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Morto a Berlino Hans Neuenfels, rivoluzionario pioniere del teatro di regia

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Nel gennaio 1981 a Francoforte andò in scena una Aida rivoluzionaria. Nella famosa scena del trionfo, il pubblico si trovò davanti una scena composta di tre ordini di palchi di teatro all’italiana, assiepati dal coro in abiti ottocenteschi, mentre i protagonisti stavano su due pedane ai lati del palcoscenico: non ci volle molto a capire che quello sul palco di Francoforte era il pubblico della prima europea di Aida, avvenuta alla Scala l’8 febbraio 1872 e che il trionfo altro non era che la celebrazione della civiltà europea dei conquistatori, come si vide poco dopo quando gli Egizi/Europei costringevano i Nubiani a mangiare con forchetta e coltello per poi ribellarsi e aizzare contromosse dall’altra parte in una gara in cui anche il civilissimo Occidente tirava fuori il suo lato più barbaro.

Il regista di quella Aida era Hans Neuenfels (che collaborò per l’occasione con il dramaturg Hans Zehelein), che, ironia della sorte, è morto a Berlino proprio alla vigilia del 150° anniversario di quella prima europea di Aida che lui sublimò in scena. Neuenfels, nato nel 1941 a Krefeld, era un regista da prendere o lasciare: la sua estetica era francamente ormai vetusta, così come certe idee ancorate all’ambiente post sessantottino che ormai hanno fatto il loro tempo, eppure era un uomo di teatro dalla tecnica sopraffina, talvolta quasi virtuosistico nel lavoro con gli interpreti, e basterebbe il quarto atto della Manon Lescaut di Monaco del 2014 per dimostrarlo, o anche la perfetta gestione degli spazi della Dama di Picche allestita a Salisburgo nel 2018. Io sono passato da odiarlo a stimarlo una volta capita la portata rivoluzionaria della sua opera. Molte le regie che hanno fatto discutere: il famosissimo Lohengrin di Bayreuth del 2010 (prontamente ribattezzato Rattengrin per via dei coristi vestiti da topi), il Nabucco nell’alveare, o il Rigoletto sull’isola deserta.

Tuttavia, pur nella sua estetica Kitsch, nelle sue elucubrazioni drammaturgiche spesso troppo cervellotiche, c’era sempre qualcosa da imparare. Il suo Trovatore marionettistico, spagnolo fino all’eccesso, allestito a Berlino nel 1996, sembra rivelare tutta la componente più intellettuale dietro un’opera additata come la più popolare del repertorio (la lettura del libretto poi dice altro).
Impossibile, dunque, non riconoscere a Neuenfels il ruolo di pioniere del Regientheater, che ha spianato la strada a molti grandi di oggi. Le sue regie erano irritanti e spiazzanti, ma nel loro straniamento costringevano il pubblico ad attivarsi. E chi vide quella Aida a Francoforte ricordò negli anni a venire la meraviglia nel ritrovarsi specchiato sul palco, un pubblico che guarda un altro pubblico e si rispondono a vicenda. Oggi sembra scontato, all’epoca fu la rivoluzione.

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