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Napoli, la prima stagione di Macciardi rilancia l’identità del San Carlo

La prima, nuova stagione lirico-sinfonica e di balletto firmata anche per la direzione artistica dal neo-sovrintendente Fulvio Adamo Macciardi, presentata nell’antico foyer degli specchi, punta chiaramente a restituire la grande storia e tradizione di un Teatro San Carlo di Napoli che, a dieci anni dal gloriosissimo terzo centenario dalla sua fondazione, ne avvia il count down (si veda il logo 202|37) riprendendo consapevolezza di sé e della propria unicità fra i palcoscenici del mondo. E lo fa lasciandosi alle spalle i fuochi pirotecnici e i circhi di superstelle, fra ugole e regie, non di rado spiantati rispetto ai repertori o al contesto perché a eco di un mercato esterofilo dalle radici corte o, in ogni caso, diverse. Il tutto senza rinunciare ai nomi più luminosi del circuito internazionale, italiani in primis, a titoli in nuova produzione, alle opere nate per il San Carlo e alle riscoperte legate al tracciato della Scuola musicale napoletana. Non trascurando, opportunamente, le commissioni inedite contemporanee, le collaborazioni con altre Istituzioni (lodevole, dopo l’incendio al Sannazaro, il sodalizio con l’Associazione Alessandro Scarlatti per continuare il Festival pianistico), il serio rilancio delle compagini artistiche interne (si resta solo in attesa del nuovo Direttore musicale), le fondamentali uscite in tournée.

Per la lirica, i titoli sono 11, con 5 nuovi allestimenti: si inaugura il 2 dicembre 2026 con Luisa Miller scritta nel 1849 da Giuseppe Verdi su libretto del Cammarano, è noto, appositamente per il San Carlo, e dunque restituita in produzione inedita firmata da Davide Livermore (con i costumi di Giusi Giustino) e la direzione musicale di Daniel Oren, già direttore stabile del Lirico partenopeo e bacchetta eccellente per alcuni eventi memorabili, fra i quali una Tosca nel 1996 con tris d’assi (Kabaivanska-Pavarotti-Pons) e il Requiem di Verdi a Ponticelli. Cantano: Mariangela Sicilia in alternanza con Marta Torbidoni (Luisa), Piotr Beczala e Stefan Pop per Rodolfo, Igor Golovatenko e Franco Vassallo per Miller.

A gennaio torna la Madama Butterfly con la regia di Ferzan Özpetek (dirige Francesco Ivan Ciampa) affidando il ruolo del titolo ad Anna Pirozzi accanto al Pinkerton di Jorge de León, allo Sharpless di Marco Filippo Romano e alla Suzuki di Veronica Simeoni. In febbraio, attesa sarà la nuova Aida di Giuseppe Verdi con la regia di Serena Sinigaglia e con Renato Palumbo sul podio, scelta per rappresentare il San Carlo nella tournée in Giappone, il prossimo luglio. A darvi corpo e voce saranno: Maria José Siri e Roberta Mantegna (Aida), Luciano Ganci e Micheil Sheshaberidze (Radamès), Elizabeth Deshong e Teresa Romano (Amneris).

A marzo seguiranno Pagliacci di Leoncavallo nella storica regia “fantasmagorica” creata da Franco Zeffirelli per l’Opera di Roma, con Carolina López Moreno (Nedda), Fabio Sartori (Canio) e Ariunbaatar Ganbaatar (Tonio) sotto la direzione di Oren; in aprile in nuova produzione arriva in doverosa restituzione, tra l’altro a duecento anni esatti dalla prima al Teatro Nuovo, il Donizetti napoletano del melodramma Otto mesi in due ore o sia Gli esiliati in Siberia (regia di Mariano Bauduin e direzione dell’ottimo Fabio Mastrangelo) e immediatamente a seguire parimenti nel solco delle riscoperte di cifra partenopea e stessa firma registica, il fondamentale Paisiello in stile opéra-comique della Nina o sia La pazza per amore diretta da Fabio Biondi, con la brava Désirée Giove nel ruolo eponimo.

In maggio si porterà in scena il Peter Grimes di Britten nella versione registica veneziana di Paul Curran (dirige John Fiore) con l’inossidabile tenore Gregory Kunde protagonista mentre, a giugno, tornerà Il barbiere di Siviglia di Rossini nel delizioso allestimento sancarliano di Filippo Crivelli (dirige Ottavio Dantone; cantano Maxim Mironov, Paolo Borgogna, Chiara Amarù, Roberto de Candia e Michele Pertusi). In autunno, a settembre, si ospita la premiata La damnation de Faust di Damiano Michieletto con targa Opera di Roma (dirige Nikolaj Znaider; interpreti Alex Esposito, René Barbera, Annalisa Stroppa in alternanza con Teresa Iervolino, Vartan Gabrielian) e si chiude dal 27 al 29 ottobre con le tre recite di una prima assoluta, commissionata ad hoc al compositore Alessandro Solbiati andando a completare l’opera in abbozzo La chute de la maison Usher di Claude Debussy. Dirige Marco Angius, regia di Luca Micheletti.

Dopo anni di assenza tornerà in luglio anche l’opera all’Arena Flegrea, con Tosca, nell’allestimento di Edoardo De Angelis. Si sta nel frattempo lavorando a ulteriori uscite fuori le mura, ad esempio a Pompei.

La stagione sinfonica, al via in omaggio al bicentenario beethoveniano il 13 e 14 novembre 2026 con la Sinfonia n. 9 “Corale” diretta da Oren, vedrà avvicendarsi sul podio dell’Orchestra della Fondazione Charles Dutoit, Ton Koopman, Bertrand de Billy, Alexander Soddy, Pietari Inkinen, Nikolaj Znaider, Ramón Tebar e Umberto Clerici, Hartmut Haenchen, Pinchas Steinberg, Asher Fisch e Lorenzo Passerini. Particolare spazio in locandina, sempre nell’ottica delle celebrazioni per Beethoven, avranno tutti i concerti per strumento solista e orchestra, compreso il “Triplo” con il violinista, Gabriele Pieranunzi, il violoncellista Pierluigi Sanarica e il pianista napoletano novantunenne, ormai “mito”, Bruno Canino. Proseguono, a corollario, la stagione da camera e il Festival pianistico che, per la nuova edizione, ospiterà Jean-Efflam Bavouzet, Alexandra Dovgan, Roberto Cominati, Filippo Gorini e Javier Perianes.

Come immaginabile in virtù delle doppia direzione del Corpo di Ballo e della Scuola affidata a un vertice doc qual è Renato Zanella, l’investimento e il rilancio sulla risorsa ormai rara di una compagine coreutica in gran forma e dello storico percorso di formazione vantati dalla Fondazione risultano evidenti dal peso di ben sei titoli all’interno del nuovo cartellone. Accanto a riprese di produzioni sancarliane come il tradizionale Schiaccianoci a Natale con la coreografia di Simone Valastro, diretto da Andriy Yurkevych, e La dame aux camélias di Derek Deane, diretto da Ido Arad, svetta per la prima volta al San Carlo l’allestimento di una delle pietre miliari del Novecento: L’histoire de Manon di Kenneth MacMillan, diretto da Kevin Rhodes. Seguiranno, in luglio, Zorba il greco di Lorca Massine su musiche di Theodorakis, Invito alla danza (serata composta da tre coreografie di giganti del ventesimo secolo, Jerome Robbins, Uwe Scholz e Ben Stevenson) e una nuova creazione di Jacopo Godani. D’obbligo e dunque particolarmente meritorio è il Gala dedicato alla memoria di Anna Razzi, indimenticata direttrice e anima della scuola sancarliana, cui parteciperanno stelle nazionali e internazionali.

Infine, un appuntamento speciale per la lirica, in coda al 2026 e in data unica: in occasione dei 55 anni dal suo debutto al San Carlo, Plácido Domingo sarà protagonista con Sonya Yoncheva di un gala lirico accanto all’Orchestra della Fondazione diretta da Leonardo Sini. Nella clip in video il tenore oggi baritono ha tenuto a esprimere con gioia tutto il suo entusiasmo per questo suo ritorno al Lirico napoletano. «Per me sarà una grande emozione, un sogno. Vi aspetto tutti il prossimo 17 dicembre, alle ore 19».

«Tale mia prima Stagione per il San Carlo – ha dichiarato in apertura di conferenza stampa il sovrintendente Macciardi accanto al sindaco e presidente Gaetano Manfredi, a Onofrio Cutaia (assessore alla Cultura della Regione Campania), ad Antonio Marcellino (capo segreteria del Sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella) e dal direttore del Ballo più Scuola Renato Zanella – ruota intorno a un appuntamento di notevole rilevanza storica: il 290° anniversario della sua fondazione, avvenuta il 4 novembre 1737. Mancano dunque “solo” dieci anni al grande traguardo dei trecento ed è per questo che sin d’ora ho voluto creare uno speciale focus sulle grandi pagine musicali che hanno segnato la vita del Massimo napoletano (le prossime inaugurazioni saranno tutte siglate da opere scritte per il nostro Lirico, da Verdi, poi da Donizetti, quindi da Rossini), a riflettere sul ruolo fondamentale svolto dal nostro palcoscenico nella storia della musica italiana e internazionale. In quasi tre secoli di attività, il San Carlo ha rappresentato, e continua a rappresentare – ha ribadito il nuovo vertice – un laboratorio creativo e un punto di riferimento internazionale, lasciando un’eredità inestimabile che continua a essere uno dei patrimoni più preziosi della cultura europea. Il nostro compito? Sarà valorizzarne il brand, il nome, la storia e l’unicità identitaria ben nota a tutti e ovunque nel mondo».

www.teatrosancarlo.it

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