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Un anno con Benjamin Britten – Gloriana

Ammetto che mi accingo a scrivere di Gloriana senza grandi entusiasmi, più per dovere documentale che per amore. Tuttavia, è giusto non lasciarsi condizionare eccessivamente dal gusto personale. Gloriana appartiene al corpus britteniano e, come tale, merita di essere affrontata con il dovuto rispetto.

Se dovessi stilare una classifica di gradimento tra tutte le opere di Britten, ammetto che la collocherei in zona retrocessione. Credo neppure Ben la amasse particolarmente. Tant’è che è l’unica a mancare nel catalogo delle incisioni dirette dallo stesso compositore. In realtà manca anche Death in Venice, ma solo perché Britten era ormai in cattive condizioni di salute e in grado di seguire la registrazione solo dalla cabina di regia. Nel caso di Gloriana, invece, si tirò indietro e non la registrò. Solo nel 1993 Sir Charles Mackerras affrontò la partitura per quella che oggi è l’edizione discografica di riferimento. E anche questo, considerato che delle opere di Britten esistono ormai moltissime registrazioni, vorrà pur dire qualcosa.

Andiamo tuttavia per gradi. Intanto, la prima cosa da sottolineare è che Gloriana è un’opera d’occasione. E che occasione! Venne infatti commissionata nientemeno che per l’incoronazione della regina Elisabetta II nel 1953 e fu rappresentata alla Royal Opera House nell’ambito delle celebrazioni ufficiali. Britten era ormai, dopo i successi di Peter Grimes e di Billy Budd, una specie di star del teatro musicale inglese, che attendeva da secoli l’erede di Purcell. Cosi, per l’evento più importante della nazione, venne scelto il compositore british più importante.

Si poteva forse opporre diniego alla Regina? Certo che no. Così Britten attese all’arduo compito confezionando la sua Opus 53 in tre atti, che ha come protagonista Elisabetta I, facendo trarre il soggetto al librettista William Plomer da Elizabeth and Essex (1928) di Lytton Strachey. Il titolo Gloriana deriva invece dall’appellativo con cui Elisabetta I viene chiamata dalle truppe militari nel poema La Regina delle Fate di Edmund Spenser del XVI secolo.

Nell’opera viene messo a nudo il complesso rapporto tra Elisabetta e il Conte di Essex. Non mi soffermo sulla trama in quanto piuttosto articolata ancorché facilmente reperibile sul web. Si tratta di un lavoro problematico e, nel complesso, poco riuscito, anche se non mancano buoni momenti musicali, gran parte dei quali sono confluiti nella Suite op. 53a che viene più frequentemente eseguita in concerti sinfonici.

L’8 giugno 1953 Gloriana ebbe la sua prima esecuzione sotto la bacchetta di Sir John Pritchard con Joan Cross e Peter Pears nei ruoli di Elisabetta ed Essex. Quest’ultimo è ben noto in suolo italico in quanto title role dell’eponima donizettiana Roberto Devereux. Da allora, in considerazione del fatto che Gloriana deluse gran parte del pubblico e, forse, il compositore stesso, l’opera ha conosciuto riprese sporadiche e non è mai entrata in repertorio. Non ho dati alla mano, ma credo sia una delle opere britteniane meno presenti nei cartelloni internazionali (insieme a Owen Wingrave, che tuttavia era stata concepita per la televisione e della quale ci occuperemo a settembre).

Ciò non significa che non valga la pena di conoscerla e di apprezzarne i momenti migliori. La versione in CD di riferimento è quella già citata diretta da Mackerras per Argo/Decca. L’unico DVD che conosco, in quanto presente nella mia personale fono/videoteca (Opus Arte, protagonista Susan Bullock, direttore Paul Daniel alla testa dell’Orchestra della Royal Opera House) è ragguardevole e merita di trovare posto nelle collezioni.

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