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Treviso, nasce il Premio Dal Monte e “la Toti” ridiventa ambasciatrice di creatività

Toti Dal Monte (Mogliano Veneto, 1893 – Pieve di Soligo, 1975) torna a essere ambasciatrice nel mondo non solo del Belcanto, ma anche del suo territorio d’origine, con le sue eccellenze. La prima edizione del Premio alla carriera intitolato al celebre soprano veneto, attribuito a Marina Rebeka, è stata occasione anche per promuovere i luoghi legati al suo nome. Non solo un riconoscimento a una grande artista in carriera, ma un progetto articolato, concepito dall’Associazione lirica trevigiana e dal suo vulcanico direttore artistico Giuseppe Aiello, con il fattivo supporto delle istituzioni. A cominciare da Stefano Soldan, sindaco di Pieve di Soligo, la cittadina dove Toti Dal Monte visse a lungo in una grande villa di inizio Novecento, dotata di un bellissimo parco, oggi di proprietà dei nipoti.

Il primo merito dell’iniziativa è di avere nuovamente acceso i riflettori su una figura di donna e di artista, capace di emozionare e commuovere con una voce unica, che ebbe una carriera internazionale importantissima, fu acclamata da capi di Stato e sovrani, lavorò con i più grandi nomi della lirica della prima metà del Novecento, Toscanini in testa. Ma “la Toti”, come ancora la chiamano gli appassionati, fu anche una donna straordinariamente moderna nella sua capacità di affermarsi e di vivere un’esistenza non solo votata alla musica e alla carriera. Ebbe molti interessi, primo fra tutti il buon cibo, al punto che fu tra i fondatori, nel 1953, dell’Accademia Italiana della cucina. A Pieve, nella frazione di Solighetto, esiste un eccellente ristorante, la Locanda da Lino, che custodisce viva memoria di questa passione dell’artista. Dopo il ritiro dalle scene liriche, nel 1945, fu anche apprezzata attrice di prosa e di cinema. A lei il celebre poeta Andrea Zanzotto, nativo di Pieve di Soligo, dedicò due poesie.

Toti si dimostrò sempre sensibile alle necessità della gente di Pieve, non esitò ad aiutare i partigiani negli anni difficili della Seconda guerra mondiale e ogni 13 giugno, suo onomastico perché festa di Sant’Antonio da Padova (il suo vero nome era Antonietta Meneghel), offriva la cioccolata calda a tutti i bambini del paese. Toti Dal Monte affidò le sue memorie a una bella autobiografia, “Una voce nel mondo”, pubblicata da Longanesi: pagine dove emergono i tratti di una personalità invero singolare, positiva, grata alla vita per quanto le aveva donato e per quanto lei stessa alla vita ha restituito, non solo con il canto.

Nello spirito della sensibilità e della vicenda umana e artistica di Toti Dal Monte, l’Associazione Lirica Trevigiana ha offerto a un gruppo di giornalisti e operatori del settore culturale la possibilità di visitare alcuni luoghi che esprimono la vivacità imprenditoriale del territorio. Anzitutto, le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, eccellenza veneta premiata nel 2019 dal riconoscimento di patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Poi, il distretto calzaturiero della Riviera del Brenta, con il Museo della calzatura ospitato nella magnifica Villa Foscarini Rossi di Stra, mentre a Follina – dove si trova pure un’antica Abbazia cistercense – si può toccare con mano la tradizione della lavorazione della lana, che oggi prosegue in aziende come il Lanificio Paoletti. Storie di imprenditori intelligenti e appassionati, che hanno saputo – e sanno ancora – rinnovare oggi ciò che da sempre costituisce la specificità italiana: la creatività.

Il premio, una pregevole scultura che rappresenta una donna che canta, opera di Alice Biba, è stato consegnato a Marina Rebeka nel corso di un gala al Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso, presentato dalla giornalista Melania Petriello. Purtroppo, un’improvvisa indisposizione ha impedito al soprano lettone di esibirsi nel programma annunciato (peraltro davvero ricco e indicativo della sua importante carriera). Sul palco, la Venice Chamber Orchestra, compagine fatta di giovani diplomati dei Conservatori veneti, guidata per l’occasione con sensibilità e piglio energico da Speranza Scappucci. Il programma ha così visto l’esecuzione delle sole pagine orchestrali: le ouverture da Norma di Bellini e Nabucco di Verdi, nonché l’Intermezzo da Manon Lescaut di Puccini.