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Voci nella storia – Beverly Sills: la forza immaginifica del belcanto

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Beverly Sills (1929-2007) è giustamente annoverata tra le più grandi belcantiste del Novecento, un’interprete capace di stupire con la pirotecnia del suo canto e dare vita a ogni ruolo con la gioia e naturale disinvoltura della sua personalità artistica. Non solo: Beverly Sills è stata la diva americana per eccellenza, tanto da essere incoronata dal Time nel 1971 come “America’s Queen of Opera”. Nessuno dai tempi di Enrico Caruso aveva reso l’opera in America così popolare, un vero fenomeno pop capace di attirare le masse più variegate, anche quelle non tradizionalmente vicine al mondo operistico. Sills ha anche rappresentato un fenomeno di poliedricità e continuo cambiamento professionale. Da bambina prodigio richiestissima negli show televisivi e radiofonici americani, è diventata prima cantante d’opera di successo e poi amministratrice di teatro, fundraiser, personalità influente della cultura americana e anche presentatrice-padrona di casa per le dirette televisive del MET. Insomma, si può veramente dire che la cantante americana, più di qualsiasi altro/a collega, abbia conosciuto il mondo dell’opera dello spettacolo in generale in tutti i suoi aspetti, sia creativi che gestionali.

Soprano lirico di coloratura, Sills aveva come punti di forza sicuramente una flessibilità dello strumento prodigiosa con un registro acuto ben esteso (almeno fino al fa sopracuto) e strabiliante nelle sue possibilità virtuosistiche. La fonazione, almeno fino ai primi anni ‘70 avveniva senza sforzi e nel complesso si avvertiva una evidente facilità esecutiva che permetteva alla Sills di cantare in piena libertà. Il tutto andava a compensare alcune carenze nel registro medio e grave e un timbro che, pur non essendo particolarmente dotato dalla natura per bellezza intrinseca, era comunque riconoscibile e capace di colorarsi nei modi più diversi a seconda delle esigenze (ma anche di sporcarsi se il disegno espressivo lo richiedeva). Impeccabili poi erano i pianissimi, i trilli serrati, le colorature a velocità supersonica. Il suo virtuosismo trascendentale, sminuito da alcuni melomani come eccessivo o puro fenomeno circense, era in realtà – a una lettura meno superficiale – la manifestazione altissima di una vitalità, un’inventiva fuori dal comune e una musicalità spiccata alimentata dal potere delle immagini. Queste doti venivano poi messe al servizio del testo e dell’interpretazione con una dizione e articolazione corrette a tutte le velocità e in diverse lingue. Il gusto tuttora può piacere e non piacere – e in questo forse Sills è stata più divisiva (ma anche sottovalutata) di altre colleghe – ma il genio musicale miracoloso è innegabile. La voce, pur non essendo straripante, era ben udibile e proiettata.

Belle Miriam Silverman (in arte Beverly Sills dall’età di 7 anni) nasce il 25 maggio 1929 a Brooklyn-New York, da madre russa e padre rumeno, entrambi immigrati di religione ebraica. Viene soprannominata “Bubbles” (titolo anche di un omonima autobiografia del 1987) dal momento che viene al mondo con una grossa bolla di saliva in bocca. La madre, appassionata di musica, la indirizza al mondo dello spettacolo fin da piccolissima. A 3 anni vince il concorso Miss Beautiful Baby e a 4 anni canta in radio ogni sabato per il programma Rainbow House. A casa cresce ascoltando vecchi dischi di Amelita Galli-Curci (particolare questo non da trascurare per comprendere appieno alcune peculiarità del suo canto) e di Lily Pons, che diventa il suo idolo. All’età di 7 anni ha già memorizzato una ventina di arie, cantate riproducendo la fonetica italiana. Un anno più tardi compare nel film breve Uncle Sol solves it cantando “Il Bacio” di Luigi Arditi con un look che strizza l’occhio alla bimba prodigio Shirley Temple e una voce che, per quanto fanciullesca, ha già una bella naturalezza e musicalità (video).

Grazie al supporto della madre e vincendo le resistenze paterne, inizia a prendere lezioni di canto con Estelle Liebling (allieva di Mathilde Marchesi e insegnante di Amelita Galli-Curci), che le rimarrà vicina a lungo guidandola in tutti i suoi passi professionali oltre a impartirle solide basi a livello di tecnica, dizione francese e interpretazione. All’età di 15 anni Sills conosce già una ventina di opere e si decide di compiere i primi passi professionali. Grazie a un contatto procuratole dall’insegnante, parte in tour con la compagnia itinerante Gilbert and Sullivan. Durante questa esperienza sviluppa il suo lato comico e leggero, riscontrando da subito il favore del pubblico. Il debutto operistico sul palcoscenico arriverà nel 1947 come Frasquita nella Carmen di Bizet con la Philadephia Civic Grand Opera Company. Da questo momento Sills legherà il suo nome a diverse compagnie e teatri americani più o meno famosi inclusa l’Opera di San Francisco. Tra il ’51 e il ’54 debutta come Violetta nella Traviata, Elena di Troia nel Mefistofele, Donna Elvira in Don Giovanni e persino Aida. Nel 1955 debutta in quello che diventerà il suo teatro di riferimento – la New York City Opera – con il ruolo di Rosalinde in Die Fledermaus, ricevendo un buon riscontro di critica. Nel 1958 la sua reputazione cresce ancora con il debutto nel ruolo del titolo nella prima newyorkese di The Ballad of Baby Doe di Douglas Moore, divenuto poi uno dei suoi ruoli di riferimento. Nel 1956 sposa il giornalista Peter Greenough dal quale avrà due figli, Meredith nel 1959 e Peter Junior in 1961. È qui che la vita privata di Beverly prende una piega tragica: entrambi i figli sono affetti da handicap – sordità profonda per Meredith e ritardo mentale per Peter Jr (poi rivelatosi essere autismo). Beverly è costretta a un ritiro temporaneo e anche negli anni a venire limiterà gli impegni internazionali per prendersi cura dei figli. Nonostante le amarezze della vita, Sills conserverà sempre il sorriso e riuscirà a gestire una carriera impegnativa. La famiglia si è trasferita nel frattempo vicino a Boston dove Sills canta il ruolo del titolo in Manon nel 1962 e la Regina della notte nel Flauto Magico nel 1964. Nel 1966 arriva la svolta grazie al successo strepitoso ottenuto con la sua interpretazione di Cleopatra nel revival storico da parte della New York City Opera del Giulio Cesare in Egitto in Händel.

Dalla notte al giorno Sills diventa una stella internazionale. Non abbastanza però, da stregare il sovrintendente del MET Rudolf Bing. La cantante americana dovrà aspettare fino al 1975, quando in seguito al cambio dirigenza nel maggiore teatro americano, Sills verrà chiamata a cantare il ruolo di Pamira nell’Assedio di Corinto di Rossini (a fianco di Shirley Verrett), dove verrà accolta con una lunga ovazione ancora prima di iniziare a cantare. Nonostante il successo straordinario, il debutto fu ahimè troppo tardivo, a soli 5 anni di distanza dal ritiro. Si tratta di una delle numerose occasioni perse di Mr Bing e, anche sua detta, uno degli errori maggiori della sua carriera, mentre Sills in un’intervista del 1997 spese dure parole nei suoi confronti. Il titolo rossiniano che le procurò il debutto al MET aveva visto la Sills trionfare alla Scala di Milano nel 1969. Il successo le valse la copertina di Newsweek e il soprannome internazionalmente riconosciuto di “La Fenomena”. Oltre alla Scala, negli anni successivi Sills debutterà in altri teatri europei come la Fenice di Venezia e la Staatsoper di Vienna e anche al Covent Garden di Londra. Gli impegni europei saranno complessivamente limitati, sia per le vicissitudini familiari che per la scelta di dare un taglio americano alla sua carriera. Al MET canterà anche in La traviata, Lucia di Lammermoor, Thaïs e Don Pasquale. Tra le poche apparizioni italiane, oltre al già citato Assedio di Corinto del 1969 (a fianco di Marilyn Horne), ricordiamo Lucia di Lammermoor alla Scala nel 1970, La traviata al San Carlo di Napoli con Alfredo Kraus nello stesso anno e sempre lo stesso titolo nel 1972 alla Fenice di Venezia.

Ma torniamo alle interpretazioni principali della cantante americana. La sua Cleopatra stupisce ancora oggi per controllo, agilità e immediatezza comunicativa tra suoni fluttuanti dai toni argentei e perlacei, trilli strettissimi, agilità libere e sfrontate e variazioni immaginifiche (ascolto). Un ruolo riuscitissimo è quello di Manon (ascolto al termine) dove Sills ha raggiunto un equilibrio finissimo tra dimensione lirica e coloratura incastonando trilli, volate di coloratura e sopracuti nella linea melodica. La sua è una Manon femminile, credibile in quanto fatalmente sensuale e persuasiva. Del repertorio francese, che riteneva ideale alla sua voce, affronterà anche Thaïs di Massenet, Louise di Charpentier, Mignon di Thomas e i tre ruoli dei Racconti di Hoffmann.

Il ruolo più cantato in assoluto dalla Sills è stato quello di Violetta in La traviata. Pur con minor spessore vocale di altre colleghe, la cantante americana caratterizza molto bene l’evoluzione del personaggio, chiaramente avendo campo libero con le agilità del primo atto ma cogliendo anche – nel terzo atto – la fragilità e la vana speranza di Violetta. Per rimanere a Verdi, secondo Rodolfo Celletti, i trilli brevi nell’aria “Caro nome” nel Rigoletto riuscivano veramente a cogliere il precipitoso batticuore di Gilda.

Mozart e Bellini sono stati altri due autori frequentati dalla Sills. Del primo interpreterà diversi ruoli (Donna Elvira, la Regina della Notte, Konstanze e la Contessa) oltre ad avere in repertorio alcune arie da concerto. Di Bellini affronterà I Capuleti e Montecchi, I puritani e Norma. In Rossini il suo lascito artistico più grande è il ruolo di Pamira nell’Assedio di Corinto, versione italianizzata dell’originale, che pur piena di inserimenti, costituì un tassello importante della Rossini Renaissance. Con questo ruolo Sills stregò il pubblico della Scala con le sue agilità velocissime e legate, gli acuti fulminanti e i pianissimi divinamente fluttuanti e dai toni argentei (ascolto). Terrà in repertorio anche il ruolo di Rosina nel Barbiere di Siviglia, mentre a fine carriera sarà anche Fiorilla nel Turco in Italia cantato in inglese.

Un capitolo a parte va però riservato alle opere donizettiane. La Lucia di Beverly Sills è un personaggio instabile e quasi maniacale fin dall’inizio in un progressivo percorso verso la perdita di senno dove la pazzia non si manifesta all’improvviso. Le ornamentazioni forse abbondano più del dovuto ma la resa del personaggio è una delle più convincenti del Novecento. Il soprano americano ha poi approcciato tutte e tre le Regine donizettiane. Nessuno di questi ruoli le conveniva a pieno rispetto alle possibilità dello strumento, in realtà usuratosi anche per la scelta di questo tipo di repertorio nell’ultima fase della sua carriera: si trattò sicuramente di ambizione professionale ma fu un rischio calcolato e consapevole della cantante, che aveva comunque preventivato per tempo di ritirarsi dopo i 50, avendo iniziato a cantare già da bambina. Nonostante i limiti, la Sills ha dato vita a tre personaggi perfettamente plasmati nella loro drammaticità grazie a una notevole intelligenza interpretativa. La sua Elisabetta I in Roberto Devereux è un esempio di canto attoriale dei più alti, nonostante la voce venga veramente spinta al limite delle proprie possibilità e forse oltre. In Maria Stuarda, Sills ha dato vita a una regina sofferente che rimane regale e dignitosa sublimandosi liricamente nella scena della preghiera. Infine, in Anna Bolena ha sfruttato intelligentemente tutte le possibilità del fraseggio. I passi di invettiva della Sills non avranno l’incisività drammatica di una Gencer o di una Callas, ma risultano comunque convincenti nel loro amaro trasporto. Di Donizetti, Sills ha anche interpretato il maschiaccio Marie in La fille du régiment – cantata anche in una versione in lingua inglese – e la Norina nel Don Pasquale a carriera quasi terminata.

Tra i colleghi di palcoscenico o sala di incisione ricordiamo Alfredo Kraus, Shirley Verrett, Marilyn Horne, Joan Sutherland, Placido Domingo, Robert Merrill, Nicolai Gedda, Sherrill Milnes. Tra i direttori d’orchestra invece vogliamo citare Julius Rudel, Thomas Schippers, Leonard Bernstein, Zubin Mehta.

Beverly Sills dice addio alle scene nel 1980 all’Opera di San Diego con Il pipistrello, dove condivide il palco con Joan Sutherland e sempre lo stesso anno si congeda definitivamente con un concerto di gala alla New York City Opera con numerosi ospiti famosi. Dopo l’addio alle scene, Sills si dedica all’amministrazione e gestione teatrale diventando Sovrintendente della New York City Opera, posizione che occuperà fino al 1989. Il teatro, preso sull’orlo della bancarotta verrà risanato finanziariamente. In questi anni la Sills si dedicherà allo sviluppo di una nuova generazione di cantanti americani, introdurrà nuovi titoli in cartellone e viaggerà in lungo e in largo negli Stati Uniti per raccogliere fondi. Dal 1994 al 2002 diventa Presidente del Lincoln Center di New York, responsabile di fundraising e politiche culturali, e dal 2002 al 2005 sarà Presidente del MET. Negli ultimi anni della sua vita Sills era diventata una presenza fissa delle dirette televisive del MET, impegnata a introdurre gli spettacoli al grande pubblico o a intervistare gli artisti negli intervalli, sempre sorridente e calorosa e ormai divenuta da molti anni un volto di casa per tutti gli americani.

Nel 2007 Sills si ammala gravemente per un cancro ai polmoni che non le lascia scampo: muore il 2 luglio dello stesso anno. Vorremmo però chiudere questo omaggio con una nota di buon umore – fattore così caratterizzante del fenomeno Sills – proponendo un esilarante sketch che vede la diva americana a fine carriera (1979) duettare, nelle vesti di Violetta, con i maialini di The Muppet Show nell’opera “Pigoletto” (video), il più esilarante (e anche improbabile) pot-pourri operistico di tutti i tempi. La gioia che traspare dal volto dalla Sills, così rassicurante e accessibile ai più, era quella stessa gioia del canto portata sul palcoscenico da un’artista che piaccia o no, è stata la primadonna americana per eccellenza del secondo Novecento.

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