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100 anni fa nasceva Franco Corelli: la gloriosa voce degli eroi

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Cento anni fa nasceva ad Ancona Dario Corelli, noto al mondo come Franco, probabilmente la più gloriosa voce tenorile degli ultimi settant’anni. Allievo del Liceo Musicale di Pesaro, Franco Corelli debuttò a Spoleto nel 1951 con Carmen, cantando subito dopo a Roma in Adriana Lecouvreur. Il suo esordio al Teatro alla Scala risale al 1954, quando si esibì al fianco di Maria Callas nella Vestale di Spontini. All’epoca il suo repertorio si incentrava su opere quali Fedora, Fanciulla del West, Pagliacci, Norma, Aida e Tosca. Agli inizi, la voce possedeva già quell’ampiezza fenomenale che lo rese famoso, anche se il fraseggio appariva a volte poco rifinito e alcuni limiti interpretativi sollevavano talune perplessità.

Il fenomeno Corelli esplose nel 1958 quando, a fianco della Callas, cantò l’improbo ruolo di Gualtiero nel Pirata di Vincenzo Bellini. Edizione aureolata di mito, di cui purtroppo non esiste alcuna testimonianza sonora. Come abbia potuto la sua voce scura e maschia affrontare un ruolo scritto per Rubini, ovvero l’archetipo del tenore romantico, è difficile a dirsi. Rodolfo Celletti scrisse che, nonostante i drastici tagli, Corelli fu “ammirevole per il vigore con il quale dominò una tessitura pur sempre molto acuta, senza mai forzare, esibendo un fraseggio largo e nobile e lanciando do di petto d’una ampiezza sbalorditiva”. Probabilmente fu un Gualtiero poco attendibile filologicamente, ma comunque elettrizzante.

Un’idea di quanto Corelli sapesse annientare qualsiasi distinguo stilistico ce la offre la sua portentosa esecuzione di “Ombra mai fu” di Händel, davvero travolgente (ascolto). Dopo quel Pirata, vennero Ernani, Gli Ugonotti, Il trovatore e soprattutto il Calaf della Turandot, spesso cantato al fianco di Birgit Nilsson. Le sue incisioni del ruolo di Calaf appartengono alla storia del canto, per la ricchezza del fraseggio, il bel legato, la capacità di smorzare i suoni. Allo stesso modo il suo Pollione della Norma, è straordinario per gli accenti “neoclassici” e il virilissimo vigore con i quali affronta una Norma storica quale Maria Callas (ascolto). Allievo per un certo periodo di Giacomo Lauri Volpi (tenore con il quale non aveva quasi nulla in comune in fatto di timbro e colore), Corelli affinò ancor più la sua tecnica: in Aida è fra i pochissimi a smorzare con assoluta sicurezza il difficilissimo si bemolle acuto finale di “Celeste Aida” e a cesellare con insinuanti mezzevoci il duetto finale. Ascoltiamolo al fianco di una ammirevole Gabriella Tucci al Metropolitan nel 1961 (ascolto). Resta un mistero perché non abbia mai voluto confrontarsi con il ruolo di Otello: forse l’inevitabile confronto con Mario Del Monaco lo infastidiva.

Dotato di un bel viso e di una notevole figura, Franco Corelli suscitava entusiasmo anche per il physique du rôle statuario ed elegante. I ruoli verdiani gli calzavano a pennello, come dimostra l’arcaico video televisivo della Forza del destino a fianco di un autorevole Ettore Bastianini (video). Nel repertorio verista brillò in ruoli quali Andrea Chénier e Maurizio della Adriana Lecouvreur, di cui rimane testimonianza in una celebre registrazione dal vivo con Magda Olivero. Semmai qualche impaccio e insicurezze interpretative Corelli li evidenziò nei ruoli francesi, ai quali, a parte la mediocre pronuncia, mancava quel cotè sensuale e languido a cui spesso sono associati. Afflitto da una certa ipocondria e inspiegabili tentennamenti quando doveva andare in scena (dal vivo non cantò mai in tono la “Pira” del Trovatore, nonostante potesse benissimo permetterselo), Corelli si ritirò dalle scene nel 1976, ancora nel pieno dei suoi poderosi mezzi artistici, lasciando dietro di sé inconsolabile rimpianto.

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