Concludiamo la seconda puntata con la terza parte dedicata alle cavità di risonanza dopo aver affrontato il mantice respiratorio nella prima e il vibratore laringeo nella seconda.
In primo luogo proviamo a farci un’idea di che cosa sia il cosiddetto apparato di risonanza, altrimenti definito in lingua inglese come vocal tract, che è costituito da tutte le strutture nel loro insieme che stanno al di sopra delle corde vocali, vale a dire le strutture ‘sovraglottiche’ giacché, come avevamo già detto, il piano in cui si trovano le corde vocali viene definito ‘glottico’. La vibrazione delle corde vocali genera un suono che ha una determinata frequenza (misurata in Hertz), definita ‘fondamentale’. Questa vibrazione, con il corrispondente suono, andando verso l’alto passa nel vocal tract e si arricchisce di ulteriori frequenze che andranno a determinare, assommandosi, il suono vocale. Le strutture che veicolano il suono e che sono in grado di modificarlo, in parte anche sotto il controllo volontario (tutte cose che vedremo nelle prossime puntate meno noiose, nelle quali andremo a sviscerare meglio i meccanismi di produzione della voce cantata e in particolare del canto lirico) sono:
– la faringe
– la cavità orale
– la lingua
– le cavità nasali.
La faringe, che ha una forma che somiglia a un imbuto, è un condotto muscolo-membranoso che, in basso sbocca e termina con l’esofago. In tal senso si può dire che faccia parte sia dell’apparato respiratorio che di quello digerente. Dal basso verso l’alto la faringe consta di tre porzioni: l’ipofaringe, l’orofaringe e il rinofaringe, in base ai rapporti che queste varie parti contraggono con la laringe, la bocca, e le cavità nasali.
La bocca, coinvolta in funzioni di alimentazione, articolazione della parola e produzione vocale, è una cavità al cui interno si trova la lingua, struttura prevalentemente muscolare che si compone di una base e di una cosiddetta parte libera.
Le fosse nasali comunicano con il rinofaringe e sono costituite da una parte ossea ricoperta da una mucosa. Annessi alle fosse nasali vi sono i seni paranasali, cavità pneumatiche tristemente note a chi soffre di sinusite.
Terminata questa rapidissima rassegna anatomica veniamo a descrivere come questi ‘risuonatori sovraglottici’ sono implicati nella produzione vocale.
Innanzitutto consideriamo che, sulla base di leggi fisiche:
1) più la cavità di risonanza è ampia e lunga, più grave sarà la frequenza di risonanza. Faccio un esempio per far comprendere meglio. Tutti gli appassionati di musica conoscono la famiglia dei saxofoni. Quelli più utilizzati (gli amanti del jazz lo sanno bene) sono il soprano, il contralto, il tenore e il baritono. Guarda caso si osserva la corrispondenza anche con alcuni registri vocali dei cantanti lirici. Il suono nei saxofoni viene generato dalla messa in vibrazione dell’ancia che si trova nel bocchino e questo suono, sulla base dell’ampiezza e della lunghezza del tubo che di fatto rappresenta il corpo dello strumento, si connota in modo inconfondibile. Rimanendo su Jazz, gli straordinari assoli di John Coltrane al soprano in My Favourite Things che volano su note acute e penetranti poco assomigliano a quelli di Jerry Mulligan e del suo baritono che scendono verso atmosfere da De Profundis. E se pensiamo alla forma del piccolo e diritto sax soprano e la confrontiamo con quella del voluminoso e contorto sax baritono non abbiamo più dubbi sul rapporto tra qualità del suono e caratteristiche del tubo.
2) La tensione delle pareti del tratto vocale determina differenze sulle frequenze di risonanza. Maggior tensione corrisponde a suoni chiari e minor tensione a suoni scuri.
3) Più il diametro della cavità è ampio più è evidente la resa delle intensità.
In tal senso non è difficile comprendere come la principale cavità di risonanza sia rappresentata dalla bocca, anche perché è la struttura che più si presta a essere ‘comandata’ volontariamente (grado di apertura, movimenti e posizione della lingua, etc.).
Le cavità nasali partecipano anch’esse alla qualità del suono prodotto e sovente, nel canto operistico, la ‘nasalizzazione’ dei suoni che gli appassionati ben conoscono, non è considerata una qualità esteticamente pregevole. I seni paranasali, essendo cavità chiuse, sono da ritenersi in sostanza esclusi dal sistema risonanziale.
Il vocal tract termina a livello della labbra che, chiudendosi lo possono quasi del tutto ostruire (anche se rimangono attive le narici per far uscire il suono. Le labbra sono dotate di muscolatura che consente molti movimenti e atteggiamenti. Mi limito a dire che una importante apertura della bocca enfatizza la risonanza di frequenze alte mentre una semichiusura determina una diminuzione frequenziale.
Termino con una precisazione che sfata una specie di mito: quello della voce ‘di petto’. Come avrete potuto osservare leggendo questo articolo, il petto (o il torace) non è una cavità di risonanza! Il termine andrebbe sostituito con ‘voce piena’. L’emissione dei toni del registro medio-grave provoca vibrazioni che si trasmettono verso la cassa toracica, conferendo al cantante la sensazione che è più giusto definire di ‘consonanza vibratoria’. Una sorta di epifenomeno che poco ha a che a vedere con la qualità del suono prodotto.
Torneremo comunque spesso sull’argomento con ulteriori chiarimenti.
Nella prossima puntata affronterò un tema che spero possa essere di interesse del lettore: quello relativo alla differenza nella produzione della voce tra i cantanti ‘lirici’ o ‘classici’ e i cantanti che affrontano altri generi come il pop, il rock e il jazz che prevedono l’utilizzo quasi obbligatorio del microfono. (continua)

