Daniela Dessì appartiene a una generazione di grandi soprani italiani che ha saputo coniugare una solida formazione belcantistica con una progressiva apertura verso il grande repertorio lirico e drammatico. A dieci anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 20 agosto 2016 a Brescia, il suo percorso artistico conserva una forza particolare per ampiezza, continuità e varietà delle esperienze affrontate.
Nata a Genova il 14 maggio 1957, Dessì studia canto e pianoforte al Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma e si perfeziona all’Accademia Chigiana di Siena, dedicandosi anche al canto da camera. Il debutto arriva nel 1978 con La serva padrona di Pergolesi, nel ruolo di Serpina. Nel 1980 è finalista al Concorso internazionale di voci nuove “Maria Callas”, organizzato dalla Rai, esperienza che contribuisce ad avviare la sua carriera sui principali palcoscenici italiani.
I primi anni sono fortemente legati al repertorio barocco, mozartiano e belcantistico. In questo periodo matura quella preparazione tecnica e stilistica che resterà una componente essenziale della sua identità artistica. Particolarmente importante è il rapporto con Rodolfo Celletti e con il Festival della Valle d’Itria, dove affronta numerosi titoli del Settecento e del primo Ottocento. Nel 1982 debutta alla Piccola Scala come Donna Fulvia ne La pietra del paragone di Rossini. Seguono interpretazioni di opere di Rossini, Mozart, Pergolesi, Cimarosa e Donizetti, che consolidano una vocalità fondata sulla precisione musicale, sul controllo dell’emissione e sulla cura della linea.
È su queste basi che, nella seconda metà degli anni Ottanta, Dessì amplia progressivamente il proprio repertorio. Alla frequentazione del belcanto si affiancano i grandi ruoli di Verdi, Puccini e del repertorio verista, fino ad arrivare ai personaggi più impegnativi della vocalità lirico-spinta. La bohème, Madama Butterfly, Tosca, Adriana Lecouvreur, Aida, Don Carlo, Andrea Chénier, Norma, La Gioconda, Mefistofele e Faust diventano alcune delle tappe di una carriera ormai pienamente affermata.
Il passaggio a un repertorio più pesante avviene senza rinunciare ai principi tecnici della formazione. La voce di Dessì, ricca soprattutto nel registro centrale e caratterizzata dalla morbidezza dell’emissione, mantiene una particolare attenzione alla linea di canto e alla parola anche nei ruoli di maggiore intensità drammatica. È una continuità tecnica che contribuisce a spiegare la sua particolare affinità con Verdi e Puccini, autori ai quali dedica una parte importante della maturità artistica.
La dimensione internazionale si consolida negli anni Novanta. Nel 1995 debutta al Metropolitan Opera di New York come Nedda nei Pagliacci e torna successivamente sul palcoscenico newyorkese con La bohème e Madama Butterfly. In Europa è ospite, tra gli altri, della Staatsoper di Vienna, della Deutsche Oper di Berlino e della Bayerische Staatsoper di Monaco. Nel corso della carriera collabora con direttori di primo piano come Riccardo Muti, Claudio Abbado, Riccardo Chailly, Carlo Maria Giulini, Carlos Kleiber, Lorin Maazel e Giuseppe Sinopoli.
Particolarmente significativo è il rapporto con Puccini. Tosca, interpretata in numerose produzioni e per diverse stagioni, diventa uno dei ruoli simbolo della sua carriera, accanto a Madama Butterfly e La bohème. Oltre al repertorio pucciniano, affronta con continuità Verdi e i principali autori del verismo, portando nei ruoli più drammatici una tecnica sempre sorvegliata e una solida esperienza teatrale.
Nel 2008, al Teatro Comunale di Bologna, debutta come Norma, uno dei personaggi più complessi del repertorio romantico italiano. L’interpretazione le vale il Premio Abbiati della critica musicale italiana, assegnato nel 2009. Il riconoscimento assume un valore particolare anche per il significato simbolico di quel debutto: la cantante formatasi nel belcanto si misura con uno dei vertici della tradizione vocale italiana, affrontandolo con la maturità acquisita nel corso di una lunga carriera.
Il repertorio di Daniela Dessì comprende più di settanta titoli e attraversa quasi quarant’anni di storia dell’opera. Monteverdi, Pergolesi, Mozart e Rossini appartengono agli anni della formazione e dell’affermazione; Verdi, Puccini e il verismo diventano invece alcuni dei principali riferimenti della maturità. Un percorso ampio, ma non dispersivo, nel quale l’evoluzione del repertorio non coincide mai con una perdita d’identità.
La sua formazione belcantistica, infatti, non rimane confinata alla prima parte della carriera. È il patrimonio tecnico che Dessì porta con sé anche nei ruoli più impegnativi: il controllo del fiato, la qualità dell’emissione, l’attenzione alla parola e il senso della linea musicale restano elementi riconoscibili anche quando la scrittura vocale richiede maggiore peso e intensità. È soprattutto in questa continuità che si può individuare uno degli aspetti più caratteristici della sua arte.
Daniela Dessì muore a 59 anni, interrompendo una carriera ancora attiva. A dieci anni dalla sua scomparsa, resta il percorso di una cantante capace di attraversare repertori e stagioni diverse senza smarrire la propria fisionomia. Una voce costruita sul belcanto, cresciuta attraverso il grande repertorio italiano e sostenuta fino all’ultimo da una concezione del canto nella quale tecnica, musicalità e parola rimangono inseparabili. È questo, più ancora dell’ampiezza del repertorio, il tratto che consegna Daniela Dessì alla storia dell’interpretazione operistica italiana.

