Chiudi

Londra, la Royal Opera House riapre grazie al successo della campagna vaccinale inglese

Condivisioni

A un anno esatto dall’inizio del primo lockdown nel Regno Unito per combattere la pandemia di Coronavirus, giungono finalmente ottime notizie da oltremanica. Sembrava quasi impossibile solo all’inizio di quest’anno, quando il Paese era stretto nella morsa della variante inglese. Invece, grazie a tre mesi di restrizioni continuative (invece del continuo apri e chiudi che è andato per la maggiore in Italia) e a una campagna vaccinale di massa efficientemente gestita dal governo, il Regno Unito sembra iniziare a guardare avanti pur con prudente ottimismo, dopo un duro bilancio della pandemia che in un anno ha contato oltre 126.000 morti, tra errori, ritardi e sottovalutazione dei rischi.

La situazione si è però capovolta. A oggi circa 28 milioni di persone (dagli ultra novantenni e persone a rischio fino ai cinquantenni) hanno ricevuto una prima dose del vaccino Pfizer o Astrazaneca (senza le polemiche o sospensioni preventive viste in Europa), mentre oltre due milioni hanno già ricevuto una seconda dose. Si procede a ritmi forsennati vaccinando 24 ore su 24 e negli ultimi giorni si è battuto ogni record con oltre 800.000 vaccinazioni al giorno. La strategia di raggiungere una maggiore copertura con la prima dose unita al lockdown permanente ha dato risultati molto incoraggianti: all’inizio di questa settimana il Paese ha riportato solo 17 decessi su una media di 5.000 casi al giorno (dopo un picco di oltre 80.000 a fine 2020), ma su un totale di ben 2 milioni di tamponi al giorno. Ancora prima di questi dati record, il governo aveva annunciato un graduale piano di rimozione delle restrizioni basato sul raggiungimento di alcuni obiettivi. Se tutto procederà come da previsioni, si inizierà con i negozi, parrucchieri, ristoranti all’aperto e palestre il 12 aprile, per poi proseguire il 17 maggio con la riapertura di musei, teatri e cinema. Allo stesso tempo, visto che l’Europa non sembra procedere con la stessa velocità, il governo si accinge a votare una nuova legge per estendere le limitazioni ai viaggi internazionali, introducendo penali salatissime per chi viaggia senza una motivazione valida. Lo scopo è quello di consolidare gli straordinari risultati ottenuti senza mettere in pericolo la campagna vaccinale ancora in corso.

Ottimi dati nell’evoluzione della pandemia si traducono in buone notizie per le istituzioni culturali, finalmente in grado di programmare con maggiore certezza. Già il 10 marzo scorso, sulla scia del piano di riaperture progressive approvato dal governo, la Royal Opera House di Londra aveva annunciato di riaprire le proprie porte proprio il 17 maggio e di aver messo in cantiere per l’occasione una nuova produzione de La Clemenza di Tito di Mozart con la regia di Richard Jones e la conduzione di Mark Wigglesworth. I dettagli verranno resi pubblici il 13 aprile, ma pare che il maggiore teatro londinese, che tenta di sollevarsi dalla sua maggiore crisi dal secondo dopoguerra a questa parte, abbia in mente una mini stagione primaverile/estiva sempre sulla base delle regole del distanziamento sociale. E oggi, 23 marzo, nel giorno dell’anniversario ufficiale del primo lockdown e National Day of Reflection a commemorazione di tutte le vittime del coronavirus, la ROH ha anche inaspettatamente annunciato alcune anticipazioni per la Stagione di Opera e Balletto 2021/22, la prima stagione completa dopo quella del 2019/20 interrotta però a marzo dell’anno scorso, mentre si svolgevano le recite di Fidelio.

A settembre 2021 la nuova stagione si aprirà con una nuova produzione di Rigoletto di Verdi, con la regia di Oliver Mears (al suo debutto come regista nel teatro di cui dirige le attività operistiche) e la direzione di Antonio Pappano. Nel cast, Carlos Álvarez nel ruolo del titolo, oltre a Lisette Oropesa e Liparit Avetisyan. Nel 2022 il teatro festeggerà il ventennale di Antonio Pappano come direttore musicale alla ROH Covent Garden, che fa del maestro inglese di origini italiane il direttore più longevo alla guida del teatro britannico. Per ora, i suoi piani di prendersi un anno sabbatico sembrano accantonati.
A gennaio 2022, all’interno del ciclo händeliano avviato qualche anno fa, ritorna sul palcoscenico del Covent Garden per la prima volta dalla sua prima nel 1750 l’oratorio Theodora, in nuova produzione firmata da Katie Mitchell sotto la bacchetta di Harry Bicket e con le coreografie di Shelley Maxwell. Il cast include il soprano americano Julia Bullock nel ruolo del titolo, la superstar Joyce DiDonato nel ruolo di Irene e vede anche il debutto al Covent Garden del controtenore del momento, Jakub Józef Orliński.

Il teatro continua poi l’esplorazione del repertorio operistico di Janáček con Jenůfa, presentata in un nuovo allestimento pensato da Claus Guth e con un cast capitanato da Asmik Grigorian. Prosegue anche il ciclo di opere di Benjamin Britten dopo il grande successo di Death in Venice nella stagione 2019/20: è infatti in programma un nuovo allestimento di Peter Grimes in co-produzione con il Teatro Real di Madrid che debutterà nella capitale spagnola ad aprile 2021 per poi arrivare alla ROH a marzo 2022. Alla regia e direzione d’orchestra troviamo rispettivamente Deborah Warner e Mark Elder, mentre il cast sarà interamente inglese, includendo tra gli altri Allan Clayton e Bryn Terfel. Attesissima anche una nuova produzione di Samson et Dalila di Saint-Saëns con Richard Jones alla regia, Antonio Pappano alla direzione mentre Nicky Spense ed Elīna Garanča ricopriranno i ruoli del titolo. In programma anche un evento celebrativo per i 75 anni della Royal Opera Company – I dettagli verranno resi noti più avanti. Sul palcoscenico del Linbury Theatre, il nuovo teatrino ospitato negli spazi della ROH al Covent Garden, andrà in scena per la prima volta un’opera di Vivaldi, Bajazet, con un allestimento prodotto dalla Irish National Opera per la regia di Adele Thomas.

Numerose le superstar impegnate nelle riprese di allestimenti, tra cui Anna Netrebko come Abigaille in Nabucco (dopo il mancato debutto al MET ad aprile di quest’anno), Angela Gheorghiu in Tosca, Sonya Yoncheva in Madama Butterfly oltre a Simon Keenlyside in Macbeth. Ritorna poi il ciclo evergreen di riprese dell’allestimento storico della Traviata di Richard Eyre. Ad alternarsi ben 6 Violette tra cui Lisette Oropesa, Pretty Yende e Angel Blue. Verrà ripreso anche l’Otello di Keith Warner nell’estate 2022 con il tenore americano Russel Thomas nel ruolo del titolo. Torna poi sulle scene della ROH il dittico Cavalleria Rusticana-Pagliacci con la regia di Damiano Michieletto e un cast stellare che vede Jonas Kaufmann nei ruoli del titolo, oltre al soprano Albanese Ermonela Jaho e il mezzosoprano georgiano Anita Rachvelishvili. Da segnalare anche due debutti italiani alla direzione d’orchestra: Giacomo Sagripanti dirigerà alcune recite della Traviata e Don Pasquale, mentre Speranza Scappucci dirigerà due esecuzioni di Attila in versione di concerto.
Per gli italiani che fossero interessati alla visione di alcuni spettacoli ma che si trovano impossibilitati a viaggiare, riprenderanno anche le proiezioni cinematografiche nei maggiori cinema del mondo, incluse alcune sale italiane.

Per il balletto, tre sono i nuovi spettacoli commissionati, tra cui The Dante Project di Wayne McGregor che debutterà a ottobre 2021 inserendosi negli eventi celebrativi del 700° anniversario della morte del Sommo Poeta italiano. Tra i titoli di repertorio, saranno ripresi Giselle, Lo Schiaccianoci, Il lago dei cigni e Romeo e Giulietta.

Dopo un timido tentativo di ripresa quest’anno tra spettacoli striminziti e programmazioni nuovamente interrotte dalla seconda e terza ondata di Covid, sembra forse la volta buona e la stagione 2021/22 si preannuncia una stagione vera e propria per numero e importanza di eventi. Maggiori dettagli verranno resi noti a giugno. Diverse ancora le variabili da chiarire tra cui capienza, costo dei biglietti (le prenotazioni per il pubblico avranno inizio ad agosto di quest’anno), soluzioni logistiche come la disposizione delle masse corali eccetera, ma si tratta ancora di un work in progress. Il teatro londinese ha sofferto molto nel 2020/21, vedendosi costretto a intraprendere campagne di ristrutturazione aziendale e fundraising massiccio, richiedere un prestito governativo e addirittura vendere un quadro di David Hockney che ha fruttato 12.9 milioni di sterline, una frazione rispetto alle entrate perse dalla sospensione delle attività. Lo streaming diffuso a pagamento è destinato a continuare per dare fiato alle entrate. Rimane da vedere quale livello qualitativo, sia in termini di allestimenti che di assortimento dei cast, sarà in grado di offrire la ROH. Per il momento, tenendo le dita incrociate che gli annunci non vengano stravolti, si tratta di una splendida notizia. La cultura ha bisogno di certezze e di fatti concreti, ma per un ritorno alla normalità anche in ambito di fruizione culturale dal vivo, serve prima di tutto correre sui vaccini. L’esempio inglese è evidente e non lascia spazio a soluzioni ibride alternative.

Photo credit: Sim Canetty-Clarke

image_print
Connessi all'Opera - Tutti i diritti riservati / Sullo sfondo: National Centre for the Performing Arts, Pechino