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Tokyo, si è spento a 88 anni Seiji Ozawa, il direttore “danzante”

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La famiglia lo ha annunciato ieri, con qualche giorno di ritardo e a esequie già avvenute in forma privata: il 6 febbraio scorso è morto nella sua casa di Tokyo Seiji Ozawa. Il direttore aveva 88 anni. Nato nel 1935 nella Manciuria occupata, inizia a dieci anni lo studio del pianoforte. Dopo un infortunio alle dita in una partita di rugby, tuttavia, con la guida del maestro Hideo Saitō, e dopo aver assistito – così racconta – a un’esecuzione del concerto L’Imperatore di Beethoven, decide di dedicarsi alla direzione d’orchestra. Arrivano i successi ai concorsi di direzione, e diventa assistente-allievo di due personalità del calibro di Herbert von Karajan e Leonard Bernstein.

Dopo un inizio di carriera tra Giappone, Stati Uniti e Canada, Ozawa diventa nel 1973 direttore principale della Boston Symphony Orchestra: manterrà l’incarico fino al 2002. In ventinove anni di direzione finisce per cambiarne il suono, dando un’impronta tedesca all’orchestra allora più francese degli USA: con la BSO è anche protagonista di una storica tournée in Cina nel 1979. Negli ultimi anni a Boston, Ozawa riceve critiche piuttosto aspre dalla stampa, segno forse di una certa fatica al vertice dell’istituzione, mentre viene chiamato come direttore ospite un po’ ovunque nel mondo, partecipando anche a grandi eventi come la direzione, nel 1998, di sei cori in collegamento audiovisivo da cinque continenti per l’inaugurazione delle olimpiadi di Nagano o nel 2002 invece del concerto di Capodanno a Vienna. Dunque, lasciata Boston Ozawa si stabilisce proprio a Vienna come direttore della Staatsoper (vi rimarrà fino al 2010), dedicandosi anche all’insegnamento e all’orchestra da lui fondata in Giappone in memoria del maestro Saitō, con cui si cimenta in particolare nella musica tedesca, incidendo, tra le altre cose, le amate sinfonie di Brahms e di Mahler.

Lo stile di direzione di Ozawa era inconfondibile: energico, dinamico e danzante, volto a trasmettere all’orchestra l’intenzione di ogni movimento musicale, ma al contempo basato su uno studio dettagliato e analitico delle partiture che imparava quasi sempre a memoria. Resta impressa in particolare l’attenzione di Ozawa per la musica del Novecento spesso caratterizzata da grande complessità ritmica e organici mastodontici: si ricordano le sue interpretazioni di Bartók o dei Carmina Burana di Orff, ma anche le premières di lavori di Takemitsu, Ligeti o di Messiaen. Oltre a una memorabile incisione della Turangalîla con Yvonne e Jeanne Loriod, rispettivamente, al pianoforte e alle Martenot, fu scelto dallo stesso Messiaen come direttore della prima esecuzione a Parigi della monumentale opera Saint François d’Assise, con José van Dam nel ruolo del titolo.

Più di recente, a causa di problemi di salute, le apparizioni pubbliche di Seiji Ozawa erano diventate più rare, ma non è mai mancato il suo entusiasmo e il suo coinvolgimento, anche dirigendo formazioni di giovani studenti. Un interessante scorcio sul modo di vedere e di ascoltare la musica da parte di Ozawa si trova nelle conversazioni con lo scrittore giapponese Haruki Murakami, grande appassionato di musica classica, poi raccolte e pubblicate (in italiano da Einaudi) nel 2011 nel libro Assolutamente musica. Dai dialoghi con Murakami traspare la passione con cui Ozawa affrontava il repertorio, da cui discendevano il carisma e il vigore che lo contraddistinguevano sul podio, e che si percepivano nel suono dell’orchestra. E se in queste ore si accumulano i comunicati stampa e i necrologi delle grandi istituzioni musicali che Ozawa ha diretto o in cui si è esibito, in cui si elencano i premi vinti, le onorificenze e i record stabiliti, la descrizione (e il ricordo) migliore dello scomparso direttore viene proprio dalla prefazione del libro di Murakami: “Ozawa Seiji è un uomo profondamente onesto, non usa un linguaggio difficile, non si dà arie. A settantacinque anni continua a dar prova delle qualità che tutti hanno sempre trovato in lui”.

Photo: Lelli e Masotti

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