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Voci nella storia – Elisabeth Schwarzkopf: l’eleganza aristocratica del canto

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Elisabeth Schwarzkopf (1915-2006) è considerata il più grande soprano lirico di scuola tedesca del Novecento. Fine interprete mozartiana e straussiana, è stata anche una valida interprete d’operetta ma soprattutto una grande liederista, grazie a una cura precisissima del dettaglio volta alla ricerca di un perfetto equilibrio tra musica e testo. In questo senso, Schwarzkopf è stata, nel secondo dopoguerra, il maggiore soprano di musica da camera e la regina indiscussa del Lied, un primato condiviso in campo maschile con il collega e compagno di palcoscenico Dietrich Fischer-Dieskau. Questo, non solo per la vastità di repertorio liederistico affrontato, ma anche per la capacità di cogliere tutte le possibilità di questa forma musicale.

La voce di Schwarzkopf colpisce ancora oggi per una perfetta unione di purezza timbrica e tonale, naturalezza di emissione ed eleganza espositiva, il tutto accompagnato da un utilizzo sapiente delle sfumature e possibilità espressive della parola. Questo era possibile e risultava senza alcuno sforzo all’ascolto, grazie a una tecnica solidissima che le consentiva di sfumare i suoni e gestire colorature impervie, trilli e tessiture acute. Schwarzkopf mostrava anche una consapevolezza linguistica che si traduceva in una dizione plasmabile, scevra di eccessive durezze gutturali. I detrattori e una parte della critica invece le rimproveravano una certa artificiosità e manierismo interpretativi, mentre per altri si trattava di ricerca spasmodica di verità nel comunicare il significato del testo. Dotata dalla natura di una bellezza fuori dal comune, quasi da attrice hollywoodiana dei tempi d’oro, Schwarzkopf era circondata da un’aura di autorevolezza aristocratica, ma anche da un certo distacco e intransigenza, frutto di un’educazione musicale vecchia scuola, duro lavoro e di una personalità molto controllata e perfezionista.

Il soprano tedesco inizia a farsi notare a livello europeo quando nel 1944 viene chiamata dal direttore austriaco Karl Böhm a cantare alla Wiener Staatsoper dove interpreta ruoli da soprano lirico leggero fino al 1950. Ma è il 1946 l’anno della svolta: uno dei due principali produttori discografici della EMI, l’inglese Walter Legge (1906-1979), è in visita a Vienna per tenere un’audizione volta alla ricerca di nuovi talenti da scritturare. Schwarzkopf vi partecipa e conquista Legge cantando un Lied di Wolf, autore di cui il produttore è appassionato. Legge rimane molto colpito e le procura un contratto esclusivo con la EMI. È l’inizio di una collaborazione professionale, che si evolverà poi in vero rapporto di coppia. Legge divorzia dalla prima moglie, il mezzosoprano Nancy Evans, e convola a nozze con la Schwarzopf nel 1953. Dopo quell’audizione seguono anni di debutti importanti al Covent Garden, al Teatro alla Scala e al Festival di Salisburgo. Inoltre Schwarzkopf avrà accesso privilegiato, grazie al sodalizio con Legge, alla discografia, incidendo nel corso della carriera un numero cospicuo di registrazioni, alcune delle quali sono diventate dei classici senza tempo. Legge ricoprirà un ruolo determinante nell’indirizzare la moglie nelle scelte di repertorio e farla maturare, anche se in merito alcuni sostengono che il produttore trattasse pubblicamente la moglie con superiorità e sufficienza.

Il percorso operistico di Schwarzkopf è singolare in quanto non si è trattato di una crescita graduale di repertorio, come spesso accade. Al contrario, gli anni ’40 e i primi ’50 vedono una grande varietà di ruoli a cui fa seguito un restringimento verso soli cinque ruoli mozartiani e straussiani negli anni ’60, fino al ritiro dal palcoscenico operistico nel ’71, per dedicarsi esclusivamente all’attività concertistica. A livello di vocalità, Schwarzkopf dopo gli esordi da soprano lirico-leggero, trova la sua dimensione vera e propria come soprano lirico.
Mozart è forse il compositore più frequentato dalla Schwarzkopf. Nelle Nozze di Figaro interpreta dapprima Susanna per poi esordire nel ruolo della Contessa Almaviva al Festival di Salisburgo nel ’49. Interpreta Pamina in inglese al Covent Garden ma gli altri ruoli prediletti sono Donna Elvira nel Don Giovanni e Fiordiligi in Così fan tutte. Di Mozart inciderà anche le arie da concerto con la London Symphony Orchestra. Schwarzkopf ha interpretato con nobiltà la musica di Mozart sempre sfoggiando un timbro cristallino, intonazione perfetta, legato impeccabile e gestione attenta della parola. Si prenda ad esempio “Porgi amor” da Le nozze di Figaro (video): la voce scorre come un ruscello dalle acque cristalline, con una purezza e nobiltà di canto notevoli, un misto di eleganza, fragilità e speranza. L’altro autore d’elezione è Richard Strauss, di cui interpreta le principali eroine: Zerbinetta (e poi Ariadne) in Ariadne auf Naxos, la Contessa in Capriccio ma soprattutto Marschallin in Der Rosenkavalier. Questo è considerato il suo ruolo di riferimento per eccellenza, anche se l’interpretazione del soprano tedesco, sicuramente teatrale e indimenticabile, viene ritenuta da alcuni eccessivamente manierista (video).
Come detto in precedenza, tra gli anni ’40 e ’50 Schwarzkopf spazia maggiormente in termini di repertorio. Al Covent Garden interpreta (in inglese) Violetta, Gilda, Mimì, Butterfly e Manon. Alla Scala, debutta in titoli come Mélisande, Hercules, Faust e Lohengrin. Nel ’51 Schwarzkopf è la prima interprete del ruolo di Anne Trulove nella prima mondiale al Teatro la Fenice di The Rake’s progress di Stravinskij. Sempre nel ‘51 il soprano tedesco canta il ruolo di Eva nei Maestri Cantori di Norimberga a Bayreuth sotto la direzione di Karajan. L’operetta viennese è poi un’altra componente determinante del suo repertorio: sono diverse le registrazioni per EMI ma ricordiamo su tutte Die Fledermaus di Johann Strauss Junior, sotto la bacchetta di Karajan nel ’55. Per quanto concerne la musica sacra, le incisioni delle cantate di Bach di fine ‘40 sono impeccabili a livello stilistico così come eccellente è l’interpretazione di Ein Deutsches Requiem di Brahms, mentre meno riuscita è stata la registrazione del Requiem di Verdi, dove l’interprete non appare pienamente a suo agio.

Il rapporto privilegiato di Schwarzkopf con il Lied nasce in realtà molti anni prima dell’incontro con Legge. Dapprima, negli anni di studio a Berlino, sono le insegnanti Lula Mysz-Gmeiner e Maria Ivogün a introdurla al repertorio. È grazie al marito di Ivogün, il pianista Michael Raucheisen, che Schwarzkopf ha la possibilità di incidere ed eseguire dal vivo il repertorio liederistico. Successivamente Walter Legge la spinge a studiare Hugo Wolf, della cui riscoperta Schwarzkopf diventa la pioniera. La cantante padroneggia con uguale bravura questo come altri autori, tra cui Schubert, Brahms, Mahler, Mozart e Schumann. Schwarzkopf ha coperto non solo il repertorio da camera con il piano, ma anche quello del Lied orchestrale. Strauss ancora una volta ha un ruolo preponderante anche in questo repertorio. L’interpretazione dei Vier Letzte Lieder rimane una di quelle di riferimento, grazie a un approccio intelligente e sensibile. Il soprano scava con precisione ogni parola, dipingendo un universo di suoni dai colori più diversi e cogliendo con naturalezza la profondità della lingua tedesca (ascolto).

Innumerevoli i direttori d’orchestra e pianisti con cui Schwarzkopf ha collaborato nel corso della sua lunga carriera: Herbert von Karajan, Guido Cantelli, Karl Böhm, George Szell, Otto Ackermann, Wilhelm Furtwängler, Edwin Fischer, Gerald Moore e il già citato Raucheisen. Dopo il ritiro dalla carriera professionale, Schwarzopf si dedicherà all’insegnamento. Anche questo percorso nasce da un consiglio del marito che, negli ultimi anni della sua vita, la spinge a seguirlo in giro per il mondo tenendo masterclass congiunte. Quando Legge viene a mancare nel ’79 (due giorni dopo il recital di addio alla carriera della moglie a Zurigo), Schwarzkopf decide di continuare da sola questa attività. Rimangono molte testimonianze video di queste masterclass degli anni ’80. Schwarzkopf si pone come insegnante molto severa: ferma i suoi allievi quasi a ogni battuta correggendoli in dizione, intonazione, intenzioni espressive ed emissione. In sostanza, esige un prodotto completo. È frustrante e stimolante allo stesso tempo guardare queste masterclass in quanto si evince una frattura generazionale, ma allo stesso tempo si nota l’integrità di un’artista che cerca di trasmettere l’importanza della consapevolezza di ogni singolo aspetto del canto, senza lasciare nulla all’approssimazione.

In questo excursus di successi che hanno marcato la vita professionale di una delle più grandi cantanti del Novecento, vi sono però degli scheletri nell’armadio, che ne hanno in parte macchiato l’immagine, soprattutto negli ultimi trent’anni di vita, causando non poco imbarazzo. Trattasi dell’appartenenza di Schwarzkopf al partito nazista e di quello che alcune pubblicazioni a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 hanno dimostrato essere un coinvolgimento piuttosto attivo. La cantante dapprima negò le accuse a poi ammise di essersi iscritta al partito per la necessità di lavorare alla Deutsche Oper di Berlino, sostenendo che all’epoca era pressoché normale e non diverso dall’iscriversi a un sindacato. Come giovane cantante durante il Terzo Reich, Schwarzkopf si esibisce per le truppe Waffen SS al fronte oltre che in alcune cerimonie di partito. Compare inoltre nelle vesti di cantante in alcuni film di propaganda voluti da Joseph Goebbels. Se si pensa che questa discussa “militanza” abbia favorito la carriera della Schwarzkopf, ci si sbaglia perché di fatto durante gli anni berlinesi la Schwarzkopf ha ricoperto ruoli abbastanza minori. È solamente con il trasferimento a Vienna e i successivi tour alla Scala e al Covent Garden che ha inizio la vera carriera. Non sta a noi di Connessi all’Opera stabilire connivenze e responsabilità, né tanto meno giustificare le scelte di una giovane artista cresciuta in un periodo di forte indottrinamento politico ma sicuramente conscia dei propri mezzi e desiderosa di arrivare forse prima degli altri. Il passato controverso della Schwarzkopf e la sua discussa piacevolezza come persona non scalfiscono in alcun modo i meriti artistici, ed è per questo contributo notevole alla storia del canto che la vogliamo ricordare.

Elisabeth Schwarzkopf si spegne all’età di 90 anni nel 2006, nella sua casa in Austria. Non lascia eredi e a questo proposito, a chi le aveva chiesto se aveva rimpianti a non avere avuto figli, Schwarzkopf ha risposto: “ho avuto 500 bambini, ovvero le canzoni che ho cantato”.

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