“Vorrei una voce”. Così cantava (e per fortuna canta ancora) il grande Massimo Ranieri che di voce, sia parlata (memorabile il suo Riccardo III shakespeariano) sia cantata, parrebbe intendersene parecchio. In realtà una voce l’hanno tutti (tranne quelle persone meno fortunate che subiscono l’asportazione della laringe a causa di gravi malattie). Tuttavia è privilegio di pochi avere una VOCE a caratteri cubitali, in grado di volare nel mondo fatato dell’arte e di portare bellezza, emozione, commozione a chi ha la fortuna di ascoltare.
Cercare di ‘spiegare’ la voce in modo semplice e fruibile a tutti è compito abbastanza arduo. Non mi esimerò tuttavia dal fare un tentativo. Innanzitutto non è possibile iniziare a parlare di voce senza affrontare l’argomento ‘suono’. Giacché la voce altro non è che un suono prodotto dal nostro corpo, ottenuto mettendo in atto determinati meccanismi.
E un suono, come molti sanno, è un evento acustico generato dalla propagazione di onde (appunto dette ‘sonore’) in un determinato mezzo, generalmente l’aria, ma anche ad esempio l’acqua, che è addirittura un conduttore migliore (avete mai visto un pesce con i padiglioni auricolari? Credo di no. E il banale motivo è che non ne hanno bisogno!). Ogni suono si caratterizza per avere una frequenza (che si identifica percettivamente nella sensazione di altezza tonale; suoni acuti e suoni gravi, per intenderci), una pressione (o intensità), una durata nel tempo e un timbro (di cui abbiamo già fatto cenno nella prima puntata alla quale rimando – qui il link).
Su questo tema ci si potrebbe (e sarebbe anche utile) dilungare assai ma il taglio di questa serie di articoli impone o, meglio, suggerisce, di non farlo. Per chi vuole approfondire sarà molto agevole consultare libri o siti web e soddisfare le proprie curiosità.
Proviamo ora ad affrontare il tema della generazione del suono-voce, provando a dire in parole semplici che per emettere la voce servono almeno tre importanti parti del nostro corpo, la cui visione d’insieme è data dalla figura che segue

1. L’apparato respiratorio nel suo insieme, includendo anche certi importanti muscoli che non fanno parte propriamente dell’apparato respiratorio (lo dico per scongiurare gli insulti della comunità medico-scientifica).
2. La laringe, che in realtà è compresa nell’apparato respiratorio ma che noi per comodità e per chiarezza espositiva consideriamo una struttura a parte.
3. Le cavità di risonanza, che con un parolone da scienziati vengono definite come ‘risuonatori sovraglottici’ (vedremo poi quali colpe hanno per meritare questo nome complicato).
Per semplicità si può provare a immaginare una clessidra stilizzata in cui il triangolo bianco rappresenta il sistema respiratorio, quello grigio l’apparato di risonanza mentre la laringe è da immaginare nel punto di confluenza, in cui i triangoli si toccano con due vertici.

Anticipo un tema ma vi dico che sarà poi molto interessante vedere come i suoni vocali del nostro amatissimo teatro musicale operistico dipendono in modo molto variabile (nel bene e nel male, intendendo pregi e difetti del cantare) da come questi tre blocchi anatomici vengono di volta in volta utilizzati. La trattazione ci impone tuttavia di non divagare e di passare senza indugi a descrivere, seppur sommariamente, questi blocchi. Partiamo dunque dal respiro.
Respirare è innanzitutto una cosiddetta funzione vitale. Senza parlare o senza cantare si può vivere. Senza respirare è un po’ più complicato. È pertanto fondamentale che la funzione vitale del respiro trovi un buon equilibrio con quella fonatoria. Nel nostro linguaggio tecnico ‘fonare’ è sinonimo di ‘vociferare’, di ‘produrre la voce’. Così pertanto (è noto che la medicina pesca un sacco di termini dalle nostre radici linguistiche greco/latine) ‘eufonia’ significa voce normale, ‘disfonia’ sta per voce alterata, ‘ipofonia’ per voce fiacca, debole.
Lo dico lo stesso anche se lo sanno tutti, l’atto respiratorio si compone di due fasi: l’inspirazione (vale a dire l’immagazzinare aria) e l’espirazione (buttare fuori aria).
Il canto si avvale ovviamente di entrambe le fasi, tuttavia sarebbe ingiusto non sottolineare che l’espirazione, in tal frangente, fa la parte del leone in quanto legata a filo doppio alla vibrazione delle corde vocali (a cui dedicheremo un’intera puntata). Non dimentichiamo però che, come molti di voi già sanno, la ‘presa di fiato’ pre-fonatoria è nel canto una questione delicatissima e a dir poco fondamentale. Se nel poco tempo che hai non immagazzini la quantità d’aria che ti serve, cantare l’opera diventa come scalare un Ottomila senza le bombole.
Tentiamo ora una rapida visione d’insieme della componente respiratoria coinvolta nella produzione vocale. Innanzitutto dobbiamo considerare la GABBIA TORACICA che consta di una parte scheletrica (vertebre, coste e sterno) e di una parte muscolare (muscoli elevatori del torace, spinali, intercostali) a cui vanno aggiunti il diaframma e i muscoli addominali, ampiamente coinvolti nella fonazione. Vengono poi i protagonisti dell’ALBERO RESPIRATORIO vero e proprio: trachea, bronchi e polmoni, questi ultimi sede degli scambi gassosi tra aria e sangue.
Non essendo questa la sede per dilungarmi in complicate digressioni anatomo-funzionali, mi concentrerò sulla funzione del diaframma, voluminosa struttura muscolo-tendinea che separa la cavità toracica da quella addominale.
Nel corso dell’inspirazione il diaframma, contraendosi, ‘spinge’ il contenuto della cavità addominale. Ecco perché, in una buona respirazione bisognerebbe osservare la cosiddetta ‘pancia in fuori’ durante la presa d’aria. Spingendo verso il basso i visceri, il diaframma determina un aumento della pressione addominale e un allargamento della gabbia toracica. Terminata la fase di inspirazione la discesa diaframmatica si ferma e il muscolo si ‘allarga’. Questa condizione è definita ‘appoggio’ del diaframma.
Durante l’espirazione il tono del diaframma diminuisce e aumenta quello della muscolatura addominale, fatto che consente di modulare il flusso aereo espiratorio e, conseguentemente la pressione dell’aria al di sotto delle corde vocali. Questo permette alla laringe di assumere il ruolo di ‘sistema vibrante’ in aggiunta alla sua funzione ‘sfinterica’, argomento che affronteremo nel prossimo articolo. (continua)

