50 anni fa moriva Igor Stravinskij: i funerali in gondola nella “sua” Venezia

Mezzo secolo senza Igor Stravinskij. Il grande compositore russo morì a New York il 6 aprile 1971, a ottantotto anni, a causa di un’insufficienza cardiaca e per suo espresso desiderio venne sepolto a Venezia, nell’isola di San Michele, vicino alla tomba del suo amico e mentore Sergei Djagilev, il giorno 15 dello stesso mese. Fu un evento mediatico di portata planetaria, trasmesso in diretta dalla Rai: il feretro fu trasportato in gondola nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo, dove fu officiato il rito funebre cristiano ortodosso. L’orchestra della Fenice e quella della Rai, con il coro, eseguirono il Requiem di Alessandro Scarlatti e il Requiem Canticles dello stesso Stravinskij sotto la direzione di Robert Craft. Oltre tremila persone si strinsero in silenzio dentro e fuori la basilica dei dogi. Oltre alla moglie Vera, ai tre figli, alle nuore e ai nipoti, le cronache dell’epoca riferiscono della presenza del poeta statunitense Ezra Pound, della mecenate e collezionista statunitense Peggy Guggenheim, del compositore polacco Krzysztof Penderecki.

L’amore di Stravinskij per Venezia era condiviso con tanti altri grandi: basti pensare a Wagner, che proprio a Venezia conclude la sua esistenza terrena, oppure al poeta russo Iosif Brodskij, premio Nobel per la Letteratura nel 1987 (“Avrò sbagliato a non nascere qui”, scrisse nel suo bellissimo libro Fondamenta degli incurabili). A Venezia, Stravinskij aveva dedicato Canticum Sacrum, scritto in latino, ispirandosi alla musica del Rinascimento. Era il 1956: il cardinale Angelo Roncalli, patriarca di Venezia e futuro papa Giovanni XXIII, esaudì il desiderio di Stravinskij di aprire la basilica di San Marco alla musica orchestrale. Fu un grandissimo successo.