Quel che dispiace di più della controversia in corso per la nomina del nuovo direttore musicale del Teatro La Fenice è la denigrazione, di una parte dell’opinione pubblica, nei confronti dei musicisti e dei dipendenti dell’importante Fondazione veneziana. Certo, molti attacchi sono generati da programmi automatizzati e da falsi profili che creano messaggi volti solo a disturbare e produrre scompiglio nella comunicazione sui social.
Ultimamente, però, il discredito si è esteso alla Fenice stessa (a quello che rappresenta nella storia del melodramma), svilita proprio da chi dovrebbe difenderla, cioè il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, presidente del Consiglio di Indirizzo del Teatro. Per lui, infatti, il Colón di Buenos Aires è superiore alla Fenice, la quale non rientra a suo dire tra i migliori teatri al mondo. Sorprende alquanto che a fare queste dichiarazioni sia chi presiede il teatro ormai da un decennio: si tratta forse di un’autocritica? Oppure si cerca di sminuire l’importanza della Fenice per rendere più plausibile la contestata nomina del nuovo direttore musicale “di casa” al Colón? È chiaro che la seconda ipotesi sortisce solo l’effetto di svilire chi ha accettato tale incarico: perché mai un direttore dovrebbe lavorare in un teatro come la Fenice che, secondo Brugnaro, avrebbe così scarsa considerazione a livello internazionale?
Stupisce ancora che il sindaco si affidi per le sue graduatorie all’intelligenza artificiale: studiare, informarsi e usare la propria d’intelligenza sono diventate dunque attività inutili e obsolete. Se la bravura o meno di un artista può avere margini di soggettività e opinabilità, i dati storici sono inconfutabili. La Traviata che piace tanto al sindaco, così come al Colón argentino e a tutti i teatri del mondo (è tra le opere più rappresentate ovunque) fu scritta da Giuseppe Verdi proprio per la Fenice nel 1853. Il grande musicista compose per il massimo teatro veneziano altri quattro titoli, tra cui Rigoletto. Prima di lui, anche Rossini, Bellini e Donizetti hanno scritto per la Fenice. E nel Novecento, tra i tanti, ci sono Britten e Stravinskij. Senza nulla togliere agli altri teatri, la Fenice ha una storia illustre e un prestigio che non possono essere ignorati, specie dalle istituzioni che dovrebbero preservarli e valorizzarli.
Fortunatamente ne è pienamente consapevole il pubblico degli abbonati che ormai da mesi continua ad accogliere l’orchestra tributando una prolungata ovazione prima dell’inizio di ogni concerto e alla fine lanciando dall’alto volantini di solidarietà. In seguito alle recenti dichiarazioni del sindaco, l’ultimo concerto sinfonico è iniziato una decina di minuti dopo perché il pubblico, in piedi, continuava ininterrottamente ad applaudire i musicisti prima dell’ingresso del direttore, manifestando così il proprio dissenso per quanto sta avvenendo e per i ripetuti attacchi alla cultura e alla musica.

