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Artisti all’Opera – Karl Pavlovič Brjullov e il ritratto di Fanny Tacchinardi Persiani

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Nell’Ottocento, secolo quanto mai fervido e sfaccettato, ampia diffusione ha – tra gli altri – il genere pittorico del ritratto di artisti in abito di scena, il cosiddetto “ritratto ambientato” di argomento musicale e teatrale, assai in voga nei primi decenni tra l’aristocrazia e la borghesia dell’epoca, principalmente in Italia. Prova ne sia, a titolo esemplificativo, il dipinto del 1829 del lombardo Giuseppe Molteni con la celebre Giuditta Pasta nei panni della Nina di Paisiello, oggi visibile alla Pinacoteca di Brera e già analizzato in precedenza in questa rubrica (qui l’articolo). Oggi ci spostiamo, però, in ambito russo, con la figura di Karl Pavlovič Brjullov (1799-1852).

Nato a San Pietroburgo da una famiglia di origine francese, il pittore viaggiò molto, formandosi dapprima nel Belpaese, in piena temperie neoclassica e romantica, per poi spostarsi in Francia, Germania, Portogallo e nel Mediterraneo; in patria, Brjullov fu docente all’Accademia di belle arti di San Pietroburgo. Trascorse gli ultimi anni di vita in Italia, dove si spense nei pressi di Roma, a Manziana. Nella sua attività, si distinse soprattutto come autore di quadri di soggetto storico, di scene di genere o di ambientazione esotica e, specialmente, di ritratti, eseguiti con velocità, facilità e innegabile inventiva, tanto da contendere il primato di ritrattista più quotato al già citato Molteni.

In questo ricco filone, un posto di rilievo lo occupa il bel Ritratto di Fanny Tacchinardi Persiani del 1834, custodito all’Accademia di belle arti di San Pietroburgo. Il soprano Fanny Tacchinardi sposata Persiani (1807-1867), nata a Roma, figlia e allieva del tenore, attore e musicista Nicola Tacchinardi, fu interprete di riferimento del belcanto italiano e di alcuni titoli del primo Verdi. Nel corso della sua carriera diede voci a ruoli donizettiani, rossiniani, belliniani e verdiani quali, per esempio, Rosmonda d’Inghilterra, Lucia di Lammermoor, Pia de’ Tolomei, Adina (L’elisir d’amore), Ninetta (La gazza ladra), Amina (La sonnambula), Beatrice di Tenda, Eleonora (Torquato Tasso), Elvira (Ernani), Lucrezia (I due Foscari). Si esibì con successo in tutta Europa, da Roma a Parigi, da Venezia a Londra, da Napoli a Vienna, da Milano a San Pietroburgo; nel 1829 si maritò con il compositore marchigiano Giuseppe Persiani, autore di opere come la tragedia lirica Ines de Castro, su libretto di Salvatore Cammarano, o il melodramma Gastone di Foix su parole di Felice Romani.

Nella tela qui in analisi, la cantante è effigiata nei panni campestri di Amina, protagonista dell’opera del 1831 di Vincenzo Bellini La sonnambula. I grandi ed espressivi occhi immalinconiti fissi nel vuoto, l’espressione mesta, l’incarnato niveo, la donna è raffigurata con indosso un semplice e, al contempo, elegante costume contadinesco, con un ampio cappello giallo sormontato da decorazioni floreali e un nastro azzurro che le corre lungo le trecce castane; una camicia bianca con le maniche a sbuffo, inserti e decorazioni giocati sulle tonalità del blu e una gonna che richiama i colori del copricapo. La fanciulla, meditabonda e assorta, regge un mazzolino di fiori violacei; all’anulare brilla una fede nuziale. Immersa in un’ambientazione boschiva e agreste, alle sue spalle campeggia il mulino di Teresa. A un’attenta osservazione, lampanti sono le analogie con il menzionato ritratto di Giuditta Pasta di Molteni: affinità sono riscontrabili, infatti, nell’atteggiamento pensieroso, nel piccolo e delicato bouquet floreale, nella scenografia bucolica alle spalle delle due cantanti. La tela di Brjullov si distingue, tuttavia, per la raffinatezza d’esecuzione, per la politezza di linguaggio, per le cromie luminose e terse, per la pennellata fluida. Di fronte a questo olio su tela, non può che tornare alla memoria la descrizione che fece della Tacchinardi Persiani un giornalista milanese negli anni Trenta del XIX secolo: «nella sua interessante fisionomia traspare un’ombra di dolce malinconia, e due occhi non meno vivaci che belli fan prova ch’ella conosce cosa sia un intimo sentire».

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