in cui la pratica è tutto: più hai la possibilità di esercitarti lavorando su un palcoscenico, più puoi imparare e crescere.

Ha un ruolo che vorrebbe debuttare, ma che non è ancora previsto nei suoi programmi?
Si, più di uno. Mi piacerebbe tantissimo debuttare Susanna nelle Nozze di Figaro, come anche Amina nella Sonnambula e Norina nel Don Pasquale.

Quali saranno i suoi prossimi impegni?
A dicembre canterò la première di un’operina contemporanea molto divertente del compositore Domenico Turi su libretto di Federico Capitoni, intitolata Non è un paese per Veggy, per il Festival Nuova Consonanza di Roma. Poi farò una tournée in Spagna su repertorio sacro con Fabio Biondi e la sua orchestra Europa Galante. Per il resto ci potrebbero essere nuovi debutti operistici nel 2018, ma ancora non posso svelare nulla.

Ha degli hobby o delle passioni, oltre alla musica che è certamente totalizzante?
Stando sempre molto in giro per lavoro, il mio tempo libero lo impiego innanzitutto riposando a casa, a Roma, e trascorrendo più tempo possibile col mio compagno. Entrambi adoriamo la natura e gli animali, così cerchiamo almeno una volta all’anno di concederci un viaggio in un posto del mondo che abbia itinerari naturalistici, per unire l’hobby alla vacanza. Leggo molti libri, mi piace molto fare yoga e quest’anno, dopo tanto tempo, ho finalmente ripreso la danza. Alla fine, anche il mio tempo libero risulta perennemente occupato.

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