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Artisti all’Opera – Adolf Hohenstein e La bohème di Puccini

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Già in altra occasione ci siamo occupati di uno dei massimi rappresentanti dell’arte cartellonistica italiana tra Otto e Novecento, Leopoldo Metlicovitz (qui il link). Metlicovitz che, a Milano, lavorò presso le celebri Officine Grafiche Ricordi, collaborando con uno dei padri dei manifesti d’autore nonché direttore artistico della casa editrice, il tedesco Adolf Hohenstein (1854-1928). Artista cosmopolita, Hohenstein, nato nella Russia degli zar, a San Pietroburgo, da genitori tedeschi, e formatosi presso l’Accademia delle Belle Arti di Vienna, per poi trasferirsi nel 1879 a Milano, città alla quale rimase legato per tutta la vita, nonostante diversi viaggi e spostamenti (persino nel Sudest asiatico, nel regno del Siam).

Esponente di spicco dell’Art Nouveau, Adolf Hohenstein fu pittore, disegnatore, pubblicitario, illustratore, scenografo e figurinista; in ambito teatrale, strinse rapporti soprattutto con Giacomo Puccini, realizzando bozzetti, figurini e tavole di attrezzeria per opere quali Le Villi, Edgar, Manon Lescaut, Tosca. In questa sede vogliamo, però, soffermarci in particolare su di un unico titolo, La bohème; l’artista tedesco, infatti, curò i bozzetti originali, le maquette e i figurini per la sua prima assoluta, che si ebbe al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1896 con, sul podio, un giovane Arturo Toscanini e, in palcoscenico, la Mimì di Cesira Ferrani e il Rodolfo di Evan Gorga. Questi preziosi e delicati manufatti cartacei sono oggi custoditi presso l’Archivio Storico Ricordi di Milano; da essi emergono un linguaggio fresco e immediato, dato anche dall’utilizzo della tecnica ad acquerello, in unione a una meticolosa cura per il dettaglio: Hohenstein creò, difatti, i modelli pure per le comparse. Si consideri, per esempio, il bozzetto scenografico per il Quadro II: la pennellata fluida delle acquerellature rende con accuratezza e scioltezza il Quartiere Latino immerso nell’atmosfera festiva della vigilia di Natale, con i tetti innevati degli edifici, i comignoli e le sfavillanti luci dei lampioni. Sulla destra campeggia il Caffè Momus, con le sue ampie vetrate scintillanti e l’insegna giocata sulle tonalità del verde, mentre attorno si innalzano alte costruzioni con le facciate dai colori pastello; anche in questo caso, l’illustratore si sofferma con minuziosità su particolari curiosi, come i panni stesi alle finestre, le ringhiere in ferro battuto, le canne fumarie e gli abbaini dei sottotetti.

Lo stesso Hohenstein realizzò altresì, sempre per Casa Ricordi, la locandina originale di Bohème, una litografia del 1895/1896 improntata a cromie vivide e accese come il giallo e il rosso, e a un vorticoso stile Liberty dato dal dinamismo funambolico dei personaggi; un poster di pregnante sintesi e di efficace istantaneità.
A distanza di oltre un secolo, il fascino per le scene dipinte a tratti naïves di Adolf Hohenstein, per le sue espressive illusioni prospettiche, non è certo venuto meno. A febbraio 2021 il Regio di Torino ha, ben appunto, trasmesso in streaming un allestimento dell’opera pucciniana, con regia di Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi, curatrice delle scene Leila Fteita e dei costumi Nicoletta Ceccolini, pittore scenografo Rinaldo Rinaldi, ricostruito proprio sui modelli del pittore tedesco conservati all’Archivio Ricordi. Lo spettacolo verrà riproposto, a partire dal 12 febbraio 2022, in apertura della nuova stagione operistica del teatro torinese; per dieci date, si alternerà una doppia compagnia di canto, che farà così rivivere la magia dal sapore antico e spontaneo del linguaggio di Hohenstein.

 

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