Chiudi

Teatri ancora chiusi. Ma a Sanremo ci sarà (forse) il pubblico

Condivisioni

Amadeus sì, Mozart no. Madame sì, Butterfly no. San Remo sì, San Carlo (il teatro) no. All’indomani dell’ennesimo Dpcm che chiude teatri e sale da concerto fino al 5 marzo, Amadeus (il conduttore televisivo) annuncia che per il Festival di Sanremo vuole il pubblico in presenza. Per concerti e opere, invece, si andrà avanti con sale vuote e streaming a oltranza (che, sia detto per inciso, è comunque meglio di niente…). Una precisazione per i digiuni di pop: Madame è il nome d’arte di una rapper italiana, Francesca Calearo, tra i concorrenti del Festival.

L’annus horribilis della pandemia completa l’arco dei 12 mesi e prolunga sino alle soglie della primavera la chiusura di luoghi evidentemente non ritenuti essenziali come altri. Nonostante gli appelli delle associazioni di categoria (si veda a questo link) e la mobilitazione degli operatori del settore, la politica resta sorda alle esigenze del mondo dello spettacolo. Dunque, il diritto alla salute tutelato dalla Costituzione della Repubblica, sull’ideale bilancia di chi ci governa, viene a pesare più di altri diritti parimenti tutelati dalla Carta fondamentale. Anzitutto la libertà, valore inestimabile ma evidentemente sacrificabile: mai, nella storia della Repubblica, si era assistito a una tale limitazione delle libertà individuali, dal cosiddetto coprifuoco agli spostamenti, sino alla inaudita decisione di stabilire il numero massimo di persone da ospitare nelle nostre case. Tutto questo pone anche interrogativi di natura squisitamente giuridica (rispetto ai quali molte autorevoli voci si sono fatte sentire, non solo in merito al massiccio ricorso alla decretazione d’urgenza).

Esiste tuttavia una ulteriore dimensione della libertà, ed è quella che riguarda il necessario nutrimento dello spirito che proprio la cultura offre. Qui uno spiraglio, con l’ultimo Dpcm, si è palesato e riguarda l’apertura dei musei, nel rispetto della normativa su prevenzione e distanziamento. Ma non riguarda i teatri e le sale da concerto, come se una tela di Caravaggio valesse più di un’opera di Puccini. Nei mesi estivi, quando le attività teatrali e concertistiche erano riprese con limitazioni, non solo il pubblico e i lavoratori hanno rispettato con rigore le regole, ma addirittura alcuni studi hanno dimostrato come i teatri siano luoghi sicuri. Ma tant’è. Ci consoleremo con la nuova canzone di Orietta Berti (eh sì, a Sanremo ci sarà anche lei) o forse, meglio, con le parole di Shelley: “O wind, if winter comes, can spring be far behind?” (O vento, se viene l’inverno, può la primavera essere lontana?).

image_print
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino