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Addio a Jodie Devos, giovane e brillante soprano di coloratura belga

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Una tristissima notizia ha sconvolto ieri il mondo dell’opera, in particolare nei paesi di lingua francese: a soli trentacinque anni, stroncata nel giro di pochi mesi da un tumore al seno, è scomparsa infatti Jodie Devos, giovane soprano di coloratura belga protagonista negli ultimi dieci anni di una brillante carriera che l’aveva resa una delle cantanti di punta del circuito lirico della Francia e non solo.

Originaria di un paese nella campagna del Lussemburgo belga, dopo gli studi in patria (a Ciney e a Namur) e a Londra, Jodie Devos aveva ottenuto la consacrazione nel 2014 vincendo il secondo premio del prestigioso Concorso Regina Elisabetta di Bruxelles (con una memorabile esecuzione di “Glitter and be gay” da Candide di Bernstein che aveva mandato in visibilio il pubblico del Bozar). Forte del piazzamento, e della risonanza legata al concorso (che in Belgio è seguito con grandissima partecipazione), entra nell’accademia dell’Opéra-Comique di Parigi, dove trova quello che è poi diventato il suo repertorio d’elezione: l’opéra-comique (intesa qui come genere, non come istituzione teatrale) e l’operetta dell’Ottocento francese: vere miniere d’oro per ruoli di soprano di coloratura, che molti invece associano quasi esclusivamente al repertorio barocco o mozartiano (che comunque Jodie Devos ha interpretato e inciso).

È così che, anche grazie a una sostituzione in corsa (quante carriere iniziate così!) di Sabine Devieilhe come Adele nel Pipistrello di Strauss, Devos inizia a essere chiamata nei maggiori teatri della Francia e dei paesi limitrofi (Tolosa, Tours, Montpellier, Orange, Parigi ovviamente ma poi anche Monte-Carlo, Losanna, Bruxelles e Liegi, il teatro “di casa”). Canta Rossini (Adèle nel Comte Ory e Rosina nel Barbiere) ma anche Donizetti (da Lucia di Lammermoor alla Fille du régiment, vero cavallo di battaglia), ma il grande successo arriva soprattutto nei ruoli di Offenbach: è Euridice nell’Orphée aux Enfers, interpreta Gabrielle nella Vie parisienne, ma anche Geneviève de Brabant e ovviamente Olympia nei Contes d’Hoffmann alla Bastille nel 2020. Offenbach è anche il protagonista di un disco inciso da Jodie Devos, Offenbach colorature, coprodotto dal Palazzetto Bru Zane che della riscoperta di pagine dimenticate dell’Ottocento francese ha fatto la propria ragione di vita. La voce agile e brillante, la lucentezza di roulades che non si riducono mai al mero virtuosismo, ma strumenti di caratterizzazione delle protagoniste offenbachiane, la precisione nella dizione e l’attenzione al testo ne hanno fatto un’interprete ideale e assai ricercata, specie dai teatri che, in Francia, sono soliti programmare almeno una volta all’anno (spesso nel periodo natalizio) un’opera di quel repertorio — personaggi con cui la stessa Devos diceva spesso di identificarsi e di trovare particolare gusto nel cantare.

E proprio nel filone della riscoperta di opere piuttosto rare di questo periodo si situano molti dei ruoli interpretati da Jodie Devos: a Liegi è protagonista del progetto dedicato ad Ambroise Thomas, parte di una certa renaissance del compositore, come Philine nella Mignon nel 2021 e Ophélie nell’Hamlet l’anno successivo. Sulle orme di Sabine Devieilhe, affronta le temibili colorature della Lakmé di Leo Delibes, mostrando che l’opera non si riduce al solo duetto dei fiori (e all’air de clochettes), nel disco Bijoux perdus incide una serie di rarità dell’opera francese dell’Ottocento, da Auber a Meyerbeer, da Halévy ad Adolphe Adam di cui registra anche Le chalet; all’Opéra-Comique porta in scena opere dimenticate di Gounod (La Nonne sanglante) e Saint-Saëns (Le Timbre d’Argent). Intervistata su queste scelte di repertorio, Devos non nasconde un entusiasmo genuino e contagioso per aver rispolverato dall’oblìo queste pagine.

Non mancano le incursioni nel barocco (dalle famose Indes galantes dirette da Alarcón a Parigi a Zoroastre sempre di Rameau) come all’opera contemporanea (On purge bébé! di Philip Boesmans alla Monnaie/De Munt). Ultimamente il repertorio si stava ampliando: Jodie Devos aveva interpretato Gilda nel Rigoletto a Liegi, e avrebbe dovuto, prima di ritirarsi evidentemente per la malattia, cantare Oscar nel Ballo in maschera al Liceu di Barcellona. Proprio in questi giorni, avrebbe avuto in programma l’Olimpiade di Vivaldi al Théâtre de Champs Élysées e, in autunno, Aspasia nel Mitridate di Mozart a Losanna. Andava anche ampliandosi l’orizzonte geografico dei suoi impegni, prima concentrato nell’area francofona, con qualche tournée in Canada e negli Stati Uniti: tutto faceva presagire una brillante continuazione di carriera. Invece, purtroppo, la voce di Jodie Devos si è spenta troppo presto, e l’ultima sua opera resterà il Fortunio di Messager all’Opéra-Comique dello scorso dicembre.

Nel recensire il CD del 2019 dedicato alle colorature offenbachiane, Connessi all’opera scriveva: «C’è una vena di innocenza nel timbro del soprano, una sorta di stupore adolescenziale, che conferisce all’interpretazione una patina sognante». [qui la recensione] Questa descrizione della voce di Jodie Devos sembra riflettersi nelle parole di chi ieri ha ricordato la cantante scomparsa come una persona solare, sorridente, ottimista, ma soprattutto umile e autentica (sono le stesse impressioni che si hanno ascoltandola in qualche intervista a Radio France o alla televisione belga). Si moltiplicano, ovviamente, i commossi messaggi di cordoglio da parte dei teatri e le istituzioni in cui si è esibita (a partire dall’Opéra-Comique di Parigi e dall’Opéra Royal de Wallonie di Liegi) e degli artisti con cui ha collaborato. In Belgio in particolare la notizia ha avuto particolare rilievo mediatico, e la radio di lingua francese Musiq3 le dedicherà oggi l’intera programmazione della giornata.

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