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Addio a Milva, la grande voce che spaziava dal pop alla musica colta

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Ci ha lasciati, dopo una lunga malattia, Maria Ilva Biolcati, in arte Milva. Nata a Goro, in provincia di Ferrara, il 17 luglio 1939, la poliedrica artista, soprannominata “La Rossa” per il colore della sua fluente chioma, ma anche la “Pantera di Goro”, si è spenta nella sua casa milanese oggi, sabato 24 aprile, accudita dalla figlia, lo storico e critico d’arte Martina Corgnati, e dalla fida assistente Edith.

La sua carriera inizia a 16 anni, come cantante dilettante, partecipando poi ciclicamente, a partire dal 1961, al Festival di Sanremo, rientrando a buon diritto nella triade di grandi voci a fianco di interpreti del calibro di Mina e Ornella Vanoni; la sua ultima apparizione sanremese risale al 2007, con il brano di Giorgio Faletti “The Show Must Go On”. Seppur sparute, è doveroso ricordare pure le sue comparse in pellicole cinematografiche, in film quali La bellezza di Ippolita, del 1962, accanto a Gina Lollobrigida, Enrico Maria Salerno e Carlo Giuffré, Via degli specchi e, nel 1995, Celluloide, assieme a Giancarlo Giannini, Lina Sastri e Massimo Ghini.

Milva la Rossa è nota, però, particolarmente per le sue storiche rappresentazioni teatrali. Fondamentale fu il suo sodalizio artistico con Giorgio Strehler, nonché le sue raffinate e sensuali interpretazioni di titoli di Bertolt Brecht e Kurt Weill, ereditando il ruolo che fu della cantante piemontese Milly. Nel corso degli anni, ha affrontato svariati ruoli brechtiani in celeberrimi spettacoli a cura principalmente di Strehler andati in scena soprattutto al Piccolo Teatro di Milano, quali Io, Bertolt Brecht; L’opera da tre soldi con Domenico Modugno; I sette peccati capitali; Milva canta Brecht. Menzioniamo, anche, i suoi recital assieme ad Astor Piazzolla, e pièces teatrali quali la discussa Tosca, ovvero prima dell’alba del 1996, versione di Terence Ratting dell’omonima opera pucciniana; l’affascinante Lulu di Frank Wedekind con regia di Mario Missiroli e Caterina Vertova nei panni della contessa Geschwitz; l’operetta Il pipistrello di Johann Strauss, nel 1993 al Teatro Bellini di Catania diretta da Peter Maag.

Nel corso della sua lunga carriera, Milva ha calcato con successo i più prestigiosi palcoscenici di tutto il mondo, proponendo specialmente brani di Brecht-Weill, Piazzolla, Luciano Berio, Édith Piaf. Numerose sono state le sue apparizioni scaligere: nel 1975 con Io, Bertolt Brecht n. 2, accanto a Tino Carraro; nel 1978 in Diario dell’assassinata su musica di Gino Negri, diretta da Donato Renzetti e con regia di Filippo Crivelli; nel 1982, nella sala del Piermarini, ne La vera storia, su musiche di Luciano Berio e testo di Italo Calvino, diretta da Berio stesso e regia di Maurizio Scaparro; nel 1988 nel balletto di Roland Petit L’angelo azzurro, protagonisti Luciana Savignano e Petit, tratto dal romanzo di Heinrich Mann trasposto al cinema da Marlene Dietrich; nel 1989 in un concerto di Zoltan Pesko, nel balletto satirico con canto Die sieben Todsünden (I sette peccati capitali).

Artista magnetica, di una grinta innegabile e di fascino indiscusso, Milva era in possesso di una vocalità contraltile graffiante e duttile, estesa e dalla timbrica personalissima, avvolgente e penetrante. Accostata, a buon diritto, a grandi cantanti donne come Mina, Ornella Vanoni, Iva Zanicchi e Orietta Berti, la “Pantera di Goro” si è distinta anche per l’interpretazione di brani pop che l’hanno portata a collaborare con nomi del peso di Ennio Morricone, Franco Battiato, Enzo Jannacci, Mikīs Theodōrakīs, Umberto Eco, Alda Merini; una fra tutte, “Alexander Platz” del 1982, divenuto uno dei suoi cavalli di battaglia e tradotto in tedesco e in francese. Ricordiamo, infine, il suo forte e connotato impegno politico, con l’album del 1965 di canzoni militanti dedicate alla resistenza Canti della libertà e con il successivo Libertà del 1975.

Ritiratasi dalle scene nel 2010, con Milva ci lascia un’artista eclettica e raffinata di indiscutibili eleganza e statura, una cantante-attrice che ha trionfato sulle scene teatrali più in voga, da Milano a Parigi, da Berlino a Zurigo, da New York a Tokyo, seducendo, ammaliando e conquistando platee di ogni età. Si è spenta nella sua amata Milano, città alla quale era legata in maniera viscerale, come testimonia anche la sua famosa versione della canzone di Strehler, in dialetto meneghino, “Ma mi”.

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