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Viaggio nel Lied – Dietrich Fischer-Dieskau, oltre le tifoserie

Bisogna ammetterlo, con tutto l’amore possibile, ma bisogna ammetterlo: nella storia dell’opera, soprattutto nel secolo scorso, si sono registrati non pochi fenomeni di “tifoseria”. Non proprio della categoria Coppi/Bartali ma certamente coloriti. Come dimenticare le opposte fazioni Callas/Tebaldi, Del Monaco/Di Stefano, Pavarotti/Domingo?

L’opera, in quanto fenomeno anche molto popolare, ha sempre generato queste oziose quanto simpatiche sfide tra i vari sostenitori. Se tuttavia, sempre nell’ambito della musica vocale classica, c’è un artista che ha messo tutti, ma proprio tutti, d’accordo nel considerarlo il massimo interprete della liederistica romantica, questo è Dietrich Fischer-Dieskau.

Negli anni Novanta ebbi la fortuna di diventare amico di Elio Battaglia, baritono e straordinario docente di canto, all’epoca al Conservatorio di Torino. Battaglia mi diede l’opportunità di assistere alle sue lezioni. Fu in quei frangenti che mi divenne chiaro come lo studio e la profonda conoscenza del Lied potessero costituire una base fondamentale per costruire un grande cantante di teatro operistico.

In quel periodo, Battaglia teneva una serie di conferenze intitolate “Le ragioni dell’arte di Dietrich Fischer-Dieskau”. Ebbi così la fortuna di conversare personalmente con Elio, che amava coinvolgere le persone interessate e si accalorava nel dare spiegazioni. Fu lui a farmi capire che, al di là di una tecnica sopraffina, di un meraviglioso timbro di baritono chiaro e di una proverbiale versatilità – anche se personalmente non amo alla follia le sue incursioni in territorio verdiano – la grandezza di Fischer-Dieskau stava soprattutto nella sua capacità di approfondire fino all’inverosimile il rapporto tra poesia e musica.

È noto come uno degli elementi fondanti del Lied romantico sia proprio la ricerca, da parte dei compositori, di testi poetici capaci di stimolare la loro creatività. Non si trattava, come per esempio nel melodramma italiano, di adattare un testo alle esigenze e talvolta ai capricci del compositore. Nel Lied il musicista si innamora di una poesia e cerca di arricchirla attraverso la scrittura pianistica o, meno frequentemente, orchestrale.

Dietrich Fischer-Dieskau nacque a Berlino il 28 maggio 1925 e morì a Berg, in Baviera, il 18 maggio 2012, pochi giorni prima del suo ottantasettesimo compleanno. Nel corso di una lunghissima carriera costruì un repertorio operistico di enorme ampiezza, affrontando un numero eccezionale di ruoli. Wagner, Verdi, Strauss, Puccini e Mozart figurano accanto a Berg, Debussy, Hindemith, Messiaen, a testimonianza di una straordinaria apertura verso il teatro musicale del suo secolo.

Come interprete di Lieder affrontò praticamente tutti i compositori più importanti. Spiccano, a mio avviso, le letture inarrivabili dei cicli schubertiani, di Schumann, Wolf e Richard Strauss. Sovente accompagnato da Gerald Moore, ma talvolta anche da Daniel Barenboim, Fischer-Dieskau ha costruito il più imponente lascito discografico dedicato al Lied romantico.

Sicuramente non è l’unico straordinario interprete di questo particolare genere (come dimenticare, per esempio, Kathleen Ferrier, Fritz Wunderlich o Jessye Norman?), tuttavia nessuno come lui ha dedicato sistematicamente una parte enorme della propria attività a promuovere e approfondire la liederistica. Ed è proprio in tale ottica che Fischer-Dieskau non ha generato “tifoserie”, bensì un unanime e indiscutibile consenso.

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