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Londra, la Royal Opera House cambia nome e presenta la nuova stagione

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Qualche nuova produzione e tantissime riprese per la stagione 2024/25 della Royal Opera House di Londra, la prima senza Antonio Pappano alla direzione musicale, a cui subentrerà Jakub Hruša, ma solo a partire da settembre 2025. Secondo l’annuncio originale i due maestri avrebbero dovuto condividere le responsabilità per la stagione 2024-2025; scopriamo invece che entrambi parteciperanno alla direzione con un solo titolo ciascuno (Die Walküre per Pappano e Jenůfa per Hruša) mentre verranno affiancati da una lunga lista di direttori ospiti, tra cui tanti italiani. Una stagione di passaggio tra due ere che gioca sul sicuro senza troppa fantasia nella scelta dei titoli, vista la ripresa di un sacco di spettacoli di repertorio già proposti diverse volte negli ultimi anni, inclusi alcuni che hanno debuttato solo di recente.

Assente ingiustamente il belcanto di Donizetti, Bellini e Rossini, continua il ciclo Händel e prosegue il Ring wagneriano iniziato la scorsa stagione, come vedremo fra breve. Tra i grandi nomi presenti in cartellone, quelli di Lisette Oropesa, Sondra Radvanovsky, Sonya Yoncheva, Ermonela Jaho, Lise Davidsen, Pretty Yende, Freddie De Tommaso, Juan Diego Florez per citarne alcuni. Rispetto alla scorsa stagione è ben più folta la rappresentanza italiana in cartellone, garantita dai direttori Speranza Scapucci (direttore ospite principale designato a partire da settembre 2025), Antonello Manacorda, Giacomo Sagripanti, Carlo Rizzi, Maurizio Benini, Francesco Ivan Ciampa, così come dai cantanti Anna Pirozzi, Riccardo Fassi, Luca Micheletti, Carlo Vistoli, Francesco Demuro, Leonardo Caimi, Alex Esposito, Riccardo Massi, Eleonora Buratto e Roberto Tagliavini; tra i registi l’unico nome italiano è ancora una volta quello di Damiano Michieletto presente con due spettacoli (ripresa di Carmen e nuova produzione di Les Contes D’Hoffmann).

A fine settembre debutta un nuovo allestimento di Eugene Onegin diretto da Ted Huffman. Henrik Nánási dirige un cast composto da Gordon Bintner (Eugene Onegin), Kristina Mkhitaryan (Tatyana), Liparit Avetisyan (Lensky), e Avery Amereau (Olga).  Dopo Guillaume Tell, Cavalleria rusticana/Pagliacci, Don Pasquale e Carmen, Damiano Michieletto torna al Covent Garden dove firma la regia di Les Contes d’Hoffmann di Offenbach, in co-produzione con Teatro la Fenice, Opera Australia e Opéra de Lyon e in scena a novembre 2024. Diretto da Antonello Manacorda, con Juan Diego Flórez e Leonardo Caimi nel ruolo di Hoffmann, il cast comprende Alex Esposito e Julie Boulianne con Olga Pudova, Marina Costa-Jackson ed Ermonela Jaho nei tre ruoli sopranili.

Tra le nuove produzioni si segnala come particolarità la prima mondiale di Festen in cartellone per febbraio 2025. Basato sull’omonimo film cult del 1998 del regista premio Oscar Thomas Vinterberg, la musica di questa nuova commissione è composta da Mark-Anthony Turnage su libretto di Lee Hall mentre la regia è affidata a Richard Jones. Festen è una commedia drammatica che approfondisce l’inquietante tema degli abusi e dei traumi generazionali, con un cast che include Allan Clayton, Stéphane Degout, Gerald Finley, Eva-Maria Westbroek e Natalya Romaniw; la direzione è affidata a Edward Gardner. Dopo aver firmato la regia di Das Rheingold nella precedente stagione, Barrie Kosky ritorna a Wagner con il secondo episodio del ciclo dell’Anello del Nibelungo, ovvero Die Walküre, in programma per maggio 2025. Antonio Pappano nella sua unica apparizione da direttore dirige Christopher Maltman (Wotan), accanto a Elisabet Strid (Brünnhilde), Lise Davidsen (Sieglinde) e Stanislas de Barbeyrac (Siegmund).

Dopo TheodoraAgrippinaAriodante, Alcina e Jephtha, continua anche il progetto di esplorazione delle opere e degli oratori di Händel: per la stagione 2024/25 è la volta di Semele (giugno-luglio 2025), presentata per la prima volta proprio al Covent Garden nel 1744 in forma di concerto. Oliver Mears firma la regia di questa nuova produzione affidata alla direzione musicale dello specialista di Händel Christian Curnyn che dirige Pretty Yende nel ruolo del titolo, Ben Bliss che fa il suo debutto alla Royal Opera nel ruolo di Jupiter, Alice Coote come Juno e il controtenore italiano Carlo Vistoli al suo debutto alla Royal Opera nel ruolo di Athamas.

Veniamo ora alle numerosissime riprese. Jakub Hruša dirige Corinne Winters (Jenůfa) e Karita Mattila (Kostelnička) in un revival della produzione di Jenůfa, vincitrice di un Olivier Award, con la regia di Claus Guth. Altri allestimenti delle stagioni passate che ritornano includono la prima ripresa di Fidelio con la regia di Tobias Kratzer che aveva debuttato poco prima dell’inizio della pandemia e che ritornerà a ottobre 2024 con la direzione musicale di Alexander Soddy; cantano Jennifer Davis (Leonore), Eric Cutler (Florestan) e Christina Gansch (Marzelline). C’è poi Il trovatore con la regia di Adele Thomas andato in scena per la prima volta nel giugno del 2023: Giacomo Sagripanti dirige il primo cast a febbraio-marzo 2025 che comprende Michael Fabiano (Manrico), Rachel Willis-Sørensen (Leonora) e Riccardo Fassi (Ferrando). Carlo Rizzi dirigerà invece un secondo ciclo di recite a luglio 2025 con Riccardo Massi come Manrico, Elena Stikhina e Eleonora Buratto ad alternarsi come Leonora, Etienne Dupuis come il Conte di Luna e Roberto Tagliavini come Ferrando.

La produzione di Carmen con la regia firmata da Damiano Michieletto che ha debuttato ad aprile 2024 tornerà a distanza di un anno ad aprile 2025, sempre con Aigul Akhmetshina nel ruolo del titolo, affiancata questa volta da Freddie De Tommaso come Don José; le due stelle del nuovo panorama operistico sono dirette da Mark Elder. Ariane Matiakh dirigerà invece un altro cast a luglio 20205 dove spicca il nome di Charles Castronovo (Don José). Per commemorare il centenario della morte di Puccini, Speranza Scappucci, che ricoprirà la posizione di direttore principale ospite a partire da settembre 2025, dirige a dicembre 2024 la sua prima produzione al Covent Garden, La bohème nell’allestimento di Richard Jones (nel ruolo di Rodolfo troveremo il tenore Pene Pati). Ritorna (novembre-dicembre 2024) per l’ennesima volta anche la Tosca di Jonathan Kent, con Sonya Yoncheva (Floria Tosca), SeokJong Baek (Cavaradossi) e Bryn Terfel (Scarpia), e diretta da Eun Sun Kim al suo debutto alla Royal Opera. A marzo-aprile 2025 rivedremo anche Turandot nello storico allestimento di Andrei Șerban, diretta da Rafael Payare e Francesco Ivan Ciampa con Sondra Radvanovsky e Ewa Płonka ad alternarsi nel ruolo del titolo.

Sempre rimanendo sulle riprese, la stagione si apre il 2 settembre con il revival di Le nozze di Figaro con la regia di David McVicar, che vede Julia Jones dirigere Luca Micheletti (Figaro), Ying Fang (Susanna), Huw Montague Rendall (Il Conte d’Almaviva) e Jacquelyn Stucker (La Contessa d’Almaviva). A settembre torna anche La traviata nello storico allestimento di Richard Eyre: nel primo cast Violetta sarà Aida Garifullina, mentre Alfredo e Giorgio Germont verranno cantati rispettivamente da Francesco Demuro e George Petean; dirige Alexander Joel. Completano la stagione Faust con la riproposta dello spettacolo di David McVicar con Stefan Pop (Faust), Erwin Schrott (Mefistofele) e Lisette Oropesa (che debutterà nel ruolo di Marguerite) diretti da Maurizio Benini e Aida, nell’allestimento di Robert Carsen che aveva debuttato a settembre 2022; Daniel Oren dirige una compagnia di canto che include Anna Pirozzi (Aida), Riccardo Massi (Radames), Ekaterina Semenchuk (Amneris) e Amartuvshin Enkhbat (Amonasro).

Per il balletto, si punta a un mix tra lavori contemporanei e classici del balletto, anche se bilanciato più in favore dei primi. Il coreografo Wayne McGregor firma la prima europea di MaddAddam basato sulla trilogia di romanzi di Margaret Atwood e su musica composta per l’occasione da Max Richter. Diversi i lavori contemporanei presentati nella sala del Linbury Theatre adiacente al teatro principale. Ci sarà poi un trittico dedicato a Balanchine (Serenade, The Prodigal Son, Symphony in C), un programma di coreografie di Christopher Wheeldon che si concluderà con il balletto del musical Un Americano a Parigi, oltre alle riprese di Alice’s Adventures in Wonderland di Chris Wheeldon, Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan, Onegin di John Cranko e Cenerentola di Frederick Ashton (quest’ultima in programma nel periodo natalizio al posto di Schiaccianoci). Continua anche il programma di proiezioni cinematografiche che riguarderà 11 produzioni tra opera e balletto che raggiungeranno gli schermi di 1500 sale di tutto il globo.

Con un’operazione di rebranding il maggior teatro inglese ha anche annunciato di cambiare nome e logo, con tanto di grafica aggiornata: dopo essere stato conosciuto a lungo come Royal Opera House il teatro prenderà il nome di Royal Ballet & Opera, così da rappresentare le due compagnie ospitate al Covent Garden dal 1946, ossia il Royal Ballet e la Royal Opera. Apparentemente, e non è uno scherzo, un pubblico disattento pensava che al Covent Garden si eseguissero solo opere. Con il nuovo logo non ci sarà più spazio per la confusione. Un’operazione di marketing e fund raising per attirare nuovi sponsor e nuovi spettatori anche grazie al balletto, le cui star sono visibilissime e seguitissime sui social e attirano non solo un pubblico giovane fondamentale per il ricambio generazionale del pubblico in sala, ma anche sponsor nel settori di moda e lusso. Negli ultimi anni la pandemia, il taglio successivo del 9% ai fondi provenienti dall’Arts Council britannico, gli scioperi selvaggi dei treni e i costi alti hanno pesato significativamente sul bilancio del maggior teatro londinese (in buona compagnia visto che tutte le istituzioni culturali del Paese stanno soffrendo). Questo sta costringendo quindi la Royal Ballet & Opera a ingegnarsi nel trovare non solo nuovi donatori ma anche nuove soluzioni commerciali per la sopravvivenza a medio lungo termine. Dato questo contesto, non stupisce quindi che nel complesso si giochi sul sicuro con la programmazione. Ciò non toglie che tra i frequentatori assidui del teatro ci sia stata un po’ di delusione nel leggere l’annuncio della programmazione. Non è comunque tutto da buttare, anche se auspichiamo per il futuro scelte più coraggiose e variegate a livello di titoli e compositori.

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